"Non ho potuto salvare Mattia, una battaglia per gli altri bimbi", il padre del piccolo in stato vegetativo dopo aver mangiato un formaggio: 10 domande a Concast, Apt e Pat
Sono dieci le domande di Giovanni Battista Maestri a Concast, Azienda per il turismo val di Non e Provincia. La replica del Gruppo Formaggi del Trentino: "Rinnoviamo la disponibilità a lavorare sempre di più per la prevenzione. Una denominazione territoriale per valorizzare la zootecnia patrimonio di una valle"

TRENTO. "Si è mancato di rispetto alla vita di un bambino". Dalla scelta del caseificio per il marchio territoriale alle analisi sulle cagliate fino all'etichettatura specifica, sono dieci le domande a Concast, Azienda per il turismo val di Non e Provincia di Giovanni Battista Maestri, il padre del bimbo che dal 2017, da quando aveva 7 anni, si trova in stato vegetativo per mangiato un formaggio lavorato a latte crudo, un prodotto del Caseificio sociale Coredo contaminato dal batterio dell'Escherichia coli.
Nelle scorse settimane un formaggio del Caseificio Coredo ha ricevuto il marchio "Val di Non" dall'Azienda per il turismo d'ambito. Una scelta che ha portato alla dura reazione di Maestri. Una vicenda balzata poi a livello nazionale da Il Fatto Quotidiano a Il Gambero Rosso.
Il padre del bambino è intervenuto per ribadire che la sua "non è una battaglia sul marchio", che andrebbe ritirato solo al Caseificio Coredo ma che "aiutiamo anche gli altri. Non ho potuto salvare Mattia, che però ha salvato altri bambini. Altri due formaggi prodotti dallo stesso caseificio nel 2017 e nel 2022 sono stati ritirati dalla vendita. In Francia i formaggi a latte crudo vengono etichettati e non possono essere dati ai più piccoli".
Dopo settimane di silenzio il Gruppo Formaggi del Trentino Concast era intervenuto per esprimere "grande rammarico per aver riacceso il dolore comprensibilmente mai sopito della famiglia" e per spiegare che "il fatto avvenuto 7 anni fa ha profondamente scosso tutte le persone coinvolte e ha rinnovato il forte impegno da parte di tutti gli attori del sistema di produzione di latte e formaggio associati alla Cooperazione trentina per incrementare quanto più possibile i meccanismi di prevenzione e di sicurezza alimentare, andando ben oltre quelli indicati dalle normali prassi".
Inoltre Concast e Caseifici "si sono poi impegnati per diffondere l’informazione ai consumatori sulla particolare attenzione necessaria nell’impiego di formaggi da latte crudo a stagionatura non lunga in alcune fasce di consumatori (bambini, donne in gravidanza, soggetti fragili). Così come accade con altre patologie alimentari (la toxoplasmosi per esempio), in alcune fasi della vita è prudente evitare alcuni prodotti. Avvisi ai consumatori sono esposti in tutti i punti vendita dei caseifici Concast". Il lavoro di prevenzione si è concentrato anche sulla ricerca, con l’avvio di tre specifici progetti, due dei quali vicini alla conclusione.
"Prendo atto - la replica di Maestri - del cambio di registro impresso impresso non tanto dal Concast quanto dalla Cooperazione trentina. Ora, almeno, la strategia comunicativa attuata, evidentemente, in nome e per conto di Concast, inizia a confrontarsi con la realtà dei fatti, anche se, naturalmente, sempre in un’ottica propagandistica ma, almeno, più accorta e, alla fine, meno maldestra e meno offensiva nei confronti di chi, per l’occultamento sistematico e pertinace dei rischi sanitari riconnessi alla commercializzazione dei prodotti caseari a latte crudo, soffre atrocemente da sette lunghi anni".
