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Trento
31 luglio | 06:08

"Serve fare squadra per proteggere il consumatore" parla Federico Zanella, l’uomo che porta il vino nel mondo. Sui dazi spiega: "Meglio un numero brutto che l’incertezza"

Federico Zanella, trentino d'origine e da anni impegnato nella Grande Mela, è amministratore delegato di Vias Imports un'azienda che sposta un volume di 4 milioni di bottiglie all'anno per un giro di 35 milioni di dollari. Da anni importa in America il vino italiano e la sua voce rappresenta una testimonianza chiave per comprendere la situazione che sta vivendo il settore

"Serve fare squadra per proteggere il consumatore" parla Federico Zanella, l’uomo che porta il vino nel mondo

TRENTO. È alla guida di una realtà fra le più strategiche per l’export vinicolo italiano negli Stati Uniti e si occupa anche di Trentino.

 

Stiamo parlando di Federico Zanella, amministratore delegato di Vias Imports, la società che con oltre 4 milioni di bottiglie distribuite ogni anno e un giro d’affari da 35 milioni di dollari, è oggi un punto di riferimento per numerosi produttori.

 

Una storia iniziata nel 1983 e un ruolo strategico di cerniera fra i produttori italiani e i consumatori finali americani. “Riusciamo a distribuire in tutti gli Stati Uniti d'America” ci spiega Zanella.

 

In un momento segnato da incertezze di mercato e dazi doganali imposti dall’amministrazione Trump, la sua voce rappresenta una testimonianza chiave per comprendere la situazione che sta vivendo il settore.

 

Federico Zanella iniziamo parlando della sua società, quale ruolo svolge nel mercato del vino?
Io sono presidente e amministratore delegato di Vias Imports. Si tratta di un'azienda importatrice di vini, anche italiani, e distributore negli Stati Uniti. Svolgiamo quindi tre dei passaggi tipici della distribuzione del vino, importazione, distribuzione e vendita.
Ci occupiamo di circa 70 cantine di tutto il territorio italiano e siamo presenti a livello di distribuzione in tutti gli Stati Uniti d'America. Spostiamo un volume di 4 milioni di bottiglie all'anno per un giro di 35 milioni di dollari.

 

Secondo l'Unione Italiana Vini il danno che porteranno i dazi nel settore si aggira sui 317 milioni di euro. Lei ha senz'altro il polso della situazione, cosa ne pensa?
Dal punto di vista prettamente commerciale, meglio un numero brutto che l'incertezza che ci ha attanagliato nei mesi scorsi. Questo lo abbiamo visto anche ad aprile quando erano stati minacciati i dazi. Una frenata forte dei consumi, salvo poi registrare una nuova crescita nel momento in cui si è poi saputo del 10%. Non sappiamo, però, se il vino sarà incluso o escluso da questi dazi del 15%. Dal punto di vista della commercializzazione vedremo cosa ci verrà imposto di fare. Sarà necessario fare di più squadra con i produttori in Italia per tentare di calmierare l'impatto dei dazi limitando le conseguenze sul consumatore finale.

 

Si riuscirà a farlo con tutti?
Purtroppo i produttori con i margini minori non offrono spazio per assorbire il 15% e ci sono situazioni da valutare di caso in caso e alle quali bisognerà agire di conseguenza quando sapremo la percentuale decisa. In questo momento siamo in attesa se il vino sarà compreso o escluso dai dazi. Il comparto dei superalcolici pare venga escluso sulla stregua di un trattato fatto alla fine del '900 nel quale appunto si diceva non ci sarebbero stati dazi da parte degli Stati Uniti verso l'Europa e l'incontrario sul settore. Vedremo se questo sarà allargato anche al vino.
 

Cosa intende quando parla di “fare più squadra” con i produttori?
Abbiamo già registrato una buona disponibilità quando si parlava del 10% di dazi. Si era pensato di dividere la spesa per limitare l'impatto sul consumatore. A partire da uno sconto del 5% da parte della cantina e una riduzione nostra dei margini per dividere così l'impatto del costo in più.
Ricordiamo che i dazi vengono pagati dagli importatori. Nel caso del 15% si proporrà di dividerci i costi ma, come già detto, sappiamo che su alcuni prodotti non c'è la possibilità di fare questo ragionamento. Basta pensare alle prime linee di prodotti che escono dall'Italia a 2 o 3 euro e si capisce che non esiste un margine per fare questa politica e servirà alzare il prezzo della distribuzione.

 

Questa fascia di prezzo comprende una grossa fetta delle bottiglie italiane inviate in America?

Noi fortunatamente lavoriamo su una fascia di prezzo mediamente alta. È innegabile che soprattutto per quanto riguarda l'Italia, legata al prosecco e pinot grigio, l'impatto sul sistema sarà importante.

 

In questa situazione preoccupa anche la svalutazione del dollaro.
Questo è sempre stato il rischio d'impresa degli importatori. È chiaro che in questo momento in cui l'economia americana non sta andando bene, il sentiment del consumatore è negativo e arrivano i dazi, tutto si va a sommare e si creano le premesse per una situazione tendenzialmente negativa. Questo per il vino ma la stessa cosa riguarda anche gli altri settori.
Come giudica l'impegno messo dalla Commissione Europea e il Governo Italiano nella trattazione dei dazi voluti da Trump?
Io sono un ottimista di natura. Credo che tutti gli sforzi che era possibile fare, siano stati fatti per dialogare con un'amministrazione con cui oggettivamente non è facile dialogare.

 

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