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Trento
12 dicembre | 05:01

Rifiuti, con "Egato" Provincia e Comuni insieme per costruire "l’impianto che consentirà la chiusura del ciclo". Ianeselli: "Si scelga la migliore soluzione tecnologica"

Trento (e il Trentino) affrontano il dibattito sulla migliore soluzione per "chiudere il ciclo dei rifiuti", bilanciando la sostenibilità ambientale con la necessità di autonomia nella gestione dell'indifferenziata. Raggiunta l’intesa Provincia-Cal per l'attivazione del Consorzio Egato Trentino. L'assessore Giulia Zanotelli: “Passo importante verso la chiusura del ciclo, valorizzeremo le esperienze di tutti i territori”

Rifiuti, con "Egato" Provincia e Comuni insieme per costruire "l’impianto che consentirà la chiusura del ciclo"
di MOb

TRENTO. "Un passo importante verso la chiusura del ciclo dei rifiuti".

 

Con queste parole è stata annunciata l’istituzione del Consorzio Egato Trentino, l'organismo che vedrà la partecipazione di Provincia e 18 territori, tra Comunità di valle e i Comuni di Trento e Rovereto: un'intesa che regolerà l’esercizio in forma associata delle funzioni relative alla gestione integrata dei rifiuti urbani.

 

Durante la seduta del Cal di ieri, mercoledì 11 dicembre, alla presenza dell’assessore provinciale all’Ambiente e agli Enti locali Giulia Zanotelli, è stato definito l’accordo che stabilisce le modalità di collaborazione per organizzare e ottimizzare le attività legate alla raccolta, al trasporto, al recupero e allo smaltimento dei rifiuti.

 

“Si tratta di un passo significativo verso la progettazione e la realizzazione dell’impianto che consentirà la chiusura del ciclo dei rifiuti sul territorio provinciale” ha commentato l’assessore Zanotelli.

 

E così a questo punto torna d'attualità la "vecchia" questione dell'inceneritore. Anzi, del gassificatore, le cui quote sembrano essere in netta risalita

 

D'altronde anche se Trento continua a volare nelle classifiche nazionali ed è ormai una città modello in Italia per numeri ed efficienza di raccolta differenziata e “sostenibilità”, non mancano comunque le sfide da affrontare. Oggi e, soprattutto, domani.

 

Certo, la questione dell'impianto "risolutore" si porta dietro una serie di annessi e connessi: per semplificare una questione ramificata e complessa, sul piatto della bilancia da un lato ci sono soprattutto gli eventuali rischi per la salute e l’ambiente; dall’altro, la necessità di chiudere il ciclo dei rifiuti (giro di parole forse abusato ma efficace) in una provincia che, come detto, vanta tassi elevati di raccolta differenziata. Ma che si ritrova comunque ogni anno a dover spendere circa 11 milioni di euro per la gestione dell’indifferenziata.

 

“Perché per quanto virtuosi si possa essere, ci sarà sempre una parte di rifiuto residuo da dover smaltire – ribadisce a Il Dolomiti il sindaco di Trento, Franco Ianeselli -; il punto è capire quale sia la strategia più funzionale per chiudere il ciclo dei rifiuti. Se vogliamo portare i nostri rifiuti altrove, bisognerà valutare a quali condizioni, anche economiche. E altrimenti dobbiamo guardare con fiducia ai tecnici e trovare la migliore soluzione tecnologica esistente”.

 

Sui dettagli del “come” e il “dove” insomma siamo ancora in alto mare. 

 

“Anche qui mi preme sottolineare che siamo aperti al dialogo e a ogni soluzione: non soffriamo della sindrome ‘Nimby’, ‘non nel mio cortile’: se si decide che il l'impianto dovrà essere costruito in territorio comunale a Trento, non ci opporremo alle valutazioni degli esperti. Dobbiamo essere laici su questo argomento, si parla di scienza e di tecnologia, non di politica”.

 

“All’inizio, lo ammetto, rispetto al gassificatore ero un po’ scettico, ma le analisi degli esperti e le indicazioni positive riscontrate su queste nuove tecnologie di ultima generazione sono davvero incoraggianti anche sul piano ambientale. Si tratta di un’opera moderna che aiuterebbe il territorio ad essere più autonomo, sostenibile e proiettato al futuro”.

 

Insomma, una visione pragmatica che punta sull’innovazione tecnologica e su un approccio “istituzionale” senza bandiere politiche, che non vede il gassificatore in alcun modo opposto a una visione sostenibile e “green” della città a breve e lungo termine.

 

Ma negli scorsi giorni è arrivata anche la presa di posizione di Lucia Coppola, Alleanza Verdi e Sinistra, e Andreas Fernandez, Europa Verde del Trentino, che hanno ribadito il loro netto “no alla combustione dei rifiuti” tramite inceneritore (“scelta anacronistica e dannosa”) aprendo però uno spiraglio all’ipotesi gassificatore.

 

“Non vorremmo però trovarci - dicono i due - nella situazione di avvalerci di impianti modulari per i quali allo stato attuale non abbiamo evidenze, sia in riferimento al possibile inquinamento che al funzionamento. Secondo gli ultimi studi, la gassificazione potrebbe avere delle potenzialità, ma vi sono ancora degli aspetti non chiarissimi che alcune ricerche scientifiche sulla nostra realtà potrebbero approfondire”.

 

Insomma, tutto rinviato a un’analisi più puntuale una volta che si capirà l’effettiva tecnologia scelta per essere messa in campo in territorio trentino: “Importanti sono le considerazioni da farsi sui parametri operativi, sulla stabilità e affidabilità degli impianti, sulla qualità del syngas prodotto, anche in virtù di variazioni nel tempo, e sul suo possibile uso come combustibile. Alla luce di queste considerazioni crediamo che la strada da percorrere sia quella di investire sulla prevenzione a monte dei rifiuti, in particolare sulla riduzione degli imballaggi, sul riciclo e sul riuso/riutilizzo”.

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