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Trento
14 luglio | 06:00

Dazi, il vino trema: "Il 30% sarebbe devastante per quasi tutti i settori", Liber Group: "Sale il mercato in Canada ma non basta per compensare gli Stati Uniti"

Il fondatore di Liber Group, Marco Scartezzini, sui dazi al 30% degli Stati Uniti: "Le ripercussioni sul 2025 sono già enormi per i continui annunci e le incertezze. Già il 10% è stato complicato da assorbire, un aumento sarebbe devastante"

TRENTO. "Quasi nessun settore potrebbe reggere i dazi al 30% e per questo la speranza è che qualcosa possa cambiare nelle prossime due settimane", queste le parole di Marco Scartezzini, fondatore di Liber Group, realtà delle Dolomiti che da più di 20 anni commercializza in Trentino Alto Adige, in Italia, all'estero e negli Stati Uniti vini di altissima qualità e punto di riferimento e di contatto tra produttori e mondo Ho.Re.Ca.. "E' chiaro però che le ripercussioni in questo 2025 sono già enormi e sostanzialmente è un anno buttato via".

 

E' arrivata la lettera di Donald Trump che ha annunciato nuovi dazi all'Europa: il presidente americano ha dato il via libera a tariffe del 30% per il Vecchio Continente, l'entrata in vigore dovrebbe avvenire dal 1 agosto. Questo spettro agita, ancora di più le acque dei vari settori produttivi, ormai snervati e in grossa difficoltà a causa dei continui annunci.

 

Ormai sono mesi di incertezze e di stallo. Siamo sempre più o meno lì. Già a inizio anno molte esportazioni italiane verso gli Stati Uniti si sono fermate, bloccati i container e affari in stand by per il timore dei dazi (Qui articolo). "E' complesso pianificare e programmare le attività", dice Scartezzini. "Il presidente americano cerca di ottenere in questo modo delle risposte di politica interna perché in questo momento il dollaro è estremamente debole e l'inflazione è tornata a salire. Questa minaccia è anche un tentativo per forzare alcune scelte a livello internazionale".

 

Nel contesto globalizzato e interconnesso, l'atteggiamento degli States però getta nel buio l'imprenditoria. "L'annuncio è arrivato a borse chiuse e vedremo in queste ore la reazione dei listini", aggiunge Scartezzini. "In generale però non si possono valutare realmente le ripercussioni dell'entrata in vigore dei dazi. Sicuramente si parla di interi settori già oggi danneggiati per queste continue oscillazioni".

 

L'impatto del 30% potrebbe essere "devastante per l'economia", evidenzia il fondatore di Liber Group. "Già il 10% ha creato non pochi problemi: un'aliquota di quel tipo non manderebbe in crisi solo il mercato del vino. Un comparto molto fragile per struttura e sostenuto da moltissimi sussidi. In generale va evidenziato che comunque sarebbero pochi i settori che potrebbero reggere un aumento così marcato".   

 

Il mercato a stelle e strisce del vino pesa per l'Italia circa 2 miliardi, un quarto del volume totale. Il Trentino è esposto per circa 200 milioni. L'impatto dei dazi non sarebbe uguale per tutti i produttori, naturalmente dipende dalla quantità di bottiglie che vengono esportate negli States da ciascuna azienda ma è evidente che ci sia fibrillazione in tutti i settori produttivi. 

 

"Il prezzo di acquisto e poi di vendita è una componente fondamentale. In questo momento è complicato pure pianificare una strategia sui listini. Si vive alla giornata senza prospettive ma si tenta di limitare per quanto possibile i danni". Scaffali dei supermercati, delle enoteche e dei menù a parte, che già non è poco, queste decisioni si ripercuotono sulla filiera, anche in termini di rapporti e di relazioni tra attendismo, ordini fermi e consumatori che restano a guardare dalla finestra.

 

"Le esportazioni sono salite e, solo in parte compensante, con il Canada, un mercato interessante ma più ridotto". Gli States sono un riferimento e oggi non è sostituibile. Si pensa, per esempio, anche all'America Latina, come il Brasile, all'Asia, al Medio Oriente, all'Arabia Saudita e all'India (Qui articolo). Tuttavia un mercato non si costruisce in poche settimane o in pochi mesi (Qui articolo). C'è un rapporto di fiducia da costruire, sviluppare e consolidare prima di mettere piede nei ristoranti, nei negozi e nei supermercati.

 

"Non è immediato e anche in questo caso serve pianificazione e il tempo di poter sviluppare relazioni solide e stabili. Intanto speriamo che questa emergenza dazi possa rientrare. Se ci fossero degli Stati Uniti d'Europa la situazione sarebbe diversa, anche al tavolo negoziale, e non ci sarebbe questa debolezza nel rispondere politicamente. I vari governi, infatti, in questo contesto si giocano molto del consenso e della tenuta del ruolo internazionale", conclude Scartezzini.

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