Più trattamenti fitosanitari e più patologie fungine, gli effetti delle piogge record sull'agricoltura: “Ma è ancora presto per valutare quantità e qualità delle produzioni”
L'analisi del direttore del Centro trasferimento tecnologico della Fondazione Edmund Mach, Maurizio Bottura: “La piovosità degli ultimi mesi ha complicato la gestione complessiva della stagione, sia dal punto di vista delle produzioni agricole che foraggere”

TRENTO. La prima metà del 2024, lo abbiamo detto più volte, è stata eccezionale sul fronte delle precipitazioni in Trentino, tanto da superare record storici in diverse aree del territorio. Ma se da una parte un settore come quello dell'idroelettrico sorride (con una produzione fino a tre volte superiore a quella dell'inizio del 2023 e del 40% superiore alla media, Qui Articolo), dall'altra il comparto agricolo soffre invece per l'eccessiva quantità di risorsa idrica che, dice a il Dolomiti il direttore del Centro trasferimento tecnologico della Fondazione Edmund Mach Maurizio Bottura, sta rendendo “più complicata la gestione complessiva della stagione, sia dal punto di vista delle produzioni agricole che foraggere”. In altre parole, l'eccessiva piovosità sta causando problemi su vari fronti, dalle patologie fungine alla necessità di maggiori trattamenti fitosanitari. Ma procediamo con ordine.
“Se pensiamo per esempio a chi deve imbastire i cantieri di fienagione – dice Bottura – è chiaro che le piogge continue rendano difficili le operazioni anche da un punto di vista pratico: è difficile operare meccanicamente sui prati per la poca portanza del terreno, per la presenza di acqua in superficie e via dicendo”. Per quanto riguarda poi le produzioni più importanti sul territorio provinciale, piccoli frutti, uva e mele, la situazione sul fronte delle precipitazioni influisce come detto anche sulla presenta di patologie fungine: “Quest'anno ci troviamo di fronte ad un aumento di queste problematiche – spiega l'esperto – dalla botrite per la fragole e i piccoli frutti alla peronospora per la vite fino alla ticchiolatura del melo”. Sono queste infatti le principali patologie favorite dall'andamento piovoso, che richiede quindi, allo stesso tempo, un regime maggiore di interventi in ambito fitosanitario.
“La pioggia dilava i prodotti – dice infatti Bottura – e di conseguenza c'è stata la necessità di un maggior numero di interventi fitosanitari. Rispetto ad un anno medio si può stimare un aumento pari al 20-25%”. Il problema principale però, ribadisce l'esperto, risiede nella praticabilità degli appezzamenti, sui quali è difficile programmare i lavori per la troppa acqua presente: “Le fosse – dice – faticano a smaltire la risorsa idrica mentre i livelli dell'Adige e dei torrenti rimangono molto alti. C'è quindi parecchia acqua che permane negli appezzamenti portando a possibili problemi di asfissia radicale per le piante, soprattutto per quelle più giovani. Certo, con una decina di giorni di sole il problema si può anche risolvere, ma c'è bisogno di un'adeguata finestra asciutta e calda”.
In ogni caso però, conclude Bottura, guardando alla stagione è ancora presto per fare previsioni da un punto di vista qualitativo o quantitativo: “Per quanto riguarda viti e meleti – assicura – c'è tutto il tempo per riuscire ad avere buone produzioni alla fine della stagione, visto che da un punto di vista qualitativo gli ultimi 30/45 giorni di maturazione sono i più importanti. La primavera quest'anno è partita anticipata, con un fine inverno particolarmente caldo, per poi rallentare. Ad oggi, da un punto di vista fenologico, siamo al pari di un'annata media e si tratta di un dato positivo, visto che la maturazione avviene grazie ai giusti sbalzi termici relativi al periodo d'interesse”.













