Contenuto sponsorizzato
Trento
23 gennaio | 05:01

Zero investimenti e poco personale, nelle valli trentine la sanità soffre. Ioppi: "La medicina territoriale è stata dimenticata", Demagri: "Strutture sotto pressione"

In questi anni  si è poco investito su tutte quelle prestazioni sanitarie di primo livello e pronto intervento  sul territorio  che hanno come scopo quello di prevenire l'aggravarsi delle condizioni della persona e quindi l'ospedalizzazione. A dirlo è il presidente dell'Ordine dei Medici Marco Ioppi. Difficile la situazione negli ospedali periferici, Demagri: "Sono mancati gli investimenti e anche portare avanti la media intensità non è stato semplice"

Foto Imagoeconomica
Foto Imagoeconomica

TRENTO. Mancano investimenti, manca personale e gli ospedali periferici trentini sono in difficoltà. “Qui i turni non hanno mai una fine e siamo sempre in emergenza” è il commento di un sanitario. La stessa situazione si può trovare e Cavalese, a Cles oppure a Tione o Arco.

 

A raccogliere le criticità e la consigliera provinciale di Casa Autonomia Paola Demagri che da tempo sta seguendo la situazione nelle varie strutture ospedaliere in Trentino. “Gli ospedali periferici non possono sostenere l'alta complessità ma solo la media. Quello che è successo in questi anni, purtroppo – spiega Demagri – è che si è dimenticata la medicina territoriale, sono mancati gli investimenti e anche portare avanti la media intensità non è stato semplice”.

 

Investimenti significano anche strumentazioni fondamentali affinché il personale medico possa eseguire attività di alto livello. “Per diverso tempo si è parlato dell'introduzione della robotica all'ospedale di Cavalese – spiega Demagri – ma alla fine non si è fatto nulla ed ora la robotica viene usata a Villa Bianca”. Non è stata portata avanti la valorizzazione del personale che in molti casi è mancata completamente attirando ben poco i professionisti.

 

Se infatti nei due ospedali centrali, quello di Trento e Rovereto, la mancanza di personale è a livelli drammatici, anche nei punti periferici la situazione non cambia molto. Un problema trasversale che sta avendo conseguenze gravissime con personale costretto a turni interminabili e l'uso di gettonisti.

 

“A Tione - spiega Demagri – manca un terzo dei professionisti in chirurgia ma non è l'unico caso. Abbiamo medici gettonisti in pronto soccorso, a ginecologia e pediatria che non conoscendo in modo adeguato le procedure vanno ulteriormente a pesare sul personale medico incardinato nell'Apss”.

 

Ci sono poi delle criticità in ambito amministrativo. “Da tempo si sta soffrendo di questo problema e se ne parla davvero poco. Il personale infermieristico costretto ad occupare il suo tempo su questioni di segreteria e amministrative” spiega sempre la consigliera di Casa Autonomia e le difficoltà nell'affrontare i trasporti secondari. “Questa è l'occasione – spiega Demagri – per il neo assessore alla Salute Mario Tonina, di guardare alle tante associazioni di volontariato che operano sul territorio e che sono già impegnate in questi trasporti secondari e che potrebbero essere ulteriormente valorizzate”.

 

LA MEDICINA TERRITORIALE

“Oggi abbiamo l'anello più importante che è purtroppo quello più debole della situazione e si chiama medicina territoriale”. Usa queste parole il presidente dell'Ordine dei Medici, Marco Ioppi per commentare la situazione che si sta vivendo negli ospedali di periferia e la continua pressione nei pronto soccorso e nei reparti.

 

I servizi territoriali sono tutte quelle prestazioni sanitarie di primo livello e pronto intervento che hanno come scopo quello di prevenire l'aggravarsi delle condizioni della persona e quindi l'ospedalizzazione.

 

“La medicina territoriale – spiega Ioppi – è stata dimenticata ed è di fondamentale importanza invertire la rotta. Purtroppo in questi anni si è fatta una lettura 'ospedalocentrica' della sanità fondata essenzialmente sull'attività degli ospedali. Questo è stato sbagliato, gli ospedali devono certamente avere un focus importante ma è fondamentale che lo abbia anche il territorio”.

 

E' proprio dal territorio che si iniziano a raccogliere le domande di salute da parte del cittadino ed è proprio dal territorio che si dovrebbe andare a dare risposte e fare attività di prevenzione.

 

Non dovremmo aspettare che il cittadino si ammali ma prevenire. La sanità costa tantissimo e nessun governo sarebbe in grado di affrontare e rispondere in maniera esauriente a quelle che sono le domande di malattia. Il territorio, la medicina territoriale, ha un importante compito di prevenire, di vigilare, di fare da termometro e di guidare il cittadino nelle scelte. Ma soprattutto costa meno di quello che costerebbe curare una malattia”.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Economia
| 01 maggio | 16:56
Positivi i dati in Trentino nei primi due mesi dell’anno. I sindacati Cgil, Cisl e Uil: "Ora però pesa l’incertezza provocata dal [...]
Cronaca
| 01 maggio | 15:36
Da qualche giorno il Land Tirol aveva rilasciato il permesso per abbattere un lupo avvistato più volte nei pressi di una zona residenziale
Cronaca
| 01 maggio | 16:01
L'incidente è avvenuto durante la mattinata di oggi, venerdì 1 maggio, in una delle gallerie, in direzione del Trentino, nella zona nord [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato