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| 06 ott 2024 | 06:01

Rischi per calamità naturali "catastrofali", dall'1 gennaio l'obbligo assicurativo che preoccupa le imprese. Fusciani (Itas): "Eventi estremi sempre più frequenti e violenti"

Dall'1 gennaio tutte le imprese italiane saranno obbligate ad aver stipulato una polizza assicurativa per coprire i danni derivanti da calamità naturali. Marco Fusciani, vicedirettore generale di Itas Mutua: "Abbiamo elaborato alcuni testi di polizze, ma stiamo aspettando i decreti ufficiali che definiranno con precisione i parametri a cui dovremo attenerci"

TRENTO. In questi giorni si sono susseguite varie “grida di allarme” da parte delle imprese del territorio, in particolare dai Cna, associazioni che operano per la tutela e la promozione politica, economica e sindacale degli interessi dell'artigianato e delle piccole e medie imprese locali.

 

Motivo del contendere, la novità legislativa che prevede che tutte le imprese italiane a partire dall’1 gennaio 2025 siano obbligate ad aver stipulato una polizza assicurativa per coprire i danni derivanti da calamità naturali come terremoti, alluvioni e frane.

 

Cna Bolzano – recita il comunicato dell’associazione altoatesina, ripreso in forma sostanzialmente identica anche dai “colleghi” di Belluno - chiede una proroga dell’entrata in vigore e rileva le ancora troppe criticità: dalla sfera di applicazione della misura riguardo ai soggetti destinatari alla puntuale definizione delle casistiche di eventi calamitosi e catastrofali fino ai costi a carico delle imprese”.

 

Per fare luce su questa novità, che mira a ridurre il rischio per le aziende e allo stesso tempo a contenere il costo dei risarcimenti per lo Stato, Il Dolomiti ha fatto alcune domande al vicedirettore generale di Itas Mutua, Marco Fusciani.

 

“Tecnicamente – esordisce Fusciani - non si tratta di un obbligo in senso stretto, poiché la sanzione per chi non si assicura non sarà diretta, ma consisterà nel mancato accesso a fondi pubblici o agevolazioni in caso di calamità. In pratica, se un'azienda non è assicurata, lo Stato non interverrà per coprire i danni. Questo aspetto è molto importante, perché c’è la sensazione che ad assicurarsi, al momento, sia solo chi pensa di trovarsi in una condizione di rischio elevato”.

 

E invece l’idea dovrebbe essere quella di ampliare la “platea” delle imprese assicurate.

“Il prezzo delle polizze dipende molto dal numero di imprese che decidono di assicurarsi. Se la maggior parte delle aziende stipula una polizza, si crea una massa critica che permette di abbassare i costi per tutti; al contrario, se si assicurano in pochi, i premi aumenteranno. È una dinamica che si basa sul principio di mutualità: più soggetti sono coperti, minore è il rischio per le compagnie assicurative, e di conseguenza il premio può restare contenuto”.

 

Itas come si sta preparando a questa novità legislativa ormai imminente?

“Abbiamo elaborato alcuni testi di polizze, ma stiamo aspettando i decreti ufficiali che definiranno con precisione i parametri a cui dovremo attenerci. Con calamità naturali si intendono terremoti, alluvioni e frane: molte polizze già esistono, ma non tutte sono perfettamente allineate con le nuove disposizioni. Poi ci sono altri fenomeni come trombe d’aria e grandinate, che stanno diventando sempre più frequenti e che hanno avuto un impatto importante anche sul territorio trentino; questi sono classificati come eventi naturali”.

 

Fenomeni sempre più violenti e sempre più ricorrenti.

“Ormai in moltissimi territori il ripetersi di eventi climatici estremi ha avuto un’accelerata impressionante. Non fa piacere che siano dovuti servire, ma diciamo che questi eventi stanno contribuendo a creare una nuova sensibilità su questo tema”.

 

Alcune associazioni di categoria hanno chiesto una proroga di almeno 12 mesi prima dell’introduzione della nuova legge. Pensa che si andrà verso uno slittamento delle scadenze?  

“Al momento non ci sono indicazioni che suggeriscano una proroga da parte del governo, anche perché si tratta di una materia che arriverà a regime comunque in tempi lunghi. Insomma, da quando il decreto verrà emanato ci saranno comunque 60-90 giorni per le imprese per mettersi in regola”.

 

L'Italia è uno dei pochi Paesi in Europa senza l’obbligo di copertura assicurativa contro le calamità naturali. Abbiamo un problema di scarsa “cultura assicurativa”?

“È vero, siamo un paese sotto assicurato, soprattutto tra le piccole e medie imprese, dove si stima che solo il 5-10% sia coperto contro i danni di questo tipo. Purtroppo, c'è sempre stata la sensazione che lo Stato, in caso di calamità, sia pronto a intervenire e a coprire i danni, ma questo sistema non è più sostenibile. Con il clima che cambia e la crescente frequenza di eventi catastrofali, è fondamentale che le tutti capiscano l'importanza di assicurarsi. Come accennavo prima, i numeri sono in crescita: dal 2018, l’anno di Vaia per intenderci, ogni anno abbiamo assistito a un aumento del 30% rispetto a quello precedente, per quanto riguarda le polizze contro gli eventi naturali; ma c'è ancora molto da fare in termini di sensibilizzazione”.

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