Contenuto sponsorizzato
Trento
29 aprile | 06:01

Sanità in Trentino, la neo presidente della Consulta: "Stop alla deriva verso il privato", e sui punti nascite: "Condizioni di rischio"

Elisa Viliotti è la nuova presidente della Consulta provinciale per la salute. In un'intervista a il Dolomiti sottolinea come oggi sia quanto mai necessaria una vera riforma del sistema di medicina territoriale. L'appello alla politica: "Il finanziamento della sanità pubblica  è un investimento e non un costo da contenere nel bilancio". Sui punti nascite: " I fondi attualmente spesi per il loro  mantenimento in deroga potrebbero essere utilmente utilizzati per integrare l’elitrasporto delle gestanti e per l’estensione del percorso nascita territoriale di Comunità"

Nella foto la neo presidente della Consulta Elisa Viliotti con Renzo Dori
Nella foto la neo presidente della Consulta Elisa Viliotti con Renzo Dori

TRENTO. "Oggi il Trentino ha bisogno di una vera riforma della medicina territoriale. Allo stato attuale si è ragionato solo sulle risorse ma è mancata un’idea di fondo". A dirlo in un'intervista a il Dolomiti è Elisa Viliotti, nuova presidente della Consulta provinciale per la salute.

 

Viliotti succede a Renzo Dori, presidente uscente e in carica dal 2019. Sono numerose le sfide e le criticità che la Sanità trentina si trova davanti: dalle tante trasformazioni che avverranno grazie i fondi Pnnr alla carenza del persone fino ad arrivare alle criticità dei punti nascita in merito ai quali Viliotti spiega: "I fondi attualmente spesi per il mantenimento dei punti nascite in deroga potrebbero essere utilmente utilizzati per integrare l’elitrasporto delle gestanti e per l’estensione del percorso nascita territoriale di Comunità in modo da migliorare tutte le attività afferenti al pre e post parto".

 

Presidente, la sanità territoriale non funziona. I pronto soccorso sono presi d'assalto perché tantissimi codici bianchi e verdi non trovano risposte sul territorio. Cosa bisogna fare per evitare che questa situazione esploda? 
Va riformata la medicina territoriale e l’integrazione socio sanitaria per la presa in carico dei più fragili, valorizzando e investendo sulle reti organizzative assistenziali di concerto con l’attuazione delle potenzialità che derivano da un Pnrr che si pone l’obiettivo di riformare la sanità territoriale con criteri di prossimità (vicinanza all’utenza), secondo una visione e una progettualità complessiva, non limitata alla pura progettazione delle strutture (Case di Comunità e Ospedalità di Comunità) per percepire i finanziamenti europei, ma che derivi da una reale co-programmazione basata sui bisogni e le necessità delle persone, attuata con gli stakeholders e, in primis con le Consulte provinciali per la salute e per il sociale, che sono gli organi rappresentativi delle associazioni, cooperative e imprese sociali su cui parzialmente si fonda la tenuta del presidio territoriale della salute. Serve quindi riaprire il dibattito sulla medicina del territorio, ragionando sui sistemi integrati, sul nuovo ruolo del Distretto e sulla sua reale capacità di regia, sulla riforma delle Rsa, sulle Case di Comunità quale punto di riferimento di una medicina proattiva e di prossimità, sulla funzione di continuità assistenziale e di supporto riabilitativo degli Ospedali di Comunità e, quindi, sull’attuazione del Pnrr (DM 77/2022), perché allo stato attuale si è ragionato solo sulle risorse ma è mancata un’idea di fondo di riforma concertata con tutte le categorie socio-assistenziali e socio-sanitarie, per ragionare sul ruolo che si vuole dare ai territori e sulla capacità di co-programmazione e co-progettazione tra Apss e Terzo Settore. Serve che il management aziendale non si dedichi solo alla definizione dell’emergenza ma agisca in base ad una visione complessiva. 

