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Trento
13 gennaio | 10:56

Un femminicidio premeditato nei dettagli, il coltello usato per uccidere l'ex compagna conficcato nella trave di casa e dopo il delitto il saluto alla vicina

Tantissimi sono gli elementi che indicano come l'assassino avesse pianificato il delitto, scegliendo un orario in cui era certo lei si trovasse a casa da sola, portando con sé un coltello da caccia (con lama da 22 centimetri), sferrando un solo colpo, senza nessuna esitazione e con freddezza. Moser poi è uscito di casa, ha incontrato e salutato "normalmente" una vicina ed è tornato a casa, dove si è tolto la vita senza esitazioni

VALFLORIANA. Igor Moser ha premeditato il delitto della ex compagna Ester Palmieri. E, allo stesso tempo, ha pianificato anche quello che sarebbe accaduto dopo. Un'esecuzione - suicidio, dunque, secondo un folle piano che il femminicida aveva ben chiaro nella propria testa.

 

E' partito poco prima delle 9 dalla propria abitazione di Castello di Fiemme con il coltello da caccia - con lama da 22 centimetri - utilizzato per l'assassinio, nascondendolo in una custodia di cartone e, dopo essere stato accolto nella casa di Montalbiano dalla madre dei suoi tre figli e aver parlato brevemente con lei, l'ha aggredita mentre alla spalle, sferrandole un solo mortale colpo alla gola.  

 

Anche questo è un elemento che fa capire come l'azione fosse frutto di premeditazione: nessun accanimento, nessuna furia, nessuna incertezza, segno tangibile che, al momento di uccidere, era freddo, lucido, concentrato, determinato a portare a termine il suo malato intento.

 

Anche la scelta dell'orario non è casuale: l'assassino ha optato per un momento in cui aveva la certezza che la donna sarebbe stata sola, dopo aver accompagnato i figli a scuola ed essere rientrata dalla passeggiata mattutina con il cane.

 

Una volta compiuto il delitto, Moser è uscito dall'abitazione dove Ester risiedeva con i tre figli della coppia e ha salutato - come nulla fosse - una vicina: "Ciao Igor, come va?" ha chiesto la signora e lui ha risposto "Benon" in un normale scambio di battute tra persone che si conoscono quando, invece, in quel momento, di normale non c'era assolutamente niente.

 

E' salito a bordo del suo pick up, ha fatto rientro nella casa di Castello di Fiemme, dove risiedeva da prima di Natale (da quando la separazione tra i due era diventata ufficiale), ha conficcato il coltello utilizzato nell'efferato omicidio in una trave di legno e, allo stesso supporto, ha legato la corda con la quale si è tolto la vita.

 

Nei giorni precedenti il delitto Moser aveva avuto la certezza che il rapporto con l'ex compagna non si sarebbe mai più ricomposto come, invece, lui avrebbe voluto: l'avvocatessa di fiducia di Ester, la legale Marta Luchini, l'aveva infatti contattato per trovare un accordo riguardo l'affidamento dei figli. Ester aveva voltato pagina, aveva avuto il coraggio di chiudere una storia che non funzionava più da tempo e voleva dedicarsi interamente ai tre figli e alla nuova attività, inaugurata qualche mese fa che le stava dando soddisfazioni. Voleva dedicarsi alla sua vita, vita tragicamente interrotta dal terrificante gesto dell'ex compagno. 

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