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Teissman fece guidare Kassen, pur consapevole che fosse ubriaco. I due tedeschi non erano in grado di governare la barca che uccise Greta e Umberto nelle acque del Garda

Depositate le motivazioni con cui i giudici d'Appello hanno confermato le pene in primo grado ai due manager colpevoli della morte di Greta Nedotti e Umberto Garzarella, che persero la vita nell'incidente verificatosi il 19 giugno 2021. L'imbarcazione dei tedeschi viaggiava a quattro volte la velocità consentita e non era idonea per navigare di notte

Di D.L. - 22 aprile 2024 - 18:41

SALO'. Patrick Kassen era ubriaco, Cristian Teissman lo sapeva e, nonostante questo, gli affidò la guida del motoscafo con il quale i due speronarono e uccisero Greta Nedrotti e Umberto Garzarella.

 

Dopo la condanna in appello (con la piena conferma della sentenza emessa al termine del processo di primo grado) ai due tedeschi (QUI ARTICOLO) - 4 anni e 6 mesi per Kassen e 2 anni e 11 mesi a Teismann -, ritenuti colpevoli della morte dei due giovani bresciani (24 anni lei, 37 lui), avvenuta nelle acque del lago di Garda nella notte tra il 19 e il 20 giugno 2021 (QUI ARTICOLO), sono state pubblicate le motivazioni della sentenza.

 

Il quadro evidenziato dai giudici è chiaro e, come si legge nel dispositivo, il proprietario del motoscafo (Teissman) non era in grado di guidare e affidò il compito a Kassen, ben consapevole che anch'egli non fosse in condizione di assumere il controllo della barca: "ma anche ipotizzando che Teismann fosse dormiente durante la navigazione dal sogno sino al momento del sinistro e dando comunque per presupposto che egli non fosse co-conduttore, ma mero soggetto trasportato, ciò che supera tutti i rilievi difensivi è il fatto che l’imputato, palesemente ebbro, all’evidente e sciagurato scopo di scrollare da sé ogni responsabilità che avrebbe potuto derivare da una sua personale guida del motoscafo in tale condizione, al momento della partenza dal ristorante, affidava la guida dello stesso a colui che ben sapeva versare nel medesimo stato".

 

Sono state considerate "infondate" le motivazioni addotte dalla difesa, che sosteneva che al momento dell'impatto i due tedeschi non fossero in condizioni di ebbrezza o ubriachezza: l'esame forense delle immagini contenute nei cellulari dei due uomini li ritraevano intenti a bere vino durante la serata e alcune testimonianze non lasciano dubbi.

 

Nelle motivazioni è stata ricostruita la dinamica dell'incidente: l'imbarcazione condotta da Kassen ha impattato contro la barca di Greta e Umberto ad una velocità di circa 20 nodi, il quadruplo di quanto è permesso dalla legge per la navigazione in ore notturne.

 

E, infine, "va decisamente esclusa l'ipotesi alternativa proposta dalla difesa Teismann secondo cui il sinistro si sarebbe verificato non a causa di un rallentamento psicomotorio di Kassen indotto dall'alcool, bensì in ragione di una omessa o difettosa individuazione del lancione".

 

Proprio per questo, secondo i giudici le violazioni commesse dal guidatore "sono in tutte in nesso di causa con il sinistro, compreso lo stato di ubriachezza o quantomeno di ebbrezza alcolica, foriero di una condizione di significativo obnubilamento e di rallentamento psicomotorio indotto dall'abbondante alcol ingerito che impediva l'esecuzione di manovre di emergenza concretamente fattibili".

 

Greta e Umberto, dunque, non avrebbero potuto vedere le luci di navigazione del motoscafo dei due tedeschi "vuoi perché offuscate dai fari di murata vuoi perché addirittura non visibili a causa dell'altezza della prua assunta dal Riva alla velocità di 19-20 nodi".

 

Il motoscafo, tra l'altro, non era in condizioni di circolare durante la notte, in quanto "la sera del tragico fatto poneva anche in navigazione (chiaro il riferimento al proprietario Teissman, ndr) un mezzo (pacificamente di sua proprietà) che non era dotato di una fanaleria tecnicamente idonea per la navigazione notturna".

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