 

Uno degli aspetti che ci portano a parlare di sistema al collasso è la carenza di personale. Lei crede che la facoltà di Medicina possa aiutare? 
La carenza di personale medico sanitario in tutti i servizi provinciali, e in particolar modo, nella medicina generale, va affrontata secondo una visione futura di sanità e non con soluzioni tampone come l’aumento del numero di assistiti. Serve alleggerire la parte burocratica e dotare i medici di base di strumenti semplici di prima diagnosi per evitare, per diminuire il ricorso alle prestazioni specialistiche. Serve un impegno particolare nelle valli per rendere disponibili alloggi a costi accessibili. Va resa attrattiva la professione medica ai giovanissimi, per far si che ad un aumento dei posti nelle Facoltà di Medicina corrisponda un reale aumento di iscrizioni, anche considerando che in Trentino i medici di medicina generale over 55 sono il 69% e i pediatri di libera scelta il 65%. In generale servono incentivi economici adeguati a tutte le professioni sanitarie, considerando che un medico italiano guadagna il 70% in meno di un collega tedesco e il 40% in meno di un collega inglese e, in questo contesto, crescono i compensi per i medici gettonisti, ai quali va invece applicato un tetto massimo, differenziando semmai le sedi disagiate per renderle maggiormente attrattive. La questione dei medici libero professionisti a prestazione ha ripercussioni negative sia sull’organizzazione interna che sul sistema sanitario nel suo complesso. Internamente alle organizzazioni sanitarie, non essendo integrati nel team di cura, i gettonisti sentono meno responsabilità, garantendo meno appropriatezza delle cure, non avendo alcun obiettivo aziendale, poi vi è il rischio di conflittualità legato a una notevole disparità retributiva coi colleghi e alla possibilità di decidere quanto e quando lavorare, con un potere contrattuale troppo forte ed eticamente discutibile. Con i pensionamenti in vista, se non si pone un tetto ai compensi, la spesa sanitaria è destinata ad esplodere. Serve investire nell’attrattività e nella capacità di trattenere, creando servizi ed esperienze professionali uniche e di qualità, aumentando i contratti del personale sanitario e pensando ad un sistema incentivante legato alle effettive capacità del professionista e basato sul merito, nonché migliorando il clima organizzativo. 

 

Sono state evidenziate delle criticità nel tenere aperti (in deroga) i punti nascite di Cles e Cavalese. Cosa ne pensa? C’è un tema di sicurezza, cosa dovrebbe fare la politica?

La nostra posizione è sempre stata ispirata alla necessità che ogni servizio sanitario e, quindi, anche i Punti Nascite, debbano garantire la massima sicurezza, in questo caso sia nei confronti della madre che del nascituro. La letteratura sostiene che il basso volume di attività di un Punto nascita possa, infatti, costituisce un elemento di criticità rispetto alle competenze espresse dai professionisti, specie per quel che riguarda situazioni di emergenza/urgenza ostretrica e/o neonatale, e ciò richiede una costante rotazione del personale di assistenza dei Punti Nascita aperti in deroga con quelli di maggiori dimensioni. Questa condizione di rischio, che si configura anche per i professionisti, non facilita l’attività di reclutamento di medici disposti a lavorare in periferia. Al di là dei costi resi noti dalla Corte dei Conti, nelle scelte che la politica è chiamata a fare va data priorità alla sicurezza delle prestazioni, verificando in primis il rispetto dei requisiti standard operativi, di sicurezza e tecnologici indicati nell’Accordo Stato Regioni 16 dicembre 2010 sulle linee indirizzo per il percorso nascita, come la presenza di una guardia attiva h24 di anestesista, di ostetrica, ginecologo, pediatra oltre a tutti gli altri requisiti previsti. Va poi considerato che molte gestanti di quella valle preferiscono andare al S. Chiara perché si sentono meglio tutelate e questo appesantisce ulteriormente la funzionalità operativa del Punto Nascita di Trento. I fondi attualmente spesi per il mantenimento dei Punti Nascite in deroga potrebbero essere utilmente utilizzati per integrare l’elitrasporto delle gestanti e per l’estensione del percorso nascita territoriale di Comunità in modo da migliorare tutte le attività afferenti al pre e post parto.

 

Il privato sta riuscendo a conquistare maggiori spazi. Lei crede che la Sanità pubblica sia in pericolo? 

Non c’è una contrarietà di principio allo svolgimento di prestazioni sanitarie da parte del privato, l’impostazione è di tutelare il sistema sanitario pubblico a presidio dei dettami costituzionali di universalità, uguaglianza ed equità della cura. In Italia, dal 2009 sono stati chiusi 300 ospedali e si sono persi 80.000 posti letto. Le strutture private accreditate ospedaliere sono raddoppiate negli ultimi 10 anni, le strutture private specialistiche ambulatoriali passano da 5587 a 8778, le strutture private per l’assistenza residenziale passano da 4884 a 7984, le strutture private per l’assistenza semiresidenziale da 1712 a 3005, le strutture private riabilitative da 746 a 1154. 

