In provincia di Belluno la popolazione diminuisce e invecchia: 13mila abitanti in meno negli ultimi 12 anni. In aumento le malattie a trasmissione sessuale
Le malattie infettive registrate dal 2018 al 2023 hanno visto un decremento significativo durante l’era Covid, perché l’isolamento e l’uso di dispositivi di protezione hanno ostacolato la diffusione che nel 2023 è però tornata ai livelli pre Covid e, in alcuni casi, si registrano aumenti di casi, come ad esempio le malattie esantematiche come la scarlattina (131 casi), quelle trasmesse per via aerea come la legionellosi (19 casi), ma anche le MST (malattie a trasmissione sessuale) come la sifilide (31 casi) o altre patologie come la scabbia (98 casi)

BELLUNO. Tredicimila abitanti in meno negli ultimi 12 anni e una popolazione sempre più vecchia, con la maggior parte della popolazione che oggi ha tra i 45 e gli 80 anni con, conseguente, aumento della pressione sulla sanità.
E' stato presentato dall’Ulss 1 Dolomiti, e curato dal dipartimento di prevenzione, il quarto bollettino epidemiologico delle Dolomiti, strumento annuale creato dal 2020, che ha il compito di fornire un profilo della salute della comunità bellunese e analizzare sia gli aspetti legati alle malattie infettive che quelli della prevenzione.
In diminuzione è invece il tasso di mortalità, che risulta molto più basso rispetto agli anni 2000, anche se nell'ultimo triennio vi è stata una crescita dovuta alla pandemia da Covid 19.
Le principali cause di mortalità nel bellunese nel periodo 2020 - 2022 sono state le malattie del sistema circolatorio seguite dai tumori e dalle malattie del sistema respiratorio con tassi coerenti con la media regionale, anche se leggermente più alti. Analizzando il tasso dei tumori si vede negli ultimi 20 anni una continua discesa specie negli uomini dovuta anche dalla riduzione del numero di fumatori. I tumori più frequenti sono quello alla prostata tra gli uomini e quello alla mammella tra le donne, seguiti dal tumore al colon retto per entrambi i sessi.
Nelle malattie croniche, campionando i bellunesi tra i 18 e 64 anni, si rileva un 13% di malattie respiratorie, un 6% malattie cardiovascolari e un 4% per tumori e diabete mellito. Come stati da attenzionare, ma non considerabili malattie, si rilevano anche il 27% di persone affette da ipercolesterolemia ed è stato rilevato il 20% di persone soggette a ipertensione.
Parlando poi di Covid19 la nostra provincia ha visto da inizio pandemia un totale di 93.000 episodi di positività e 950 decessi dovuti al virus, che porta la percentuale di letalità all’1% in linea con la media generale.
Sotto la media veneta invece l’incremento della mortalità registrato nell’epoca covid che ha visto un aumento del 13% in Veneto e di un 8% nell’area dell’Ulss 1 Dolomiti: “Un dato particolare che ci sta già vedendo impegnati nello studio di questa differenza per capire quali comportamenti o accorgimenti possiamo aver assunto qui per contenere la percentuale di morti, dovuto - forse - al fatto di essere una provincia con pochi abitanti e di aver potuto contare su medici attenti e presenti anche nel momento di massima emergenza" ha commentato il dottor Sandro Cinquetti.
Le malattie infettive registrate dal 2018 al 2023 hanno visto un decremento significativo durante l’era Covid, perché l’isolamento e l’uso di dispositivi di protezione hanno ostacolato la diffusione che nel 2023 è però tornata ai livelli pre Covid e, in alcuni casi, si registrano aumenti di casi, come ad esempio le malattie esantematiche come la scarlattina (131 casi), quelle trasmesse per via aerea come la legionellosi (19 casi), ma anche le MST (malattie a trasmissione sessuale) come la sifilide (31 casi) o altre patologie come la scabbia (98 casi).
Per far fronte a tutta questa varietà di malattie e arginare la loro diffusione è molto importante una corretta diagnosi delle stesse, come precisato dal dottor Rodolfo Muzzolon direttore del Dipartimento di Area Specialistica di Belluno e dalla dottoressa Daniela Piacentini, dell’UC Malattie Infettive, che ha voluto leggere l’aumento dei casi legati alle malattie sessualmente trasmissibili come un buon segnale perché dovuto ad una grande campagna di screening sul territorio.
Questo avviene su appuntamento, presso gli ambulatori dedicati e consiste in esami del sangue per eventuale riscontro di Hiv, epatiti A, B, C e sifilide o con tamponi specifici per altre malattie.
"Invitiamo sempre di più le persone a prendere coscienza della possibilità di fare questi accertamenti perché troppo spesso si sente dire che il problema è di altri e poi magari capita proprio a chi meno se lo aspetta perciò invito la popolazione a sensibilizzarsi rispetto queste tematiche e possibilità" ha concluso la dottoressa Piacentini.












