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Trento
28 marzo | 15:43

"Esposizione enorme per il Trentino", i dazi di Trump rischiano di bruciare 200 milioni. Lunelli: "Una crisi del vino? Contraccolpi sull'occupazione e sulla cura dei territori"

Le fibrillazioni del mercato americano con l'ipotesi dei dazi rischiano di mandare in crisi un settore strategico per l'Europa. L'esposizione dei vini trentini è alta. Il vice presidente e amministratore delegato Matteo Lunelli: "Oggi non c'è nulla come il mercato americano. Però il futuro può essere una maggior penetrazione in America Latina, come il Brasile, l'Asia, il Medio Oriente, l'Arabia Saudita e l'India"

TRENTO. A rischio circa 200 milioni. Un'esposizione importante con effetti distorsivi sui mercati, ma anche incertezze sulla tenuta dei territori e sulla competitività del settore. E' una fase delicata per il vino, anche quello del Trentino Alto Adige, all'annuncio dell'entrata in vigore dei dazi. Oggi tutto è, quasi, bloccato. Molte esportazioni si sono fermate, bottiglie nelle cantine e ordini cancellati. Gli Stati Uniti d'America sono insostituibile, almeno nel breve periodo, ma le aziende iniziano a guardare altri possibili sbocchi con maggior convinzione.

 

"C'è preoccupazione per la crescita delle tensioni commerciali tra Unione europea e Stati Uniti". A dirlo a il Dolomiti è Matteo Lunellivice presidente e amministratore delegato di Lunelli Spa. "Alcuni importatori avevano anticipato ordini e spedizioni ma c'è stato un altro cambio di scenario perché la scadenza di inizio aprile è sempre più vicina. Non si vuole correre il rischio di avere una nave in transito con l'introduzione dei dazi. Il mercato americano riveste una percentuale ridotta nel nostro fatturato ma è comunque importante e ci sarebbero grandi potenzialità di crescita".

 

Per l'Italia il mercato vale due miliardi, un quarto circa del volume totale. Dazi e incertezze che preoccupano tanto il Trentino quanto l'Alto Adige (Qui articolo). Gli Stati Uniti potrebbero, almeno in parte, sostituire i prodotti europei con le produzioni locali ma non sono attrezzati per le bollicine.

 

"C'è un impatto di circa 200 milioni sul vino del Trentino, il 43% viene esportato in America", evidenzia Lunelli. "Un'esposizione importante". Ma le ripercussioni ci possono essere, magari in misura più ridotta, anche per il TrentoDoc o il prosecco. "Gli importatori statunitensi potrebbero guardare all'Australia, alla Nuova Zelanda e all'America Latina".

 

La partnership di 4 anni di Ferrari con la Formula 1 era di ampio respiro tra branding e posizionamento, ma un motivo era dettato anche dalla possibilità di avere un'alta visibilità proprio sul mercato americano, con tre gran premi (Qui articolo). "I risultati ci sono stati e le potenzialità hanno iniziato a svilupparsi, purtroppo questa situazione rischia di rallentare o fermare tutto", aggiunge Lunelli. "Resto però convinto che quell'accordo, nel lungo periodo, si confermerà strategico e assolutamente positivo".

 

Non a caso la richiesta del governo è di intervenire, almeno, per impedire i dazi, mentre i tre consorzi di tutela del prosecco (Prosecco Doc, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg e Asolo Prosecco Docg), che complessivamente esportano quasi 150 milioni di bottiglie, hanno inviato una lettera al ministro dell’agricoltura (Qui articolo). "Come Assogamma abbiamo interessato il ministro Antonio Tajani, anche Federvini e altre associazioni di categoria si sono mosse perché si deve scongiurare una crisi del vino".

 

Il pressing è totale. L'ipotesi di introdurre dazi del 200% "corrisponde a un embargo. Ma non si danneggiano solo i consumatori oppure i produttori (Qui articolo). C'è tutta una filiera che rischia di avere ripercussioni fortissime con effetti immediati". Il volano sull'indotto è di due terzi del valore di una bottiglia. A questo si aggiunge che "ci sarebbe un eccesso di offerta sull'Europa con le conseguenze sul prezzo. Non dobbiamo poi dimenticare le ripercussioni sul locale tra occupazione, cura e presidio di un territorio e tanti altri aspetti da valutare".

 

"Ci sono già importanti danni e c'è il rischio di una crisi". La speranza del settore è che "prevalga il buon senso". Tuttavia è inevitabile cercare altri sbocchi e valutare altre possibilità per non farsi trovare impreparati. "Inutile nascondersi. Oggi non c'è nulla come il mercato americano. Però il futuro può essere una maggior penetrazione in America Latina, come il Brasile, l'Asia, il Medio Oriente, l'Arabia Saudita e l'India".

 

Grandi, grandissimi, mercati per numeri e ricchezza che possono generare. "La prospettiva è l'incentivo a trovare altre strade per sostituire gli Stati Uniti. Oggi queste possibilità sono bloccate dai dazi, ma questa situazione può portare l'Unione europea a trattative e negoziati per aprire nuove strade", conclude Lunelli.

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