Tende e bandiera pro Palestina a Economia, il rettore: "Temi su cui riflettere ma non condividiamo i modi usati: così si tagliano le gambe al dialogo"
"Non è un modo per promuovere un dibattito serio" spiega il rettore Flavio Deflorian. "L'occupazione, per quanto sia comprensibile manifestazione di dissenso, comporta anche costi a carico dell'ateneo e non è accettabile"

TRENTO. “Sono temi su cui riflettere quelli posti dagli studenti che hanno occupato gli spazi di Economia. Meritano attenzione e una riflessione seria. Non siamo però d'accordo sui modi usati che stanno creando disagi alla comunità accademica”. Queste le parole del rettore dell'Università di Trento, Flavio Deflorian, in merito all'iniziativa pro Palestina che da ormai diversi giorni si sta portando avanti alla Facoltà di Economia.
Una iniziativa che sta avvenendo anche negli altri Atenei italiani e che riprende le proteste studentesche in America in solidarietà con la Palestina. Nei giardini interni del Dipartimento di Economia in via Inama, come avvenuto in piazza Dante, nei giorni scorsi sono state posizionate delle tende e all'esterno appesa una bandiera gigante della Palestina.
“I modi che si stanno usando – ha continuato il rettore - creano una disagio alla comunità accademica. L'imposizione del proprio punto di vista, normale in una occupazione, taglia però le gambe al dialogo e al confronto”.
Disagi, nell'occupazione degli spazi, possono crearsi per chi lavora e studia con anche la necessità di riprogrammare alcune lezioni. “L'università – ha chiarito Deflorian – è intervenuta per minimizzare il disagio cercando un dialogo con i manifestanti”.
Ad oggi, spiega l'Università, da parte dei manifestanti non è stata registrata alcun genere di violenza e l'auspicio è che possa continuare così.
Nonostante questo conclude il rettore, “non è il modo per promuovere un dibattito serio. Ci sono altre possibilità e la nostra Università nei giorni scorsi ha ospitato anche dei dibattiti su questi temi. L'occupazione, per quanto sia comprensibile manifestazione di dissenso, comporta anche costi, come quelli di garantire la sicurezza con un presidio nel fine settimana, a carico dell'ateneo e non è accettabile”.


















