"Possono crearsi condizioni per contatti tra orsi trentini e sloveni". Lo zoologo Apollonio: "L'orsa con due cuccioli in Friuli? Evento raro, forse unico"
Il professor Marco Apollonio, zoologo dell'Università di Sassari e tra i massimi esperti a livello nazionale in materia di grandi carnivori, commenta l'avvistamento in Friuli di un'orsa con due cuccioli

TRENTO. “Eccezionale avvistamento”. Così a Il Dolomiti avevamo deciso di titolare, nella mattinata di ieri, mercoledì 10 luglio, l’articolo con le immagini di un’orsa e i suoi due cuccioli nei pressi di Tapiana, Udine (QUI L’ARTICOLO).
Ma questo avvistamento, e più in generale la notizia di una femmina di orso nel territorio friulano è davvero una notizia?
Ne abbiamo parlato con il professor Marco Apollonio, zoologo dell'Università di Sassari e tra i massimi esperti a livello nazionale in materia di grandi carnivori.
Professore, partiamo proprio da questo quesito: quello dell’avvistamento dell’orsa coi suoi due cuccioli in Friuli è effettivamente un fatto degno di nota?
“Sì, assolutamente. È una notizia. Perché sono rari, forse unici, gli avvistamenti di orse in quella zona. Forse però vale la pena fare un passo indietro”.
Prego.
“Quando l’orso si è estinto sulle alpi italiane, si era immaginato di poterlo reintrodurre in Trentino per poi creare una sorta di “ponte” che comprendesse tutto l’arco alpino e si unisse di fatto alla Slovenia. Così non è stato. Come sappiamo, gli orsi trentini si sono tutti stanziati fondamentalmente nella zona del Brenta”.
Cosa spiega questa tendenza dei plantigradi a non spostarsi dalle montagne del trentino occidentale?
“Gli orsi hanno una biologia particolare. I maschi vanno in dispersione, fanno grandi giri tanto per capirsi; pensiamo a quegli esemplari capaci di avventurarsi fino alla Svizzera o alla Germania. Le femmine invece stanno principalmente nel territorio dove nascono, quindi localmente si è creata una grande densità che a questo punto fatica ad espandersi”.
Anche perché non sono poche le barriere, naturali e artificiali, che rendono complesso uno spostamento verso est: pensa che qualche esemplare possa comunque raggiungere l’orsa anche a così grande distanza dal Trentino?
“Autostrada e fiume Adige non favoriscono certo il passaggio, ma come dicevo ci sono testimonianze in passato di grandi distanze attraversate da esemplari maschi e più raramente da femmine: non sono episodi isolati, quindi non è infondato pensare che possano crearsi le condizioni per una fusione. Tra la comunità trentina, diciamo così, e quella slovena dalla quale con tutta probabilità proviene l’orsa con i cuccioli avvistata in Friuli”.
Dove peraltro la comunità è particolarmente numerosa.
“Si tratta dello Stato europeo con la più alta densità di orsi: 1200 esemplari in un territorio grande come la Lombardia. Però è una situazione gestita in maniera molto differente: c’è grande attenzione nel mantenere gli orsi nelle aree dove devono stare, e c’è una quota di circa 200 orsi all’anno che vengono abbattuti. Lo fanno con criterio, cercando di evitare che i numeri aumentino ancora”.
Quello di portare gli orsi su tutto l’arco alpino è ancora un progetto in essere?
“Bisogna fare un distinguo. Il progetto di reintroduzione degli orsi ”Life Ursus” in quanto tale è stato un successo straordinario, forse il più grande successo a livello europeo sul tema della reintroduzione di grandi carnivori: ma è un progetto che aveva come data di inizio il 1996 e come data di fine il 2004. Mi scappa da ridere quando sento certa gente che parla di fallimento del progetto Life Ursus. Semmai è stata ed è discutibile la gestione di chi ha voluto gestirlo sostituendosi spesso ai tecnici e chi ha davvero le competenze per farlo”.













