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Belluno
30 aprile | 06:41

Morto in bici mentre tornava dal lavoro: via libera del Consiglio comunale alla partecipazione alle spese del funerale, ma è scontro sull’immigrazione

La morte di Dowh Mukhtar, deceduto mentre rientrava dal lavoro in bicicletta, continua a far discutere, stavolta in Consiglio comunale. La minoranza ha infatti proposto di devolvere (chi lo vuole) il gettone di presenza dei consiglieri per le spese del funerale: una partecipazione di fatto solo simbolica, che però non ha fatto mancare il dibattito sull’integrazione degli immigrati nel territorio

BELLUNO. La morte di Dowh Mukhtar, lavoratore sudanese deceduto mentre rientrava dal lavoro in bicicletta pochi giorni fa (qui), continua a far discutere, stavolta direttamente in Consiglio comunale. La proposta di donare il gettone di presenza dei consiglieri (per chi lo vuole) per le spese del funerale è stata approvata, ma non è mancata una riflessione quasi inevitabile sul tema dell’immigrazione.

 

La proposta avanzata dalla minoranza in sede di Consiglio mercoledì 29 aprile prevede infatti la partecipazione, di fatto simbolica, alle spese del funerale e del rientro della salma di Mukhtar (che sarà tumulata nella parte islamica del cimitero di Rovereto). “In città - specifica la consigliera Maria Teresa Cassol (Pd) - si sta procedendo a una raccolta fondi. Appare quindi opportuno mostrare vicinanza e solidarietà alla famiglia in Sudan, e a tutti i migranti che lavorano in provincia spesso in condizioni disagiate, a nome della comunità di Belluno e partecipare alle spese del funerale per un importo pari a quello dei gettoni di presenza per i consiglieri che ne danno approvazione”.

 

Una partecipazione cui la minoranza punta soprattutto in termini simbolici. L’importo sarebbe infatti minimo, si aggira attorno ai 35 euro lordi ciascuno. “L’importante - sottolinea il consigliere Francesco Rasera Berna (Belluno Bene comune) - è che il Consiglio si esprima come istituzione, non come singoli componenti, e dica ‘io ci sono’ come fatto in decine di altre occasioni. Da una vita si manifesta vicinanza con la rinuncia al gettone di presenza di fronte a tragedie grandi o piccole, individuali o collettive, a favore di chi, di quella tragedia, è rimasto vittima. Lo si è fatto con il terremoto in Emilia: serviva che i consiglieri di Belluno rinunciassero al loro gettone? No, ma era il gesto a contare: questo si chiede dunque, poi ognuno di noi individualmente farà quello che ritiene”.

 

Il dibattito si accende però sul tema dell’immigrazione. Cassol propone infatti a titolo riflessivo anche un’attivazione da parte del Comune per aiutare i lavoratori nel loro vivere e muoversi in città. “Non possiamo non riflettere - aggiunge - su come è avvenuta questa morte e cosa fare perché non succeda di nuovo. A Belluno ci sono due centri di accoglienza straordinaria, a Orzes e Visome: anche qui i ragazzi che lavorano si spostano in bicicletta o monopattino. Credo che, trattandosi di cittadini bellunesi, ci siano tante cose da fare: ad esempio i vigili urbani potrebbero fare corsi su come muoversi in sicurezza, verificare se sono tutti dotati di caschi e giubbotti, o magari promuovere un servizio di car pooling”.

 

Sul tema, come prevedibile, non c’è comunanza di vedute. Il capogruppo della Lega Marzio Sovilla nota infatti di aver sottoscritto la delibera come atto di solidarietà, ma si dimostra contrario alle attività di educazione stradale. “Chi viene in Italia e circola nelle nostre strade - ribadisce - dovrebbe conoscere la situazione. Vista la carenza reale di agenti di polizia locale, inoltre, credo che le risorse andrebbero indirizzate prima in altro modo”.

 

Contrarietà all’intera delibera invece arriva da Forza Italia e Fratelli d’Italia. “Di fronte a una tragedia come questa - aggiunge il capogruppo FdI Alessandro Farina - tutti noi siamo uniti nell’esprimere cordoglio e vicinanza. Però proprio per questo devo dire che la proposta presentata dalla minoranza non mi convince, soprattutto ascoltando le pieghe prese dal dibattito. Anziché ricorrere a un atto formale come il Consiglio comunale, si poteva optare per una comunicazione discreta e veloce quale una semplice mail: bastava inviare una comunicazione con Iban e causale e ogni consigliere e dipendente comunale si sentiva libero di elargire la somma che voleva. Questo avrebbe consentito di togliere un po’ di visibilità, cosa che un tale gesto non dovrebbe avere: la beneficenza non è strumento di marketing politico, ma un dovere morale che si compie nell’ombra”.

 

Alla fine la delibera è stata approvata: ogni consigliere potrà scegliere se devolvere il proprio gettone in sostegno alle spese del funerale - vista anche la difficoltà che si sta riscontrando nel rintracciare i familiari del ragazzo in Sudan -, mentre sull’integrazione reale dei lavoratori immigrati, anche quelli regolari, il dibattito non ha trovato ancora una volta una soluzione.

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