Il padre di Mattia aggiunge che "c'è stato un occultamento all'origine della tragedia di una famiglia. Gli addetti alla vendita non hanno mai segnalato, con la pubblicità o cartelli idonei, che il formaggio 'ottimo per la merenda dei bambini' fosse, appunto, confezionato con latte crudo e, quindi, intrinsecamente pericoloso. La rimozione di tale occultamento, perché altre tragedie come questa non abbiano più a ripetersi, è la missione che abbiamo intrapreso e che vogliamo portare avanti senza alcun cedimento. Tutto, in fin dei conti, è cominciato con questa propaganda che il sito del Caseificio Sociale di Coredo aveva mantenuto ancora all’inizio del primo processo, quello per la messa in vendita di sostanze alimentari nocive (il formaggio a latte crudo Due Laghi risultato infettato da Escherichia Coli Stec), per il quale l’ex presidente è stato condannato con sentenza passata in giudicato".
Inoltre Giovanni Battista Maestri ha annunciato anche che gli avvocati "sono già al lavoro per procedere a livello penale e civile per il marchio e per la pubblicità". L'immagine promozionale in questione era stata diffusa il primo ottobre 2021 da Trentingrana. Solo pochi giorni prima, il 28 settembre 2021, il gip, su richiesta del pubblico ministero, aveva accolto l'opposizione del padre alla richiesta di archiviazione del processo contro il Caseificio sociale di Coredo
Il padre, già nelle scorse settimane, aveva chiesto il ritiro del marchio e le dimissioni dei vertici del caseificio e dell'Azienda per il turismo val di Non, raccontando che in sette anni nessuno gli ha mai rivolto nemmeno le "scuse". Negli scorsi giorni anche l'assessore Mario Tonina con la disponibilità a un incontro. "Ma dopo sette anni devo essere io a chiedere un incontro?".
Ecco quindi le 10 domande di Giovanni Battista Maestri a Concast, Azienda per il turismo val di Non e assessorato provinciale all'agricoltura.
- Perché Concast, Apt Val di Non e assessorato provinciale all’agricoltura, tra tanti altri caseifici della zona, hanno scelto proprio il Caseificio sociale di Coredo – per il quale è passata in giudicato una sentenza che ha accertato le gravissime violazioni in materia di igiene e sicurezza alimentare – per creare quello che hanno definito “un prodotto di eccellenza” per “unire il gusto, i prodotti di qualità del territorio con la proposta turistica”?
- Concast, Apt Val di Non e assessorato provinciale all’agricoltura non ritengono che tale scelta rappresenti un danno per gli altri caseifici del medesimo territorio che hanno operato correttamente?
- Il formaggio Val di Non verrà prodotto nello stabilimento di Coredo o in quello di Tuenno, come affermato da ultimo?
- Chi è, attualmente, il casaro dello stabilimento di Tuenno?
- Concast, Apt Val di Non e Assessorato provinciale all’agricoltura sono consapevoli della rilevanza, non solo per il corretto funzionamento del mercato, ma anche per l’ordinamento giuridico, della propaganda commerciale, specie dove abbia un impatto sulla salute pubblica?
- Concast, nel proprio comunicato stampa, afferma di aver imparato molto “dalla drammatica vicenda di sei anni fa”. Vuol dire che finalmente Concast ammette apertamente che la Seu è insorta nel piccolo Maestri a causa del consumo del formaggio contaminato da Escherichia Coli Stec?
- Concast, Apt Val di Non e assessorato provinciale all’agricoltura sono consapevoli che la moda dei formaggi a latte non pastorizzato e breve stagionatura comporta gravi rischi di salute pubblica a carico, soprattutto, dei bambini in età prescolare?
- Concast è favorevole a una etichettatura idonea ad informare il consumatore di tali rischi, sconsigliando esplicitamente l’impiego degli stessi prodotti per l’alimentazione dei bambini e degli altri soggetti deboli?
