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Trento
27 marzo | 06:00

Il vino italiano per gli Usa bloccato nei porti, dal Trentino Alto Adige al Veneto è crisi per il rischio dazi: "Rinunciare agli States è impossibile, momento critico"

Navi bloccate, bottiglie nelle cantine e ordini cancellati, i consorzi del prosecco scrivono al ministro. Incertezze anche in Trentino ("Un'intera filiera gettata nell'incertezza, il mercato americano vale 2 miliardi: un quarto del volume totale") e in Alto Adige ("Da anni il Consorzio investe nel Nord Europa e in Asia, inoltre abbiamo due progetti per promuovere l'enoturismo in Alto Adige e portare così turisti sul territorio, ma aprire nuove strade non è semplice")

TRENTO. Molte esportazioni italiane verso gli Stati Uniti si sono fermate. Bloccati nei porti anche i container. I produttori e gli importatori sono preoccupati per la possibile entrata in vigore dei dazi annunciati dal presidente Donald Trump. Il timore? Importare la merce, venderla a prezzi di listino ma pagare il 200% in più (Qui articolo). Il rischio? Aprire trattative per aggiornare i costi. La certezza? Sdoganata la merce, ecco un intasamento di mezzi e di container occupati altrove. E non ci sono solo i consumatori e le aziende, ma c'è tutta una filiera in mezzo che lavora ogni giorno nell'incertezza.

 

Navi bloccate, bottiglie nelle cantine e ordini cancellati. In queste ore i tre presidenti dei consorzi di tutela del prosecco hanno scritto al ministro Lollobrigida per evidenziare i rischi e che sia meglio fermare la merce e ricalibrare le esportazioni. "Non c'è però un mercato forte come quello americano". A dirlo Marco Scartezzinifondatore di Liber Group, realtà delle Dolomiti che da più di 20 anni commercializza in Trentino Alto Adige, in Italia, all'estero e negli Stati Uniti vini di altissima qualità e punto di riferimento e di contatto tra produttori e mondo Ho.Re.Ca. "Oggi si corre il rischio di mandare in frantumi un sistema di equilibri commerciali, senza alternative".

 

Il mercato a stelle e strisce pesa per l'Italia circa 2 miliardi, un quarto del volume totale. L'ipotesi dazi ha mandato fin da subito il comparto in fibrillazione. Il blocco della merce nei porti comporta altri problemi, tanto diretti quanto indiretti. "C'è un'intera filiera gettata nell'incertezza - aggiunge Scartezzini - penso ai lavoratori ma anche alle imprese collegate: etichette, vetro, packaging e così via. Le ripercussioni sono a più livelli". 

 

Gli imprenditori e le associazioni di categoria riferiscono di casse con migliaia di bottiglie ferme nelle cantine e nei porti. Molti hanno annullato gli ordini perché c'è il rischio che la consegna, via mare, avvenga successivamente all'approvazione dei dazi. "La situazione è sicuramente molto complicata e sensibile - commenta Andreas Kofler, presidente del Consorzio vini dell'Alto Adige - il mercato è nervoso e possiamo già oggi contare i danni: non si compra più e i container sono fermi".

 

La decisione di Trump può spazzare via decenni di rapporti e di relazioni. "Gli Stati Uniti sono cinquanta mercati e non si costruiscono in poco tempo", prosegue Scartezzini. "Si lavora sulle potenzialità e c'è un impegno per trovare equilibri tra le varie esigenze. Non ci si deve girare troppo intorno: oggi è un Paese insostituibile".

 

L'impatto dei dazi non sarebbe uguale per tutti i produttori, naturalmente dipende dalla quantità di bottiglie che vengono esportate negli States da ciascuna azienda. "Per noi è tra i mercati più importanti per il vino bianco", evidenzia Kofler. "Gli Stati Uniti pesano mediamente per il 10% dell'export, può sembrare un numero non elevato ma è tanto. Queste incertezze, però, rischiano di cancellare tutto".

 

L'annuncio dei dazi è stato dato a metà marzo, si attende aprile per capire la portata dell'entrata in vigore dei dazi. "Forse la percentuale sarà più bassa ma la situazione già ora fa molto male". E sdoganare ordini e prodotti non significa un ritorno alla normalità. "C'è la concreta possibilità di imbuto, come avvenuto dopo l'emergenza Covid - continua Scartezzini - un rialzo dei prezzi perché, per esempio, non ci sono abbastanza container".

 

Insomma, ci sono già importanti contraccolpi e si va verso ulteriori problemi. Non a caso la richiesta del governo è di intervenire, almeno, per impedire i dazi, mentre i tre consorzi di tutela del prosecco (Prosecco Doc, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg e Asolo Prosecco Docg), che complessivamente esportano quasi 150 milioni di bottiglie, hanno inviato una lettera al ministro dell’agricoltura. "Il venir meno di un mercato simile comporterebbe la necessità di individuare paesi alternativi ove andare a collocare queste produzioni e, nell’emergenza, questo comporterebbe di sicuro una pesante contrazione del valore, con ripercussioni per le nostre aziende, sia in termini economici che sociali" (Qui articolo).

 

Ma un mercato non si rimpiazza con facilità. Alla finestra anche Trentino e Alto Adige. "Da anni il Consorzio investe nel Nord Europa e in Asia, inoltre abbiamo due progetti per promuovere l'enoturismo in Alto Adige e portare così turisti sul territorio, ma aprire nuove strade non è semplice. Gli Stati Uniti sono importanti e questa instabilità crea grandi preoccupazioni", conclude Kofler.

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