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Musica alta sino a tarda notte (VIDEO): il presidio pro Palestina ad Economia esaspera i residenti da nove giorni: "Il sindaco ci ha scritto di parlare con rettore e questore"

I numerosi avventori, quelli che hanno ormai piantato le tende (è proprio il caso di dirlo: sono ben 11 attualmente) nel giardino dell'università di via Inama e coloro i quali si recano lì solamente sporadicamente, la sera alzano la musica e, spesso, quello che si trasforma in una vera e propria una sorta di "concertone" prosegue sino a notte inoltrata, alcune volte anche quasi fino all'alba

Pubblicato il - 25 maggio 2024 - 21:00

TRENTO. I residenti non ne possono più. E dicono "basta" perché, dopo nove giorni, la misura è veramente colma.

 

Il presidio pro Palestina, con tanto di bandiera appesa al cancello d'ingresso e "bandierone" affisso sulla facciata facoltà (quello è stato rimosso alcuni giorni or sono) (QUI ARTICOLO), sta creando non pochi problemi a chi, attorno alla facoltà di Economia ci vive.

 

I numerosi avventori, quelli che hanno ormai piantato le tende (è proprio il caso di dirlo: sono ben 11 attualmente) nel giardino dell'università di via Inama e coloro i quali si recano lì solamente sporadicamente, la sera alzano la musica e, spesso, quello che si trasforma in una vera e propria una sorta di "concertone" prosegue sino a notte inoltrata, alcune volte anche quasi fino all'alba.

 

E, dato che salta all'occhio confrontando le foto della scorsa settimana con quelle attuale, le tende sono aumentate: se la tendopoli vuole richiamare simbolicamente gli accampamenti dei profughi in fuga dalla guerra nella striscia di Gaza, quello organizzato presso la facoltà d'Economia sta assumendo ben altri connotati.

 

Nemmeno l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica è riuscito, perché l'unico effetto che ha avuto il presidio (per come è gestito) è stato quello creare grandi disagi a chi in zona ci vive (e la notte vorrebbe dormire) e a chi l'Università la frequenta per lavorare o studiare.

 

 

 

 

Impossibile dormire, dunque, per gli abitanti delle case vicine, con il piazzale di Economia trasformato, ormai, in una sorta di festival a cielo aperto, con tanto di calcio balilla.

 

"Abbiamo contattato il sindaco - scrivono - che per iscritto dice di non poter fare nulla e che dobbiamo segnalare la situazione al rettore e al questore. Tutte le sere io e gli altri condomini abbiamo contattato a turno le forze dell'ordine (per noi è la polizia che risulta competente) e rispondono di non riuscire ad intervenire perché non hanno il personale per gestire il centinaio di persone presenti nel giardino di economia. Ormai è una settimana che ogni sera alzano il volume della musica dalle 22 alle 4 la notte, nella totale indifferenza delle istituzioni, tra l'altro entrano ed escono dall'edificio che risulta "disallarmato", utilizzano energia e servizi del dipartimento di Economia".

 

La segnalazione al primo cittadino di Trento, Franco Ianeselli, era stata effettuata già diversi giorni or sono e la risposta del sindaco era arrivata per iscritto, come hanno raccontato i residenti ormai stufi.

 

"Mi dispiace moltissimo per questa situazione - scrive il sindaco di Trento - ma non mi è possibile intervenire direttamente, anche se sul punto mi sono confrontato con la polizia locale e vengo aggiornato costantemente. Ha già sentito la questura e il rettorato? Nessuno discute sulle ragioni, certo, ma il rispetto del riposo notturno è fondamentale. La saluto".

 

Una risposta che non è bastata ai residenti, anche perché il baccano notturno non è diminuito, anzi.

 

"Adesso sono nove giorni, dicasi nove - concludono - che la questione va avanti. Chi ci sta rimettendo siamo esclusivamente noi. Nella notte tra venerdì e sabato c'erano almeno un centinaio di persone, che entravano e uscivano dal piazzale visto che il cancello resta aperto. Così non è veramente possibile andare avanti e chiediamo venga fatto qualcosa in tempi brevi. Ormai siamo costretti a sperare che la sera piova così che la "festa" in corso venga sospesa e il volume abbassato. Chiediamo il rispetto delle regole, considerato che qui attorno vivono anche tanti bambini e tanti anziani".

 

Già nei giorni scorsi, interpellato da Il Dolomiti, anche il rettore dell'Università di Trento, Flavio Deflorian, aveva parlato di "modi sbagliati, che creano disagio alla comunità accademica. L'imposizione del proprio punto di vista, normale in una occupazione, taglia però le gambe al dialogo e al confronto". (QUI ARTICOLO)

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