Dagli alloggi per i dipendenti nelle zone turistiche (pochi e cari) al mancato adeguamento della tariffa sanitaria, ma non solo. Ecco i punti deboli dell'assistenza nelle case di riposo
La presidente di Upipa Michela Chiogna: "L'Italia è al quintultimo posto in Europa tra i paesi Ocse per quanto riguarda l'investimento sull'assistenza a lungo termine, e il Trentino è molto lontano dalla media europea"

PREDAZZO. Creare più alloggi a prezzo calmierato per il personale nelle zone turistiche, adeguare la tariffa sanitaria all'inflazione, ridiscutere il numero di posti (insufficienti) dei nuclei demenze a livello di sistema e fronteggiare la concorrenza delle regioni confinanti per quanto riguarda l'attrattività per i lavoratori.
Sono queste alcune delle principali richieste emerse, sulla base delle criticità riscontrate in Trentino, nell'ottavo e ultimo incontro – svoltosi all'Apsp San Gaetano di Predazzo – del ciclo organizzato da Upipa per confrontarsi con i vari enti soci sul tema dell'assistenza a lungo termine.
L'iniziativa, oltre alla Piana Rotaliana e alle valli di Fiemme e Fassa, ha coinvolto anche le aree di Trento e Valle dei Laghi, Alto Garda e Ledro, Vallagarina, Valli di Non e Sole, Giudicarie e Rendena, Valsugana, Primiero e Tesino.
A fare il punto della situazione, intervistata da il Dolomiti, è la presidente di Upipa Michela Chiogna che dichiara come il problema degli alloggi per i dipendenti delle strutture sia comune a tutte le aree turistiche: "C'è una carenza di appartamenti in affitto, con i pochi disponibili che sono affittati settimanalmente e a prezzi elevati. La soluzione potrebbe essere quella di mettere a disposizione, avvalendosi anche di modalità innovative, degli edifici o degli alloggi magari di proprietà del comune e inutilizzati, creando anche soluzioni temporanee ma utili al personale sanitario".
Un altra questione alquanto complessa, e che mette non poco in difficoltà il sistema assistenziale, è quella del mancato adeguamento della tariffa sanitaria all'inflazione.
"Per quanto riguarda le rette giornaliere la tariffa sanitaria copre infatti circa 80 euro al giorno, mentre quella alberghiera a carico delle famiglie è di circa 50 euro – specifica Chiogna – e il problema riguarda proprio la prima: questa, negli ultimi quindici anni, non è stata adeguata e questo significa non aver investito, a livello nazionale, nel sistema Apsp-Rsa".
E questo, spiega la presidente di Upipa, è un dato in controtendenza rispetto a quanto accade in Europa: "L'Italia è al quint'ultimo posto in Europa tra i paesi Ocse per quanto riguarda l'investimento sul Long Term Care, l'assistenza a lungo termine, e il Trentino, pur detenendo la prima posizione a livello nazionale, è comunque molto lontano dalla media europea".
E la situazione si ripercuote evidentemente sul servizio assistenziale, con un altro tema "caldo" che è quello dei posti totalmente a carico delle famiglie, con tariffe che vanno dai 3.600 ai 4 mila euro che risultano attualmente tutti occupati, con tanto di lunga lista d'attesa.
"In provincia di Trento questi posti sono circa 600, con una distribuzione per niente omogenea sul territorio, e prima del Covid risultavano occupati mediamente al 50% – spiega Michela Chiogna – mentre ora la pressione è di gran lunga maggiore: questo significa che sono occupati non solo da persone in lista d'attesa, ma anche da chi ha reale necessità, magari non riuscendo a sostenere a lungo termine la spesa. Assistiamo infatti a casi di famiglie che sono costrette a far tornare un famigliare, che pur necessita di assistenza, a casa".
La soluzione al problema? "Sarebbe importante – dichiara la presidente di Upipa - che la Provincia intervenisse finanziando una parte di questi posti: la pressione è tanta e una parte di essi dovrebbe essere messa a disposizione della popolazione non a tariffa piena".
A non essere distribuiti in modo omogeneo, nel sistema provinciale, sono anche i posti dei nuclei per le persone con demenza, che risultano insufficienti e il cui numero necessita di essere ridiscusso.
"Nelle nostre strutture si registrano percentuali molto alte di casi di demenza, anche giovanile, e la richiesta – specifica Michela Chiogna – oltre ad un'equa ridistribuzione dei nuclei sul territorio, è quella di incrementare il parametro di riferimento in modo da poter finanziare ulteriore personale di assistenza".
Un ultima questione che emerge, ma non per importanza, riguarda direttamente i lavoratori d'ambito che sono maggiormente attirati, professionalmente, dai territori confinanti.
"In Alto Adige, ad esempio, gli stipendi sono più alti e quindi un posto di lavoro può risultare più attrattivo – conclude la presidente di Upipa – mentre il Veneto e la Lombardia attirano principalmente i giovani lavoratori anche per quanto riguarda le maggiori possibilità che offrono di lavorare in libera professione".


















