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Trento
05 febbraio | 11:03

La Ciclovia del Garda finisce su Report (e Fugatti “scappa” davanti ai microfoni): ecco quanto emerso nella trasmissione

Nel servizio di Mariarosa Aquino, andato in onda ieri sera, il focus sull'opera. Si è parlato principalmente di costi (“triplicati”, viene riportato, fino a stime di 900 milioni di euro) e del rischio rappresentato dalle frane in zona. In conclusione la giornalista ha tentato di porre delle domande al presidente della Pat che, dopo uno sbrigativa “non parlo”, si è allontanato all'interno del Palazzo della Regione di stanza in stanza, fino a gli uffici

La Ciclovia del Garda finisce su Report (e Fugatti “scappa” davanti ai microfoni): ecco quanto emerso nella trasmissione

TRENTO. Costi dell'opera in crescita e rischio frane: sono questi i due filoni approfonditi nel servizio dedicato alla Ciclovia del Garda all'interno della puntata di Report andata in onda ieri sera (4 febbraio) su Rai 3. Servizio nel quale, in conclusione, la giornalista Mariarosa Aquino ha tentato anche di porre delle domande al presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, che dopo uno sbrigativo “non parlo” si è però allontanato a più riprese dai microfoni all'interno del Palazzo della Regione, fino agli uffici.

 

Il servizio si è aperto sulla sponda bresciana del lago, a Limone (al confine con il Trentino): “La ciclovia da qui – ha spiegato Paolo Matteotti, del Coordinamento interregionale tutela del Garda – è tutta a sbalzo, deve essere ancorata alle pareti. Il turista magari non se ne rende conto ma ci sono una serie di 'disastri' che renderebbe improponibile, in un contesto normale, la sua realizzazione”. In altre parole, nonostante la presenza di rete e protezioni, per Matteotti: “Il rischio è comunque di beccarsi un sasso”.

 

Aquino fa poi riferimento ad un dirigente della Pat che, si dice nel servizio, avrebbe sollevato dubbi sulla perizia geologica alla base del progetto all'interno di una Conferenza dei servizi nel dicembre 2022. Dubbi ai quali però, nelle parole dello stesso dirigente, si sarebbe risposto con integrazioni varie, tra opere di protezione come barriere, tettoie, pensiline in acciaio: “Hanno risposto a queste osservazioni incrementando non di poco, di milioni di euro, le opere”.

 

Proprio parlando di costi però, si fa quindi riferimento alle prospettive di incremento delle spese previste per il completamento dell'opera: “I costi già nel 2022 sfioravano i 340 milioni di euro – dice Aquino – tanto che il Ministero aveva chiesto conto degli aumenti. Ma gli ambientalisti hanno stimato che sarebbero destinati a schizzare a 900 milioni di euro. Al confine tra Trentino e Lombardia dovranno costruire per esempio un ponte sospeso su pilastri di calcestruzzo”.

 

“Da qui – ha spiegato Marina Bonometti, anche lei del Coordinamento interregionale – parte il progetto per raggiungere Riva del Garda, questo tratto di 98 metri è preventivato con un costo di 2 milioni e 622mila euro. Un chilometro di ciclovia fatta così viene a costare più o meno come un chilometro di viadotto autostradale. È stata una scelta programmatica-politica quella di non contemplare la via d'acqua”.

 

Come spiegato in seguito nel servizio infatti, la richiesta degli ambientalisti è quella di alternare, al percorso in bici, la barca: “In pochi minuti da Riva del Garda si può raggiungere la sponda lombarda”. “Sul tratto Toscolano-Gargnano – ha quindi precisato Luca Trentini, del Coordinamento interregionale del Garda – ci sono state tre frane in otto mesi, due frane di là, sulla Gardesana Orientale, una frana sul Ponale (il servizio è stato girato prima della grossa frana che a metà dicembre si è verificata a Tremosine ndr, Qui il Video). Se si va avanti così costerà davvero un miliardo”.

 

È a questo punto che le domande iniziano ad essere rivolte alle autorità della Provincia autonoma di Trento, in primo luogo all'assessore al Turismo Roberto Failoni: “Sosterrete una spesa così grande?”. “Credo che il pezzo che è stato fatto comunque abbia avuto un richiamo unico a livello mondiale” la risposta, alla quale è seguita una seconda domanda su una dichiarazione dello stesso Failoni (che nel settembre dello scorso anno, parlando proprio della ciclovia e della contrarierà degli ambientalisti, aveva risposto con un secco “Chi se ne frega”, Qui Articolo).

 

“La mia – è la replica dell'assessore nel corso della puntata – era solo una considerazione sul fatto che c'è un progetto, partito in Lombardia, si è ascoltato chi andava ascoltato e adesso è il momento di fare le opere. Punto”. Come anticipato, la giornalista ha cercato poi, senza successo, di ottenere delle risposte ai dubbi sollevati anche dal presidente Fugatti (impegnato, durante la registrazione del servizio nella delicata partita che ha portato alla nomina di Francesca Gerosa a vice-presidente), che al contrario di Failoni non ha invece voluto rispondere, allontanandosi a più riprese dai microfoni di Report.

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