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Belluno
01 maggio | 12:27

Dall’Agordino all’Abruzzo: sei bambine alle nazionali di scacchi. “Hanno avuto tanta determinazione: sapevano di doversi far valere e non ci hanno pensato due volte”

Una piccola storia da un paese di poco più di mille abitanti nel cuore dell’Agordino: sei giovani alunne hanno trasformato un laboratorio didattico di scacchi in una passione, arrivando a qualificarsi alla finale nazionale del Trofeo scuola che si terrà a Montesilvano dal 18 al 21 maggio. L’intervista agli insegnanti: “Grande momento di crescita formativa e personale”

LA VALLE AGORDINA. Sei bambine, tanta determinazione e lo sano spirito competitivo che a questa età certo non manca: Aurora, Elisabeth, Erica, Ginevra, Grace Mia e Nives Ester sono pronte per scendere dall’Agordino in Abruzzo e mostrare alle scuole di tutta Italia di che pasta sono fatte e difendere i loro re da regine, cavalli, torri e alfieri avversari.

 

“Un bellissimo percorso di per sé, ma anche un momento di crescita formativa e personale. Gli scacchi favoriscono infatti concentrazione, capacità di gestione dell’errore, rispetto delle regole, il sapersi mettere dal punto di vista dell'altro e sviluppano abilità di gestione emotiva, della fatica e della sconfitta: tutti aspetti cui, purtroppo, i bambini sono sempre meno abituati”. Così Cinzia Renon e Thomas Tomé, insegnanti di matematica e scienze presso la scuola primaria Don G. Mezzacasa (La Valle Agordina), descrivono a il Dolomiti un percorso che sta portando le alunne a vivere la loro prima esperienza educativa e di vita lontano da casa.

 

Saranno infatti queste sei giovani bellunesi, di 10 e 11 anni, a partecipare alla finale nazionale del Trofeo scacchi scuola 2026 a Montesilvano (Pescara) dal 18 al 21 maggio. Vi possono accedere le squadre che hanno superato le qualificazioni provinciali e regionali: nel 2025, erano 356 con 1.862 giocatori da tutta Italia. Una realtà quindi che saprà essere ricca di stimoli per le bambine.

 

Questa avventura - spiegano i docenti - è iniziata lo scorso anno grazie ai fondi Pnrr, quando si è aperta la possibilità di proporre l’attività in orario scolastico. Abbiamo avviato un percorso con un esperto esterno, Francesco Buzzatti, ma senza uno scopo agonistico: piuttosto, voleva essere l’occasione per far imparare ai bambini un gioco ricco di valenza educativa e stimolante sotto vari aspetti, compreso lo sviluppo di abilità logico-matematiche”.

 

Tutto è partito come un semplice laboratorio: i bambini delle classi terza, quarta e quinta hanno imparato le regole e iniziato a giocare, e poi non si sono più fermati. “Quest’anno - aggiungono - abbiamo proseguito con le classi che avevano già partecipato al progetto: i bambini si sono infatti appassionati in modo naturale, hanno iniziato a giocare anche autonomamente durante la ricreazione e incontrarsi fuori dalla scuola”.

 

A quel punto, è stato lo stesso esperto a suggerire i tornei scolastici, cui hanno aderito nel 2025 due squadre di questa primaria (più altre di Agordo), mentre quest’anno ad andare avanti è stata l’agguerrita squadra femminile. “A dire il vero - ammettono i docenti - non ce lo aspettavamo. Diciamo che, vista la qualificazione ai primi posti alle provinciali lo scorso anno, questo primo step era dato per scontato, ma superare anche le regionali sinceramente è stata una sorpresa per noi adulti. Le bambine, invece, hanno da subito affrontato la gara con determinazione e lucidità: avevano una precisa idea di cosa stavano facendo, del fatto di essere al livello regionale e di doversi far valere perché le nazionali erano dietro l’angolo ad aspettarle”.

 

Oltre il gioco, sarà per loro una piccola esperienza di vita. “Abbiamo trovato un appartamento dove alloggiare - spiegano - per abbattere un pole spese. Così avranno modo di aiutarsi a vicenda: dovremo fare da mangiare e per alcune di loro sarà la prima volta fuori casa senza i genitori. Inoltre, pochi giorni fa, alla tradizionale Festa de l’Om Salvarech hanno organizzato un banchetto per vendere delle torte e guadagnare qualcosa per le piccole spese quotidiane di quei giorni. E nel frattempo, ovviamente, lì in piazza hanno giocato a scacchi: insomma, se la sono guadagnata da tutti i punti di vista”.

 

“Per arrivare alla qualificazione - concludono - c'era da fare qualche passo in più e loro non ci hanno pensato due volte. Si sono allenate nel tempo libero, giocavano tutti i giorni a ricreazione e poi a casa tra di loro, con i genitori e con le famiglie. Il ruolo di queste ultime è stato fondamentale, sappiamo che mamme e papà si sono organizzati per farle incontrare per cui c’è stata la collaborazione di tutti. Nel limite del possibile alcune hanno partecipato anche ad altri tornei provinciali: teniamo presente che sono bambine spesso impegnate, oltre che nella scuola, anche in attività sportive, perciò non è stato facile ma ci credono e noi siamo qui a supportarle”.

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