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Trento
25 settembre | 19:34

"I miei bisnonni fuggirono dal fascismo: lasciarono il Trentino per l'Argentina, i torno alle mie radici: con il mio pollaio mobile produco uova di qualità e aiuto i vigneti"

Flavia Salvatierra, 35 anni e ingegnera agronoma, quattro anni fa ha lasciato l’Argentina per trasferirsi in Trentino, la terra da cui erano partiti i suoi bisnonni negli anni Trenta. Oggi a Meano ha lanciato 'Nomade-Pollaio Mobile': galline allevate al pascolo nei vigneti per produrre uova e, allo stesso tempo, rigenerare naturalmente il terreno. "La risposta è stata incredibile, ora penso già a un secondo allevamento con 350 galline"

I miei bisnonni fuggirono dal fascismo: lasciarono il Trentino per l'Argentina

TRENTO. "Quasi cento anni dopo, con la mia famiglia, ho fatto il percorso inverso rispetto a quello dei miei bisnonni". A volte le storie sembrano divertirsi a chiudere cerchi rimasti aperti per generazioni: quella di Flavia Salvatierra comincia negli anni Trenta, quando il fascismo spinse il suo bisnonno Nello Diener a lasciare Terragnolo, piccolo paese del Trentino, e attraversare l’oceano. 

 

Prima partì lui, poi lo raggiunsero la moglie Tullia Ronz e il loro bambino. Destinazione? Argentina, Mar del Plata. E Quasi un secolo dopo una loro pronipote ha preso la strada opposta, dall’Argentina al Trentino. E oggi, a 35 anni, proprio qui sta provando a costruire il proprio futuro.

 

Lo fa partendo dalla terra con "Nomade-Pollaio Mobile", il suo progetto avviato quest’estate a Meano che unisce allevamento e agricoltura rigenerativa. Di cosa si tratta? Flavia, ingegnera agronoma con una specializzazione in agroecologia e agricoltura sostenibile, ha immaginato la produzione di uova da galline allevate al pascolo all’interno dei vigneti, in recinti che vengono periodicamente spostati.

"L’obiettivo è portare benefici sia al terreno sia agli animali – racconta – con le galline che hanno sempre erba fresca, spazio per camminare e razzolare. Allo stesso tempo concimano naturalmente il suolo e mangiano insetti dannosi per le vigne. L'obiettivo è la produzione di uova che in questo modo, come confermano studi scientifici, sono migliori dal punto di vista organolettico: le vendo a chi mi contatta, direttamente sul posto o in punti di consegna sul territorio". 

 

Il primo pollaio, con 35 galline, è ospitato nel vigneto della Fondazione Villa Salvadori Zanatta, dove opera la cantina Maso Cantanghel, e la risposta dell'utenza nei primi due mesi ha sorpreso anche lei. "C’è stato un vero e proprio boom – racconta – consegno a Meano e ho punti di consegna settimanali a Lavis, Gardolo e Trento a San Severino. In questo momento ho addirittura finito le uova da quanto mi è squillato il cellulare negli ultimi giorni (sorride, ndr)".

 

Venendo alla nascita del progetto, questo parte anche grazie al bando "Sviluppo territoriale: dimensione donna", promosso dalla Provincia di Trento per sostenere l’imprenditorialità femminile: Flavia Salvatierra si è classificata prima tra 120 domande, ottenendo 13mila euro, uno spazio di coworking e la possibilità di realizzare un video promozionale.

Per capire come sia arrivata fin qui, però, bisogna tornare dall’altra parte dell’Atlantico: i suoi bisnonni, lasciata Terragnolo, a Mar del Plata aprirono un bar e il nonno, dopo essersi laureato, acquistò sei ettari di terreno e si dedicò all’agricoltura. "Io sono cresciuta in campagna – dice Salvatierra – e la mia passione per l’agronomia nasce proprio lì". 

 

E in Argentina si sviluppa anche il suo percorso professionale: Flavia si laurea e costruisce una carriera nel settore agricolo, lavorando in varie realtà e in ultima battuta in un'azienda in cui si occupa di colture idroponiche e orticole. "Stavo per assumere un ruolo dirigenziale ma poi quattro anni fa – ricorda  – abbiamo preso per motivi famigliari la scelta di partire, questa volta verso l’Italia".

 

E l’inizio non è semplice. "In attesa dell’equipollenza della laurea – racconta – per mantenere la famiglia ho fatto lavori diversi come la cameriera e le pulizie domestiche. Niente di straordinario, sia chiaro, ma passare da avere una buona posizione nel mio settore ad ambiti totalmente diversi è stato difficile". Dopo un anno arriva però il riconoscimento del titolo e con esso il ritorno all’agronomia: "Per due anni ho lavorato in Coldiretti, occupandomi delle pratiche delle aziende agricole e imparando a conoscere dall’interno il mondo trentino".

Poi arriva l'idea del l’idea del pollaio mobile, e l'inizio dell'avventura professionale. "Un'amica trentina anche lei agronoma – spiega – e a cui ho raccontato il progetto mi ha spinta a partecipare al bando. Prima va detto che in Argentina mi ero già calata nell'ambito: dallo studio personale alla formazione di piccoli produttori, che ho seguito nella costruzione dei pollai e guidato nella gestione delle galline ovaiole. La prima esperienza professionale d'ambito è stata quella e mi è piaciuta molto: alla luce dei tanti vigneti in Trentino ho avuto l'idea mettere in connessione le due cose".

 

Ma prima ancora del lavoro c’era stato il ritorno alle radici: Flavia arriva a Terragnolo senza conoscere nessuno, con in tasca soltanto i nomi dei bisnonni e una storia tramandata in famiglia. "Quasi mi vergognavo – ricorda – a fermare qualcuno per chiedere informazioni". Poi, davanti a una casa, incontra casualmente un uomo incuriosito dalla presenza di quegli argentini e Flavia gli racconta perché si trovi lì e pronuncia due nomi: Tullia Ronz e Nello Diener.

 

E la risposta ha qualcosa di cinematografico: "Guarda che la tua bisnonna era mia zia". E per di più quell’uomo viveva proprio nella casa in cui Tullia era nata. "Siamo rimasti tutti increduli – prosegue la giovane imprenditrice – e ora siamo ancora in contatto e ogni tanto ci vediamo".

E se il passato e il presente l’hanno riportata in Trentino, adesso Flavia guarda soprattutto a quello che verrà: il piccolo pollaio di Meano, nelle sue intenzioni, è soltanto il primo passo. 

 

"La mia testa corre veloce – dice sorridendo – e a breve partirò con un secondo allevamento, questa volta più grande: potremmo arrivare a circa 350 galline allevate al pascolo, magari anche con un punto di imballaggio che ci permetterà di raggiungere più clienti e magari, in futuro, anche la ristorazione. Ma voglio fare tutto a piccoli passi".

 

Infine un pensiero alla risposta del territorio alla sua idea imprenditoriale, tutt'altro che fredda.

 

"Quello che mi fa piacere è vedere l’interesse di tanti agricoltori che si stanno avvicinando al progetto: una delle strade che vorrei percorrere – chiosa Flavia Salvatierra – è proprio quella della consulenza agronomica, aiutandoli a progettare e costruire pollai mobili da inserire nelle loro aziende e magari occupandomi anche della vendita del prodotto finale. Poi le possibilità sono tante: un giorno potremmo persino realizzare prodotti, come la pasta fresca, utilizzando le nostre uova. Insomma, di strada da fare ce n’è ancora tanta. E per ora sono entusiasta”.

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