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Belluno
20 gennaio | 17:11

Il futuro della sanità in montagna: in 700 a Feltre per il convegno con gli esperti. "Telemedicina e integrazioni tra i settori saranno fondamentali"

Presente anche l'assessora regionale alla salute Manuela Lanzarin che ha rassicurato tutti che "nessun ospedale della provincia di Belluno verrà chiuso". La recente esperienza dell’epidemia di Covid 19 ha mostrato chiaramente come l’assistenza territoriale rappresenti un presidio fondamentale per la tenuta dei sistemi sanitari: le condizioni geografiche del territorio impongono nuovi modelli di elevata integrazione fra tutte le realtà che operano nel territorio

FELTRE. L'equità del servizio, la montagna come luogo di sperimentazione e la necessità di fare rete. Sono stati questi i temi principali della serata promossa dall'Ulss 1 Dolomiti, svoltosi nella serata di venerdì 19 gennaio presso l'auditorium delle Canossiane di Feltre, che ha registrato la partecipazione di oltre 700 persone, 400 presenti in sala e 300 circa collegati online.

 

Al convegno ha presenziato anche l'assessora alla sanità della regione Veneto Manuela Lanzarin, che ha rassicurato tutti che "nessun ospedale della provincia di Belluno verrà chiuso".

 

Sono stati due i punti di partenza che hanno dato il "la" per la realizzazione e la conduzione di questa giornata di confronto: l’articolo 32 della Costituzione, che recita che "la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti" e la “Carta di Feltre”, promulgata 25 anni fa dal ministero della Salute, che riconosce la specificità delle aree montane, invitando le regioni a sviluppare l’assistenza territoriale, a sperimentare nuove forme di integrazione fra ospedale e territorio e prevedere parametri differenziali per le aziende sanitarie che operano in montagna, sia nella programmazione dei servizi, sia nelle dotazioni finanziarie.

 

Partendo da questi presupposti è emerso come, a distanza di 25 anni dalla “Carta di Feltre”, risulta indispensabile fare il punto di quanto è stato finora fatto e rilanciare iniziative, anche innovative e sperimentali, finalizzate a garantire la possibilità di continuare a vivere e lavorare in montagna, alla luce anche del fatto che queste zone si sono già dimostrate "cartine tornasole", che evidenziano in anticipo determinate situazioni.

 

Esaminando ad esempio l'andamento demografico della provincia di Belluno, si può vedere come la curva anticipi di 10 anni esatti quella della regione Veneto e dell'Italia. Questo evidenzia che l’ "inverno demografico” e l’epidemia di “culle vuote”, in provincia di Belluno sono iniziati un decennio fa e ciò significa poter ipotizzare soluzioni efficaci per il Bellunese per anticipare le soluzioni applicabili in futuro all'intero Paese.

 

Questo non può che essere un grande stimolo per l’intero sistema ad investire su questi territori come “laboratori di innovazione” anche in virtù del fatto che le aree interne sono costituite da comuni piccoli che però rappresentano i 3/5 dei comuni italiani e circa un 25% della popolazione nazionale. Questi territori, lontani dai grandi hub ospedalieri, richiedono la capacità, da parte delle regioni e delle aziende sanitarie, di garantire risposte alle comunità che ci vivono, declinando il tema della sostenibilità e sfidando l’equilibrio fra sostenibilità del sistema sanitario e garanzia dell’equità di accesso ai servizi.

 

Il concetto di equità può essere analizzato secondo 3 livelli, di impegno progressivamente crescente: eguaglianza delle risorse, eguaglianza nell'accesso ai servizi/prestazioni, eguaglianza nei risultati di salute.

È quest’ultimo, in particolare, l’obiettivo che si intende perseguire, in modo che ogni individuo abbia "le stesse opportunità di realizzare pienamente il proprio potenziale di salute" e che, specularmente, "nessuno debba essere “svantaggiato” nel raggiungerlo a causa della propria posizione sociale o di altre circostanze socialmente determinate".
Analizzando i dati di mortalità, raccolti dal servizio epidemiologico regionale del Veneto, questi evidenziano un eccesso di mortalità globale per la provincia di Belluno, ancora più evidente nelle “terre alte”, mentre il tasso di suicidi nell’ULSS 1 è del 50% superiore alla media regionale. Sono dati che devono far riflettere ed indurre all’azione.

 

La recente esperienza dell’epidemia di Covid 19 ha mostrato chiaramente come l’assistenza territoriale rappresenti un presidio fondamentale per la tenuta dei sistemi sanitari: le condizioni geografiche del territorio, se da un lato rendono più difficoltose le aggregazioni fisiche dei medici di medicina generale, dall’altro impongono nuovi modelli di elevata integrazione fra tutte le realtà che operano nel territorio.

 

In questo senso la medicina generale dovrà assumere nuovi compiti e nuove responsabilità, acquisendo la reale capacità di essere gestore della cronicità e della non autosufficienza, rendendosi capace, da un lato di coordinare l’attività infermieristica domiciliare, dall’altro di interagire, in modo strutturato, con tutta la rete dei servizi presenti nel territorio, come i centri servizio, che devono superare la logica della mera “custodia” e le farmacie, che devono evolvere e integrarsi con la medicina generale anche nella gestione della cronicità e della non autosufficienza, vera “epidemia” nei nostri territori.

 

Un ruolo fondamentale è rivestito dall’ "e-health” nella forme della telemedicina, del teleconsulto, della teleassistenza ed, in prospettiva, dell’intelligenza artificiale, che consentiranno di annullare le distanze, portando anche nella aree più estreme know-how e risposte assistenziali. Questo percorso richiede importanti investimenti, in termini strutturali, per la necessità di superare il “digital divide”.

 

L’altro grande tema che va affrontato, perché oltremodo sentito dalle comunità, è quello della gestione dell’emergenza/urgenza stagionale, con potenziamento dei servizi, in relazione ai flussi turistici o ai grandi eventi.

 

È indispensabile, in questo contesto, una riflessione molto ampia, associando agli interventi di competenza sanitaria (rete del 118, elisoccorso) un ragionamento con le istituzioni competenti sulla viabilità ed i collegamenti con i centri maggiori. Senza dimenticare la necessità di implementare, anche con soluzioni innovative e con iniziative di task shifting che valorizzino tutti gli operatori del servizio sanitario, il volontariato e le comunità e le strategie di prevenzione e di promozione della salute a favore di tutte le età.

 

In conclusione, è indispensabile una risposta “di sistema” per garantire elevati livelli di salute nel nostro territorio, capace di costruire una rete, dalle maglie molto robuste, che integri l’attività di tutti gli attori del territorio, capace di coniugare innovazione e flessibilità e di arrivarsi per fornire risposte alle esigenze.

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