Troppa pioggia, fieno di bassa qualità e caldo, le vacche sono in crisi. Casi di Moraxella e poco latte: "I cambiamenti climatici si abbattono sulla zootecnia"
Le conseguenze sul benessere animale dei cambiamenti climatici si stanno facendo sentire anche in Trentino. Ci sono casi di congiuntiviti nelle vacche e di zoppia. Oltre al caldo a rendere ancora più difficile la situazione c'è anche una fienagione di bassa qualità per la pioggia

TRENTO. I cambiamenti climatici mai come in questo ultimo anno stanno avendo un grosso impatto sulla zootecnia. Dalla fienagione alle problematiche legate alla cattiva alimentazione degli animali fino ad arrivare poi ai costi che ancora di più si abbattano sugli allevatori. Anche in Trentino la situazione non è delle migliori e non manca la preoccupazione.
Un’alimentazione sana ed equilibrata, e soprattutto coerente con i fabbisogni, è un elemento fondamentale per la salute ed il benessere psico-fisico delle vacche. A mettere a dura prova tutto questo è il fieno di cattiva qualità che è stato prodotto con il primo taglio negli scorsi mesi. Molti campi inzuppati d’acqua hanno registrato conseguenze devastanti.
“Il primo taglio è andato davvero male, una produzione abbandonate ma di qualità bassissima” ci spiega Paolo Calovi, della Confederazione italiana degli agricoltori. “Possiamo dire che si è salvata l'alta montagna ma per il resto davvero male. In alcuni casi ci sono stati gli agricoltori che non riuscivano nemmeno ad entrare nei campi con i macchinari da quanto era bagnato. L'auspicio è che con il secondo taglio, che sta terminando, possa migliorare qualcosa”.
Un problema non da poco perché il fieno è un elemento fondamentale per l'alimentazione della vacca e se carente serve integrarlo con altro (mangimi) o bisogna acquistarlo in altre zone. “La dieta sicuramente deve essere integrata perché le proprietà del foraggio non sono quelle necessarie dal punto di vista proteico" continua Calovi.
A parlare delle difficoltà che il settore sta incontrando per una fienagione di bassa qualità è anche il presidente degli allevatori trentini, Giacomo Broch. “La qualità del fieno è stata pessima – ci conferma – acquistarlo in pianura costa parecchio”.
Le condizioni meteorologiche non hanno aiutato l'alimentazione degli animali. E' sotto gli occhi di tutti come i cambiamenti climatici stiano sempre più influenzando negativamente la zootecnia e a rimetterci è la stessa salute degli animali.
VACCHE KO, DAI CASI DI MORAXELLA ALLA ZOPPIA
Dal caldo che fa calare la produzione del latte alle patologie legate all'alimentazione di cattiva qualità. Confagricoltura del Veneto nei giorni scorsi ha lanciato un allarme sul benessere animale legato all'estate anomala nel bellunese. Nonostante i ventilatori e le doccette le elevate temperature hanno causato una diminuzione della produzione del latte con un aumento del prezzo sul mercato. Un fenomeno dovuto al cosiddetto “stress termico” che ha mandato in tilt il meccanismo di termoregolazione,
Ma non è l'unico problema. A confermarcelo è Michele Dallapiccola, veterinario e buiatra, quotidianamente impegnato nell'affrontare le problematiche del settore.
“La vacca – ci spiega - è un animale che si termoregola con difficoltà anche a causa di un organo, il rumine presente nel sistema digerente, che produce extra-calore. In situazioni di elevate temperature, come il caldo a cui abbiamo assistito, posso esserci dei problemi. Basta pensare che a 36 gradi con il 90% di umidità la vacca cessa di produrre latte”.
Ma i cambiamenti climatici si sentono negli allevamenti anche in altri modi. “Abbiamo assistito – continua sempre il buiatra – ad una proliferazione di mosche e ad una vera e propria epidemia di Moraxella che ha causato congiuntivite a molti animali”.
Problemi anche dalla sfalciatura iper-matura. “I foraggi di scarsa qualità – spiega ancora Dallapiccola – hanno determinato una stagione complicata con stati infiammatori che hanno interessato le mammelle della vacche e una elevata presenza di cellule nel latte. Non sono mancati anche i casi di zoppia”.
La situazione, insomma, non è delle migliori. Non solo problemi legati alla burocrazia o ai costi sempre in aumento per la gestione di un allevamento. A metterci lo zampino è anche il cambiamento climatico con effetti che rischiano di diventare sempre più devastanti e di difficile previsione per la popolazione in montagna e non solo.













