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Trento
16 marzo | 05:01

Rifiuti, in Trentino Alto Adige differenziata al 75% ''ma a Bolzano il 70% della plastica è scartata e va nel termovalorizzatore''. Ecco come Trento può risolvere il problema

Come spiega a il Dolomiti Stefano Fattor, prendendo Bolzano ad esempio: "Il 70% circa della plastica raccolta finisce per essere scartata e quindi mandata a recupero termico in termovalorizzatore". Nonostante gli alti livelli di differenziata quindi, oltre alla frazione di residuo è parecchio il materiale che finisce per essere smaltito in diversi impianti: tra questi non figura però quello altoatesino, che non può trattare questa tipologia di materiale. Ecco perché la progettualità per un termovalorizzatore trentino potrebbe contribuire a risolvere un problema regionale

TRENTO. Alti livelli di raccolta differenziata e costi tra i più bassi nel Nord Italia per quanto riguarda la gestione dei rifiuti urbani. È questo, in estrema sintesi, il quadro che emerge nel Rapporto rifiuti urbani 2023 di Ispra per quanto riguarda la Provincia autonoma di Trento mentre, sullo sfondo, a livello politico continuano le discussioni in merito alla realizzazione di un termovalorizzatore per la chiusura del ciclo dei rifiuti sul territorio provinciale. In particolare, nel report si sottolinea come la Provincia di Trento si posizioni al sesto posto (per quanto riguarda il 2022) a livello nazionale per percentuale di raccolta differenziata (80,5%), dietro solo a Treviso, Mantova, Belluno, Reggio Emilia e Novara. Molto più in basso invece la Provincia di Bolzano (dove pur le autorità cantano vittoria, ribadendo di aver già raggiunto, e superato, gli obiettivi fissati dall'Unione europea per quanto riguarda il riciclo al 2035), che si ferma nella fascia bassa della classifica al 68,7% (la media in regione sfiora il 75%). Nel confronto tra le due Province s'inverte invece il rapporto parlando dei costi: secondo il rapporto Ispra infatti, mentre una persona a Trento paga in media 172,3 euro all'anno per il servizio di igiene urbana (si tratta di uno dei valori più bassi a livello italiano) lo stesso dato a Bolzano arriva invece a 142,5 euro annui. Al di là delle cifre però, come spiega a il Dolomiti Stefano Fattor (oggi assessore alla mobilità a Bolzano ma per anni in precedenza presidente di Ecocenter, società pubblica bolzanina che si occupa, tra le altre cose, della gestione del termovalorizzatore di Bolzano), la realtà per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti è ben diversa e, in ottica futura, le due Province (Trento e Bolzano) potrebbero trovare proprio nel nuovo impianto previsto in Trentino una soluzione ad un problema che, nei dati sulla differenziata, spesso non si evidenzia: la gestione dello scarto. Ma procediamo con ordine.

 

“Un dato – spiega Fattor – è la percentuale di raccolta differenziata, un altro è quello relativo alle frazioni che vanno poi a recupero termico. In Veneto, per esempio, la percentuale di differenziata è altissima ma ci sono anche percentuali di scarti gigantesche”. E la situazione, bene o male, è la stessa a livello generale: “La raccolta della plastica è l'esempio più lampante – continua l'ex presidente di Ecocenter –. Bolzano presenta dati altissimi, ma fatto 100 il contenuto di una 'campana' per la raccolta della plastica, all'incirca il 45% del contenuto viene immediatamente scartato da un primo processo di selezione manuale. Del restante 55%, la metà del materiale viene nuovamente scartata in seguito. In pratica, quando parliamo di plastica su 100 chilogrammi di materiale raccolto circa il 70% viene quindi scartato”. E cosa succede con lo scarto? “Viene mandato a recupero termico, in un termovalorizzatore quindi – dice l'esperto – per la produzione di energia. Ma non nell'impianto di Bolzano, che accoglie solo rifiuti solidi urbani”. La plastica scartata infatti, visto il contenuto secco molto alto, viene classificata come rifiuto speciale o assimilabile e inviata, dopo la raccolta in impianti specializzati in Italia o all'estero. “Come detto – spiega ancora Fattor – il caso della plastica è il più clamoroso, ma questa dinamica si verifica un po' con tutte le frazioni. Mediamente, più è alta la percentuale di raccolta differenziata più è grande la quantità di scarto che viene prodotto. La stessa direttiva europea ormai non guarda più alla percentuale di differenziata, ma a quella di materiale che va a recupero. È un dato di fatto di cui bisogna assolutamente tener conto”.

 

In altre parole, dietro ai numeri relativi alla differenziata si nasconde una realtà ben più complessa: “Parlando della plastica, il modo migliore per limitare la quantità di rifiuti sarebbe andare alla base, alla produzione e all'acquisto – continua Fattor –. L'alta percentuale di scarto è dovuta proprio alla natura dei prodotti di cui parliamo, nei quali diverse tipologie di plastiche vengono compattate fino a formare un 'film' molto sottile. L'unica plastica che viene effettivamente recuperata e trasformata in un altro prodotto è il Pet. Il resto, generalmente, finisce in buona parte nello scarto”. Ed è proprio in questo contesto che il nuovo impianto previsto per la chiusura del ciclo dei rifiuti a Trento potrebbe giocare un ruolo importante. Nonostante l'alto livello di differenziata infatti (al di là delle percentuali di scarto, nel report di Ispra si evidenzia come, nel 2022, su una produzione totale di 266.579 tonnellate di rifiuto urbano la raccolta differenziata in Trentino sia arrivata a 214.644 tonnellate), come più volte riportato anche dall'ex assessore all'Ambiente Mario Tonina nel ribadire la necessità di realizzare un impianto per la chiusura del ciclo in Provincia di Trento, al netto della possibilità (e necessità) di migliorare sul fronte del riciclo, una frazione di rifiuto residuo (da inviare, quindi, o in discarica o in un inceneritore) rimarrà sempre, e proprio la presenza di un termovalorizzatore sul territorio altoatesino permette alla Provincia di Bolzano di mantenere un costo di gestione dei rifiuti più basso rispetto a quello trentino.

 

Il bacino ideale per il termovalorizzatore, dice in conclusione Fattor, sarebbe stato quello regionale, ma vista la necessità oggi di realizzare un impianto anche in Trentino, prevederne all'interno la possibilità dello smaltimento anche di rifiuti speciali, come sono gli scarti plastici citati in precedenza, contribuirebbe a risolvere un problema in ottica regionale (visto che il materiale scartato a Bolzano viene attualmente raccolto e smaltito in un impianto austriaco). Con una possibile, perché no, compartecipazione anche della stessa Provincia di Bolzano per la gestione di quelle frazioni. “Trovare una chiusura della filiera in Trentino su questo fronte sarebbe molto interessante – conclude l'esperto – con un impianto capace di gestire sia il rifiuto solido urbano che una quota di rifiuti speciali. Se guardiamo all'impianto bolzanino, ogni anno la sua attività permette di risparmiare l'immissione in atmosfera di circa 41mila tonnellate di Co2 grazie al teleriscaldamento, che ormai sta facendo passi sempre più rapidi in tutta Bolzano”. Al momento sul fronte trentino (mentre ogni anno migliaia di tonnellate di residuo vengono trasportate da Trento a Bolzano per il recupero termico) non sono ancora stati diffusi dalle autorità i dettagli relativi alle progettualità per l'impianto e da AmAmbiente (il consorzio che gestisce i rifiuti nell'Alta Valsugana) è arrivato un appello: “Dobbiamo continuare al più presto il percorso iniziato prima delle elezioni”.

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