- Dopo che la trasmissione “Mi manda RaiTre” ha svelato come, a sei anni dal fatto, i formaggi a latte crudo e breve stagionatura siano ancora commercializzati, di fatto, come alimenti idonei per i bambini, quali concrete misure ha adottato per informare in maniera idonea i consumatori?
- Nel comunicato stampa Federazione della Cooperazione – Concast si fa riferimento ad analisi a cui viene sottoposto il 100% delle cagliate. In tali analisi vengono ricercati i patogeni o gli indicatori d’igiene?
LA REPLICA DI CONCAST FORMAGGI DEL TRENTINO
Questa volta è immediata la replica di Concast Formaggi del Trentino che "intende rinnovare la propria vicinanza alla famiglia Maestri per quanto accaduto nel 2017" e ribadisce i protocolli e le prassi adottati negli ultimi 6 anni, sviluppati in collaborazione con primari istituti di ricerca quali Fondazione Mach e Istituto zooprofilattico IzsVe e con il costante supporto dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari.
"Un lavoro - spiega Concast - portato avanti con responsabilità proprio per evitare che tragedie come quella abbiano a ripetersi, tanto che questi studi rappresentano oggi il livello più avanzato di ricerca e di prassi casearie anche nel resto d’Italia. I controlli sono reali e certificati, e siamo disposti a rispondere a qualsiasi domanda tecnica venga sottoposta. Detto questo, e avendo sempre presente il dramma di un bambino e la sua famiglia, occorre chiedersi anche se la val di Non abbia o meno il diritto di identificare la propria produzione casearia all’interno di un territorio e farne anche uno strumento comunicativo in chiave turistica".
Per Concast la risposta è affermativa perché "il formaggio è innanzitutto a latte pastorizzato e non crudo, e soprattutto è espressione di un lavoro corale, strettamente organizzato e controllato dal Concast - Formaggi trentini. Un formaggio, appunto, di territorio, né un premio né un marchio di qualità a questo o quel caseificio. Oggi in val di Non tutti i formaggi tradizionali prodotti dai caseifici sociali sono a latte pastorizzato".
Nessun passo indietro sul caseificio. "E' stato sbagliato iniziare la produzione proprio da quello di Coredo (ancorché nello stabilimento di Tuenno)? Non dal punto di vista tecnico perché Coredo, come tutti gli altri caseifici, garantisce le migliori condizioni di produzione. Dal punto di vista della sensibilità e dell’opportunità sicuramente sì e di questo Concast ha già avuto modo di scusarsi. Giusto attendere che la giustizia faccia il suo corso in merito a responsabilità individuali – afferma il presidente Stefano Albasini - ma comprendiamo che questa scelta abbia acuito un dolore che per la famiglia Maestri si rinnova ogni giorno. Più che chiudere un caseificio o lasciarlo fuori dalla produzione di territorio ci siamo concentrati sulla salubrità generalizzata dei formaggi e sulla qualità complessiva, richiedendo a tutti i caseifici i medesimi standard affinché sia tutelata sempre meglio la salute pubblica”.
Riguardo i formaggi a latte crudo ("Non è il caso - spiega Concast - del Fresco Val di Non"), "rappresentano la maggioranza della produzione in Trentino perché esprimono la tradizione e la biodiversità di un territorio: non una 'moda' e non è possibile farli in altro modo. E' però possibile mettere a frutto tutte le conoscenze acquisite in termini di prevenzione e di buone prassi, anche informando correttamente i consumatori. Su questo, come sulle buone prassi e sui risultati delle analisi, Concast – Formaggi Trentini vorrebbe sinceramente essere al fianco e non sul fronte opposto al signor Maestri. La salute dei consumatori preme a noi come a lui, ma non possiamo penalizzare un intero settore, in cui lavorano con impegno e dedizione centinaia di allevatori. Si può fare di più? Naturalmente sì, come in tutte le cose, e questo sarà il nostro impegno anche per il futuro, come sempre”, conclude Albasini.












