Picchia la moglie costringendola a stare fuori di casa per giorni: arrestato un 40enne dopo anni di maltrattamenti e violenza contro la moglie e i 3 figli
I primi episodi di maltrattamenti risalgono addirittura al 2007: l’uomo, un meranese, dovrà scontare una pena di 2 anni e 4 mesi di reclusione. Il 40enne aveva anche interrotto i contatti con la Caritas dove aveva intrapreso un percorso antiviolenza come misura cautelare di affidamento in prova ai servizi sociali

MERANO. Un altro caso di violenza domestica: questa volta il protagonista è un uomo meranese di 40 anni che a partire dal 2007 ha tormentato la moglie e i tre figli con ripetuti episodi di percosse e maltrattamenti, spesso come conseguenza del continuo abuso di sostanze alcoliche.
L’uomo è stato arrestato ieri, giovedì 18 luglio: il 40enne, che ha a proprio carico svariati precedenti anche per porto abusivo di armi e resistenza a pubblico ufficiale, dovrà scontare una pena di 2 anni e 4 mesi di reclusione alla casa circondariale di Bolzano per i reati di maltrattamenti in famiglia ed abuso dei mezzi di correzione.
I fatti hanno avuto inizio addirittura nel 2007, e si sono protratti sino ai giorni scorsi; nello specifico, l’attività di indagine della Polizia è iniziata lo scorso mese di dicembre, quando era stato necessario l'intervento di una squadra delle volanti all’abitazione dell’uomo a seguito di una violenta lite che aveva visto protagonisti l’aggressore e la moglie.
In quella occasione la donna era stata violentemente percossa dal marito, ed era stata costretta ad allontanarsi da casa con sole due coperte addosso per passare la notte all’addiaccio.
Su denuncia del figlio maggiorenne della coppia era stato attivato il piano di ricerche provinciale, il che aveva consentito alla polizia di ritrovare la donna dopo alcuni giorni e prestarle assistenza.
Da tale gravissimo episodio di violenze domestiche aveva preso inizio l’indagine della polizia di stato che, in poco tempo, ha consentito di riscontrare e comprovare come negli anni precedenti vi fossero stati numerosi altri interventi delle Forze dell’Ordine presso l’abitazione dove l’uomo ha sempre vissuto con la moglie meranese ed i tre figli, a causa di continui maltrattamenti e percosse che l’uomo ha proseguito per lungo tempo ad infliggere ai propri famigliari, la cui causa scatenante era spesso il continuo abuso di sostanze alcoliche.
L’attività dagli investigatori del commissariato di Merano ha fornito elementi attuali e concreti in merito alle condotte vessatorie dell’uomo, il quale aveva in corso una misura cautelare di affidamento in prova ai servizi sociali. Ma l’uomo da tempo aveva interrotto i contatti con la consulenza per uomini maltrattanti della Caritas, ove aveva intrapreso un percorso antiviolenza.
Quanto accaduto e documentato dalla polizia meranese è stato ritenuto dal Tribunale di Bolzano incompatibile con qualsivoglia misura alternativa, evidenziando al tempo stesso una mancanza di capacità di gestire la propria esistenza sul rispetto delle prescrizioni imposte. Con queste motivazioni l’autorità giudiziaria ha deciso di adottare un provvedimento di carcerazione con decorrenza immediata nei confronti del 40enne.
“Sono sempre più i casi in cui le Forze di Polizia sono chiamate ad intervenire per far fronte a situazioni connotate da ossessivi atti persecutori, spesso sfociate in comportamenti aggressivi e violenti, che rappresentano in sé, tra l’altro, preoccupanti esternazioni di problematiche di carattere culturale, le quali troppo spesso colpiscono vittime non in grado di difendersi – ha evidenziato il questore della provincia di Bolzano Paolo Sartori –. Anche la dinamica di questo contesto familiare di violenza e maltrattamenti rafforza ancor più l’idea di come le situazioni di criticità che affliggono la nostra società debbano necessariamente essere affrontate facendo rete tra Istituzioni, Enti locali, Centri antiviolenza ed Associazioni di volontariato. La Polizia di Stato è da sempre in prima linea, anche con Progetti specifici, nell’indicare percorsi di presa di coscienza e di consapevolezza del disvalore di quanto commesso, con l’obiettivo, altresì, di aiutare le vittime a difendersi, a chiedere aiuto ed a denunciare le violenze subite”.













