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| 26 mar 2025 | 11:11

Paura dei dazi di Trump, il Prosecco sospende le esportazioni verso gli Usa: ''Cerchiamo nuovi mercati''. E la nostra politica? Propone ''la Diplomazia del Gusto''

In queste ore i tre presidenti dei consorzi di tutela del prosecco hanno scritto al ministro Lollobrigida evidenziando il rischio che facendo partire le navi con il loro prodotto Trump possa far scattare i dazi all'improvviso. In questa instabilità meglio fermare la merce e ricalibrare le esportazioni. Intanto il consigliere della Lega Bet rilancia: ''Serve strategia che parli ai cittadini americani. Il Prosecco è un simbolo di pace e di dialogo, non può diventare vittima di una guerra commerciale''

VENEZIA. La folle strategia politica, economica, sociale, culturale che sta portando avanti il Governo Trump su praticamente ogni tema sta provocando dei gravissimi contraccolpi al sistema americano. Senza entrare nello specifico di ogni disastrosa azione intrapresa, la borsa americana annaspa, l'idea del no vax Kennedy Jr (sottosegretario alla salute) di far circolare il virus dell'aviaria sta mettendo in ginocchio il mercato delle uova (con la necessità di importarle dalla Turchia e dall'Europa) e le minacce di dazi stanno bloccando le importazioni. Un caso su tutti: quello del Prosecco. E in casa nostra non va meglio con una politica tra il tragico e il comico con il consigliere regionale della Lega Bet che per affrontare il problema propone la ''Diplomazia del Gusto'' e ricorda che ''il Prosecco è un simbolo di pace e di dialogo e non può diventare vittima di una guerra commerciale''.

 

Ma torniamo alle cose serie: la minaccia dell'amministrazione Trump di imporre dazi fino al 200% su vini e alcolici sta spingendo i nostri produttori a non inviare più merce negli Stati Uniti. Il rischio è chiaro: le bottiglie impiegano diverse settimane per raggiungere le cose americane e potrebbe accadere che i dazi diventino operativi mentre le grandi commesse sono in viaggio o sono appena arrivate negli Usa con il risultato di dover subire gli aumenti e non poter riportare ''a casa'' il prodotto. La cosa è stata certificata dai presidenti dei tre consorzi di tutela del prosecco operativi tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia, che hanno inviato una lettera al ministro Lollobrigida riferendo la decisione di molti importatori di congelare gli ordini.

 

Insomma per evitare danni maggiori si rinuncia, in questo momento, a un mercato che rappresenta il 23% dell'export (130milioni di bottiglie all'anno) dell'intero Prosecco e a un giro d'affari di oltre 500milioni di euro. Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg esporta oltre 3,5 milioni di bottiglie commercializzate esclusivamente nella fascia più qualificata di consumo e con il livello di prezzi più elevati (Horeca, cioè la ristorazione). Anche per la Docg Asolo Prosecco gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali mercati di destinazione, visto che la denominazione esporta circa il 75% della sua produzione, che nel 2024 è stata di 32 milioni di bottiglie. E mentre Trump perde tempo e rende gli Stati Uniti un paese sempre meno amato e sempre più instabile le tre denominazioni già chiedono al ministro  di "individuare Paesi alternativi ove andare a collocare queste produzioni". Nell'emergenza, questo cambio di rotta "comporterebbe di sicuro una pesante contrazione del valore, con ripercussioni per le nostre aziende. Certi che comprenderà la gravità della situazione, auspichiamo un Suo intervento affinché si attuino adeguate azioni, a livello nazionale e comunitario, tese a risolvere il problema".

 

 “Condivido pienamente e mi unisco al grido d’allarme lanciato dai Consorzi del Prosecco del nostro Nordest. La sospensione degli ordini dagli Stati Uniti è un segnale gravissimo che non possiamo permetterci di ignorare: il rischio di nuovi dazi minaccia non solo un’eccellenza enologica, ma un simbolo del Made in Italy e dell’identità veneta nel mondo”. Così il consigliere regionale del Veneto Roberto Bet (Intergruppo Lega – Liga Veneta), che nei giorni scorsi aveva già lanciato un appello pubblico con una lettera aperta a sostegno del Prosecco e dell’intero comparto agroalimentare italiano, intervenendo in merito alla vicenda che sta scuotendo il settore.

 

“Il Prosecco – prosegue Bet – è molto più di una bollicina di successo: è un patrimonio culturale e sociale, un ambasciatore dell’Italia nel mondo. Lo dimostrano i numeri: il Prosecco si è confermato il vino italiano più amato dagli americani, con oltre 130 milioni di bottiglie esportate e una stima di oltre 500 milioni di euro di valore complessivo sul mercato Usa. Oggi più che mai – continua Bet – serve un’azione coordinata tra istituzioni, imprese e mondo diplomatico''.

 

E quindi ecco la proposta pienamente in linea con la politica demagogica e populista che governa la scena internazionale. Invece che soluzioni e proposte concrete il consigliere regionale della Lega Bet pensa alla ''Diplomazia del Gusto''. ''Serve una strategia che parli direttamente ai cittadini americani, raccontando non solo la qualità del nostro Prosecco, ma anche il suo valore simbolico come ponte tra culture e popoli”. Viene da chiedersi poi, una volta convinti i cittadini americani che il Prosecco è 'pace e buono' cosa potranno fare se all'ingresso nel Paese il prodotto verrà comunque tassato al 200%. Ma Bet è convinto e va avanti con la sua idea.

 

“Il cuore dell’iniziativa sarebbe un evento simbolico – commenta Bet - il Prosecco unisce, non divide, un grande roadshow in città strategiche come New York, Washington, Los Angeles, Chicago e Miami, coinvolgendo imprese, consorzi, istituzioni italiane e testimonial del Made in Italy. Mi appello, infine, ai ministri competenti, quello dell’Agricoltura, degli Affari Esteri e quello delle imprese e del Made in Italy, affinché si attivino immediatamente per sostenere il comparto con una strategia forte e unitaria. I Consorzi hanno fatto bene a denunciare il rischio: ora tocca al Governo fare la propria parte con un’azione sinergica. Il Prosecco è un simbolo di pace e di dialogo, non può diventare vittima di una guerra commerciale”. Se questa è la politica che difende la produzione italiana c'è davvero da essere preoccupati. 

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