Metalli rari e miniere, il governo accelera sui materiali critici per chip e batterie: occhi puntati (anche) sul Trentino. Ecco dove potrebbero trovarsi i giacimenti
Per quanto riguarda le Critical raw materials (un gruppo di materie prime fondamentali a livello industriale, in particolare nell'ambito della transizione energetica) l'Italia è attualmente totalmente dipendente dall'estero, una situazione che nel delicato panorama geopolitico attuale ha portato il governo italiano a recepire le direttive europee con un decreto per sostenere la ricerca di metalli rari sul territorio nazionale. Tra le zone potenzialmente interessate c'è anche il Trentino

TRENTO. Se ne discute da tempo: negli ultimi mesi lo stesso ministro Adolfo Urso aveva parlato a più riprese dalla riapertura delle miniere metallifere nel nostro Paese, da anni chiuse per costi insostenibili e ora in fase di rivalutazione in particolare per quanto riguarda i giacimenti di Critical raw materials. Con Crm ci si riferisce infatti a un gruppo di 34 materie prime critiche, 16 delle quali (dette strategiche) sono centrali in industrie chiave come quella dei microchip, della componentistica elettronica (si parla, per esempio, anche della produzione di batterie per le auto elettriche), della transizione energetica in generale, della difesa, dell'esplorazione spaziale e della sanità. Non cosa da poco, insomma. Come riportato da Ispra nell'edizione 2023 dell'Atlante dei dati ambientali (una pubblicazione che offre una panoramica di distribuzione geografica delle principali informazioni ambientali del Paese), proprio per quanto riguarda le Crm (o metalli rari), l'Italia è oggi “totalmente dipendente dai mercati esteri” anche se diverse risorse minerarie “sono state sfruttate in passato sul territorio nazionale in circa 1000 siti localizzati nell'arco alpino ed in Liguria, nella fascia costiera tirrenica tosco-campana, in Calabria e in Sardegna”. E proprio su questi siti, diversi dei quali in Trentino, sta ora puntando gli occhi il governo, che il 20 giugno scorso ha approvato un decreto per sostenere la ricerca dei metalli rari sul territorio nazionale.
Come anticipato infatti, se negli scorsi decenni i siti di estrazione sono stati progressivamente abbandonati in Italia per ragioni economiche, l'aumento della richiesta di terre rare osservato negli ultimi anni ha invertito il trend (mentre un colosso della produzione a livello internazionale come la Cina ha introdotto nel dicembre scorso alcune limitazione all'esportazione di questi materiali, sempre più strategici nella competizione con gli Stati Uniti sul fronte della supremazia tecnologica), rendendo possibilmente vantaggioso lo sfruttamento di vecchi (e nuovi) giacimenti. Il decreto approvato nelle scorse settimane si muove proprio in questa direzione, istituendo “un quadro atto a garantire un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime critiche” ponendo in essere “un sistema di governo, rafforzando le relative catene di approvvigionamento e favorendo lo sviluppo di progetti strategici grazie a procedure di autorizzazione semplificate”. Il Piano presentato (Qui la comunicazione ufficiale) si articola di 8 punti: l'istituzione di una governance relativa alle materie prime strategiche, misure di accelerazione e semplificazione della ricerca di materie prime critiche, istituzione di aliquote di produzione in materia di giacimenti minerari, recupero di risorse minerarie dai rifiuti estrattivi, accelerazione dei giudizi in materia di progetti strategici, registro delle aziende e delle catene del valore strategiche e una modifica del Fondo nazionale del Made in Italy per sostenere le filiere strategiche nazionali.
Il nocciolo di tutto, il Programma nazionale di esplorazione delle materie prime critiche, è invece affidato al Servizio geologico d'Italia di Ispra, che si occuperà della mappatura dei minerali (oltre che delle campagne geotermiche, delle indagini geognostiche e dell'elaborazione dei dati acquisiti mediante esplorazione generale). Per quanto riguarda i giacimenti presenti in Italia, l'ultimo aggiornamento arriva proprio dall'Atlante dei dati ambientali Ispra: nuovi dettagli sono attesi nei prossimi giorni (il 24 luglio), quanto l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale presenterà il dato base delle risorse minerarie per definire le potenzialità minerarie nazionali. Potenzialità che come anticipato riguardano tra le altre la zona dell'arco alpino, compreso ovviamente il Trentino Alto Adige. Stando ad una elaborazione dei dati Ispra realizzata da il Post, in Regione sono diversi i potenziali giacimenti di metalli rari: tra la Val d'Adige e la Valsugana si trovano barite, manganese, fluorite e poi ancora (nella zona del Lagorai) feldspato e rame. Ancora fluorite e tungsteno sono segnalati più a nord (nella zona del Monte Corno e verso la Val di Fiemme, nella nota miniera di Bedovina) e rame nell'area di Sarentino (sopra Bolzano). Altri possibili giacimenti di feldspato (nel Trentino orientale, nella zona di Giustino, e poi nella zona tra la Provincia di Bolzano e quella di Sondrio) e barite (in diverse località nella Val del Chiese) chiudono poi il 'quadro' trentino, che va come detto valutato in un contesto, quello alpino, di particolare interesse.

Immagine de Il Post
L'azione del governo italiano s'inserisce a sua volta in un più ampio schema europeo (il Critical raw materials act) che punta a garantire un accesso sicuro e una fornitura sostenibile e diversificata delle materie prime nell'Unione entro il 2030: l'orizzonte temporale di riferimento è quindi di circa 5 anni, nei quali le autorità e gli esperti lavoreranno per ottenere informazioni dettagliate più che sulle località d'interesse (come abbiamo visto, la posizione di parecchi giacimenti è nota grazie alle attività estrattive portate avanti negli scorsi decenni, che nella maggior parte dei casi non hanno però riguardato i materiali di riferimento) sui volumi di risorse estraibili. “La coltivazione di minerali metalliferi – si legge ancora nella pubblicazione di Ispra – è stata progressivamente abbandonata a cavallo dei due secoli non per esaurimento delle risorse ma, nella quasi totalità, per le convenienti condizioni economiche dei mercati esteri delle materie prime e per la mancanza di lungimiranza della politica industriale mineraria. Gli esperti minerari, riuniti dal Servizio geologico d'Italia e poi inseriti nel GdL Mining del Tavolo nazionale materie prime critiche, ritengono che, sulla base degli studi progressi, delle nuove informazioni acquisite e dai confronti con analoghi internazionali, in Italia esistano diverse aree con buone/ottime potenzialità minerarie, anche in relazione ai Crm, e meritevoli di essere indagate tramite i nuovi metodi e le moderne tecnologie d'indagine. È però necessario far ripartire la ricerca e la formazione indirizzata verso la gestione sostenibile delle attività minerarie ed inquadrata all'interno di una strategia integrata di approvvigionamento che includa tutte le pratiche dell'economia circolare”.












