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Trento
04 novembre | 11:06

L'Adige rompe gli argini, 58 anni fa l'alluvione che sconvolse la città di Trento (FOTO): "Si è vissuta una notte da incubo"

A ricordare l'alluvione è la Protezione Civile del Trentino: "Tale evento causò in Trentino la morte di 22 persone e migliaia di sfollati, di cui 500 rimasero senza casa"

L'Adige rompe gli argini, 58 anni fa l'alluvione che sconvolse la città di Trento: "Si è vissuta una notte da incubo"

TRENTO. “Il giorno 4 novembre 1966, nelle prime ore del pomeriggio, una eccezionale e mai conosciuta piena ha interessato i corsi d’acqua della regione Trentino Alto Adige e, in genere, delle regioni del Veneto, con effetti disastrosi e, tra l’altro, con l’allagamento parziale della città di Trento”.

 

Queste le parole - riportate questa mattina sui social, in occasione dell'anniversario dell'alluvione del 1966, dalla Protezione Civile del Trentino - con cui inizia inizia la relazione dell’allora Ufficio del Genio civile di Trento che descrive l’evento estremo che 58 anni fa sconvolse il Trentino, ma non solo.

 

A perdere la vita in provincia, viene specificato, furono 22 persone, a cui si aggiunsero migliaia di sfollati, di cui 500 rimasero senza casa.

 

In città l'esondazione dell'Adige avvenne nella notte tra il 4 e il 5 novembre alle 3.30, con il fiume che ruppe l'argine a Trento Nord a Roncafort: l'acqua si riversò dapprima nell'area produttiva di via Maccani per poi dirigersi verso via Brennero ed il centro. A finire sott'acqua furono così Roncafort, i Solteri, via Maccani, Cristo Re e quindi Piazza Centa, la ferrovia e la stazione e buona parte del centro storico, come si può notare dalle foto nella gallery sottostante (archivio storico fotografico della Provincia di Trento).

L'alluvione del 1966 che sconvolse la città di Trento

 

Il disastro - che poteva avere conseguenze ben peggiori se non fosse stato disposto nel pomeriggio precedente l'allarme generale dal Genio Civile, che attivò il "servizio di piena" – fu causato da una serie di fattori, tra cui le alte temperature fuori stagione che avevano causato lo scioglimento delle nevi e le forti piogge di fine ottobre e dei primi giorni di novembre. A contribuire ad aumentare la portata dell'Adige fu anche l'ingrossamento dell'Avisio, e a complicare la situazione il cedere di alcune dighe a nord e la creazione di blocchi naturali per via dei tronchi e degli alberi trasportati dalla corrente, che trasformarono il fiume in una massa d'acqua e detriti incontrollata e devastante.

 

A descrivere perfettamente ciò che accadde fu, la mattina del 5 novembre, il telegiornale regionale che raccontò così la terribile nottata: "Si è vissuta una notte da incubo, l'Adige ha rotto gli argini a nord della città (...) tutta la parte nord è allagata. L'acqua a contatto con il sodio utilizzato nello stabilimento chimico della Sloi ha causato forti scoppi e alimentato incendi con fiamme alte decine di metri, i bagliori si sono visti anche da molto lontano (...). La popolazione è stata presa dal panico anche perché i vigili del fuoco non riescono più a far fronte alle ripetute richieste di soccorso. Non solo la zona della città è in allerta ma anche tutte le zone circostanti devono essere monitorate".

 

Al di fuori del capoluogo, seppur sul tutto il territorio si registrarono danni e devastazioni, le aree più colpite furono quelle orientali come la Valsugana e il Primier - dove il paese di Mezzano fu travolto da un'ondata di fango - ma anche tra le altre il Tesino e la valli di Fassa, Fiemme, Cembra e Valfloriana. A recarsi in visita sul territorio, nei giorni successivi al disastroso evento, anche l'allora Presidente del consiglio Aldo Moro.

 

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