Pro-Pal, facoltà di Sociologia occupata e attività bloccata. Durissimo Urzì: "Figli di papà, perdigiorno. Intervengano le forze dell'ordine"
"Il Dipartimento di Sociologia è occupato da stamattina - spiega l'Università di Trento -. Siamo operativi con un presidio atto a garantire prima di tutto la sicurezza e poi stiamo provvedendo a ri organizzare l'attività didattica, attualmente sospesa in quanto viene impedito l'ingresso al corpo accademico. In questo momento stiamo cercando un dialogo con gli occupanti"

TRENTO. Dalle prime ore del mattino la facoltà di Sociologia di Trento è occupata da circa cinquanta - sessanta tra studenti e non ("la maggior parte risulta non siano iscritti al nostro Ateneo" fa sapere l'Università degli Studi di Trento), che si sono chiusi all'interno della struttura di via Verdi e hanno srotolato due striscioni lungo la facciata esterna, sulla quale è stata posizionata anche la bandiera della Palestina.
Le attività didattiche sono attualmente sospese, in quanto gli occupanti impediscono l'ingresso al personale docente e agli studenti.
"Il Dipartimento di Sociologia è occupato da stamattina - spiega l'Università di Trento -. Siamo operativi con un presidio atto a garantire prima di tutto la sicurezza e poi stiamo provvedendo a ri organizzare l'attività didattica, attualmente sospesa in quanto viene impedito l'ingresso al corpo accademico. In questo momento stiamo cercando un dialogo con gli occupanti".
Quanto accaduto ha provocato inevitabili reazione da parte del mondo politico: durissima la presa di posizione da parte di Fratelli d'Italia, con il deputato Alessandro Urzì che ha definisce gli occupanti "figli di papà che possono permettersi di soggiornare in università fuori corso", citando addirittura "le brigate rosse di Renato Curcio e Mara Cagol" e invitando il rettore a far intervenire le forze dell'ordine.
"E ci risiamo - scrive in una nota ufficiale il deputato di Fratelli d'Italia, coordinatore regionale del Trentino Alto Adige del partito di Giorgia Meloni -: i figli di papà che possono permettersi di soggiornare in università fuori corso per anni, senza alcun bisogno di trovarsi una occupazione utile alla società, ancora una volta hanno occupato l’università di Trento (facoltà di sociologia, dove sono nate le brigate rosse di Renato Curcio e Mara Cagol) impedendo alla gioventù sana, che vuole affermarsi con la fatica dei propri genitori (molte volte "proletari"), di accedere alle lezioni e agli esami dopo mesi di sacrifici e di studio. È la solita messa in scena patetica di fronte alla quale allo stato attuale si risponde con buonismo e buffetti. Il diritto allo studio è diritto costituzionale come quello a manifestare. Il diritto allo studio viene pagato dai ragazzi seri con tasse che incidono pesantemente sugli economie familiari. Non si sta parlando qui di legittima manifestazione del pensiero, ma di violento sopruso contro i diritti di ragazzi per bene a cui viene negato quello per cui si iscrivono alle università".
L'onorevole Urzì chiede poi al rettorato di fare "intervenire la forza pubblica di polizia e carabinieri", definendo gli occupanti come "debosciati".
"Ma quale pensiero? - conclude - I collettivi anarcocomunisti di debosciati senza arte né parte sono di nuovo in campo questa volta a protestare contro la pace, la fragilissima tregua realizzata in medio oriente. Si sentivano orfani della guerra e oggi trovano il pretesto di protestare contro la pace. Provocatori di professione a cui le autorità universitarie hanno il dovere di reagire con gli strumenti che sono loro propri. Girarsi dall’altra significherebbe esserne complici. È alle autorità universitarie, al rettorato, che spetta il compito di richiedere l’intervento della forza pubblica di polizia e carabinieri per salvaguardare diritti costituzionali della parte sana di questo paese. Attendiamo fiduciosi".
L'associazione "Sumud Universitaria" ha spiegato, con un post sui propri canali ufficiali, il motivo dell'occupazione, annunciando anche un incontro, alle 18, dal titolo "Università, Etica e Gaza. Le scelte dell'Ateneo, la posizione su Gaza e le Implicazioni Etiche per la Ricerca".
"Come comunità accademica solidale alla popolazione Palestinese - recita la nota -, stiamo occupando il Dipartimento di Sociologia per bloccare una quotidianità che nel suo scorrere regolare si rende complice del genocidio in corso in Palestina. Se la nostra normalità si fonda su violenza e complicità, sentiamo la necessità e ci prendiamo la responsabilità di bloccarla e costruire un’alternativa. Ci mobilitiamo in Università contro il genocidio non solo perché questa rappresenta lo spazio che viviamo quotidianamente e quindi il principale orizzonte del nostro agire politico, ma anche perché la mobilitazione nazionale a cui abbiamo aderito si pone l’obiettivo di “Bloccare tutto”. Bloccare tutto vuol dire fermare gli ingranaggi di un sistema complice, a partire dai centri nevralgici che compartecipano al genocidio del popolo Palestinese, tra cui non possiamo non menzionare il nostro ateneo. Questo, infatti, continua ad avere accordi e collaborazioni attive con gli atenei israeliani nei quali si produce un sapere che legittima e supporta concretamente il genocidio. L’Università da una parte espone i sudari dei Gazawi, ma dall’altra stringe accordi con i loro assassini. L’ateneo prende quindi una posizione ipocrita che cerca goffamente di mettere il piede in entrambe le scarpe. Noi invece pretendiamo una radicale ed effettiva condanna nei confronti di Israele ed un concreto supporto alla comunità Palestinese. Il rettore nega pubblicamente che vi siano in corso accordi con Israele, dimenticando che dal portale universitario è semplice tracciare alcune delle collaborazioni Istituzionali. Il rettore ha anche dichiarato che le università israeliane sarebbero luoghi di pensiero critico rispetto al governo Netanyahu, ma sorgono su territori che sappiamo essere stati violentemente espropriati alla popolazione che vi abitava, e la cui giustificazione è il colonialismo di insediamento in Palestina. UniTrento ha attivi numerosi accordi con università israeliane, istituzioni e aziende direttamente coinvolte nella macchina militare e di repressione del genocidio in corso. Tra questi figurano progetti di Erasmus+, ICM e accordi bilaterali con università a Tel Aviv e Haifa (le quali finanziano programmi su territori occupati), programmi di dottorato finanziati da Leonardo S.p.A., collaborazioni con la società di ricerca e sviluppo software IBM".