Anche a livello provinciale, cresce la preoccupazione dinanzi all’aumento dello stanziamento di risorse verso il privato, sottratte alle prestazioni sanitarie pubbliche. Il privato non sente il dovere di rispettare questi principi costituzionali, ispirato da logiche di profitto, con il rischio che la sanità diventi meno accessibile e aumenti di numero di persone che non si curano e ciò non è accettabile.

In merito alla spesa per il privato e a quanto detto dall'assessore Tonina che, sviscerando i dati della Corte dei Conti, parla di un peso per 80 milioni di euro,  vorrei precisare che in verità non vengono calcolati i costi indiretti da prestazioni rimborsate ai cittadini e i costi sostenuti direttamente dai cittadini privati. Quanto incide sul bilancio famigliare il dover ricorrere alle cure private perché le liste di attesa sono proibitive? 
Perché non cerchiamo di costruire un dato aggregato, accedendo alle dichiarazioni dei redditi e in particolare agli oneri detraibili dei trentini? Quella è la spesa collettiva in sanità privata. Non inciderà sul bilancio pubblico ma incide sui bilanci dei cittadini tutti.

 

C'è poi la questione delle liste di attesa per visite e interventi.  
Occorre entrare nel merito di ogni singola lista di attesa per comprendere come sono costruite e da dove si generano le criticità, analizzando sia la coerenza dell’offerta di prestazioni del sistema sanitario rispetto alla domanda di salute sia le carenze organizzative e la mancanza di presidio del sistema di gestione delle liste. Nella mia umile esperienza di Presidente di Avis del Trentino, ho riscontrato il problema di una lista di attesa di 1.300 aspiranti donatori in attesa di fare gli esami del sangue, che, negli anni, non solo perdurava ma aumentava. Entrando puntualmente nel merito organizzativo unità di raccolta per unità di raccolta, siamo riusciti ad azzerarla in poco tempo. Con ciò intendo che serve il coraggio di mettere in discussione un modello organizzativo ormai consolidato ma non per questo funzionale. Entrando nel merito dell’organizzazione di ogni singola lista di attesa, con puntualità, comprendendone il funzionamento, ma individuando anche gli utenti che temporeggiano a fronte della disponibilità dell’offerta di prestazione pur rimanendo in lista. Non invertire la tendenza avrà ripercussioni sull’accesso alle cure costringendo i cittadini meno abbienti a rinunciare al diritto alla salute, provocando un’eccessiva pressione sui pronto soccorso (codici bianchi e verdi), obbligando i cittadini a rivolgersi ad una sanità privata costosa che presenta essa stessa liste di attesa o, addirittura, per talune tipologie di esami diagnostici alcuna disponibilità. Si rileva, peraltro, come nel bilancio di previsione 2024/2026 le risorse stanziate per abbattere le liste di attesa non siano state incrementate. 

 

Da poco ha assunto l'incarico di presidente della Consulta per la Salute in Trentino. Vista la situazione che stiamo affrontando, qual è il suo appello alla politica?
Il sistema sanitario pubblico deve essere messo al centro dell’agenda politica e sostenuto da adeguate risorse, invertendo la deriva verso il privato, considerando il finanziamento della sanità pubblica un investimento e non un costo da contenere nel bilancio pubblico. Il Trentino gode di numeri, disponibilità di risorse e professionisti di valore, serve rigenerare il sistema per farlo diventare virtuoso 

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 30 aprile | 10:02
Il bilancio dell'inverno fra Trentino, Alto Adige e Tirolo: nel corso della stagione sono state registrate più di 500 valanghe provocate da [...]
Cronaca
| 30 aprile | 08:40
L'incidente era avvenuto a Borgo Valsugana il 15 aprile e le sue condizioni si erano mostrate fin da subito molto gravi. Nella giornata di ieri [...]
Cronaca
| 30 aprile | 06:00
"La situazione epidemiologica del territorio provinciale nei confronti della malattia Ibr/Ipv non consente di ottenere il riconoscimento di [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato