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Trento
27 novembre | 20:41

Il "metro e mezzo" di distanza quando si sorpassa un ciclista diventa legge. Marco Cavorso nel 2010 ha perso il figlio Tommaso e si è sempre battuto per l'approvazione della norma: "L'ho fatto per lui"

Assieme a Maurizio Fondriest e Paola Gianotti ha fondato l'associazione "Io rispetto il ciclista": con la collaborazione dei comuni italiani hanno posizionato oltre 12mila cartelli in tutta Italia, per invitare gli automobilisti a rispettare la distanza minima dai ciclisti. "Il lavoro non è finito: la legge servirà come deterrente ma ha una grande valenza sociale in chiave futura" racconta a Il Dolomiti

TRENTO. Qualcuno l'ha già ribattezzata "Legge Tommaso", in memoria di Tommaso Cavorso, il giovane ciclista che il 27 agosto 2010 perse la vita mentre stava effettuando un allenamento sulle strade di Rufina, in provincia di Firenze. Un furgone, guidato da un 36enne (che patteggiò la pena di 1 anno e 2 mesi e a cui venne sospesa la patente per 2 anni e 7 mesi) lo travolse, mentre stava effettuando un sorpasso vietato con la doppia linea continua a terra.

 

"Il metro e mezzo" di distanza da tenere quando si sorpassa un ciclista adesso è finalmente legge con l'Italia che comincia (ma c'è ancora molto lavoro da fare) ad allinearsi agli altri paesi europei, dove tale obbligo era già in vigore. Anzi, in alcuni stati - vedi la Spagna - le norme sono ancora più vincolanti per gli automobilisti.

 

La "battaglia" perché "il metro e mezzo" diventasse legge è iniziata tanti anni fa. Esattamente nel mese di febbraio del 2016 quando Marco Cavorso, padre di Tommaso e Maurizio Fondriest iniziarono a sensibilizzare l'opinione pubblica durante una lunga pedalata da Trento a Roma, passando per Firenze.

 

Due anni prima, nel 2014, Marco aveva fondato, assieme all'amico Maurizio e alla "ultra ciclista" Paola Gianotti l'associazione "Io rispetto il ciclista" con la quale hanno letteralmente iniziato a tappezzare i comuni italiani con i cartelli che invitavano gli automobilisti a rispettare quella che è considerata la distanza minima di sicurezza per chi pedala.

 

"Abbiamo contattato tutti gli 8mila comuni italiani - racconta Cavorso, trevigiano d'origine ma da oltre trent'anni residente in Toscana, nel Mugello - e spiegato loro cosa intendevamo fare. Ebbene ne abbiamo posizionati 12mila, a tutte le latitudini. Cartelli di colore bianco che, adesso, ci auguriamo verranno sostituiti da quelli "ufficiali", visto che "il metro e mezzo" è legge. Se sono contento? Sì, certo: prima non c'era alcuna norma e adesso c'è e poi, da troppi anni, non si faceva nulla per migliorare la sicurezza di ciclisti sulla strada. Di questa distanza "di sicurezza" se ne parlava dal 2017 e, dopo quattro disegni di legge bocciati e una modifica alla Finanziaria, anch'essa bocciata, finalmente si è arrivati ad un risultato concreto, condiviso da tutte le forze politiche. Che, oltre ad avere un effetto deterrente nel breve periodo, ha una grande valenza in chiave sociale e futura. Sì, perché chi prenderà la patente da adesso in poi verrà istruito a rispettare questa norma, al pari di dover indossare le cinture di sicurezza o accendere i fari anche di giorno. E poi la legge certifica, e ce n'era bisogno, che i ciclisti hanno il diritto di stare sulla strada e di avere un proprio spazio".

 

Dal 2017 Marco Cavorso fa parte del direttivo dell'Accpi (Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani) come delegato alla sicurezza, che ha unito le forze con "Io rispetto il ciclista" per far sì che la norma riguardante la distanza minima da tenere diventasse non solamente un'idea e un obiettivo, ma una realtà.

 

"E grazie anche all'aiuto di tanti testimonial di livello assoluto - prosegue Cavorso - come, ad esempio Gianni Bugno, Alessandra Cappellotto, Yuri Chechi, tanto per citarne solamente alcuni, finalmente siamo riusciti ad ottenere un risultato concreto. Io sono veneto, trevigiano, scherzando dico di "razza Piave", un gran rompiballe e mi sono detto che non avrei mollato sino a obiettivo raggiunto. Oggi possiamo dire di avere "vinto", ma non è finita qui. Io tutto questo l'ho fatto per Tommaso e non mi fermerò, perché quando si parla di sicurezza per i ciclisti nulla è mai "troppo". Nella norma c'è il passaggio “ove le condizioni della strada lo consentano”, è vero, che depotenzia un po' il tutto, ma ciò che contava è che il "metro e mezzo" diventasse legge. Il tempo per migliorarlo ci sarà, ma intanto si è mosso qualcosa, anzi moltissimo".

 

Maurizio Fondriest è sempre stato al fianco di Marco Cavorso. E del "metro e mezzo" ne aveva parlato a Il Dolomiti già diversi mesi or sono (QUI L'ARTICOLO), esattamente a maggio, all'indomani della tragica morte del giovane ciclista trentino Matteo Lorenzi, 17 anni, anch'egli - come Tommaso - vittima di un incidente stradale.

 

"Quando abbiamo iniziato questa battaglia - spiega il campione noneso - sembrava di lottare contro i mulini a vento. Siamo sempre stati "rimbalzati" come ci trovassimo di fronte ad un vero e proprio muro di gomma. La norma è importante, non è esattamente ciò che chiedevamo, ma è un primo passo nel garantire ai ciclisti un livello di sicurezza minimo sulle strade. Adesso c'è da compiere un ulteriore step, di fondamentale importanza: bisogna, lo ripetiamo da anni, reintrodurre l'educazione civica nelle scuole e, all'interno di questi spazi, parlare anche della sicurezza e dei comportamenti da tenere sulle strade, quando si è al volante di un mezzo. Serve un cambiamento radicale: non è semplice, ma abbiamo il dovere di continuare a "combattere". A gennaio presenteremo un fumetto dedicato proprio a questo aspetto e poi lo distribuiremo nelle scuole, con l'obiettivo di sensibilizzare i giovani di oggi, gli automobilisti di domani, sull'argomento. Il "metro e mezzo" oggi è una legge, ma deve diventare uno stile di vita: non bisogna rispettarlo solamente perché, in caso d'incidente, s'incorre in una sanzione o si diventa attori di un reato, ma per senso civico e rispetto di chi va in bicicletta. In Spagna non basta un metro e mezzo: per superare un ciclista devi spostarti nell'altra corsia, quando permesso, esattamente come si fa quando si sorpassa un'automobile".

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