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Trento
07 giugno | 06:00

Da rifugio per senzatetto a business della povertà? A Casa Baldé ora si paga. Zanella: "Inaccettabile in container quasi 400 euro al mese", Casonato: "Segnale drammatico"

La domanda che molti si sono fatti è se si ritenga giusto che strutture nate come risposta all’emergenza sociale diventino ora soluzioni abitative condizionate al pagamento? Contando che i posti di Casa Baldé sarebbero senz'altro occupati in estate dai tanti richiedenti protezione internazionale che sono costretti a vivere e dormire sotto un punte a Trento

TRENTO. Solo pochi mesi fa, con tanto di applausi e strette di mano, veniva inaugurata a Trento "Casa Baldè". Una struttura di accoglienza pensata per chi non aveva nulla ed era costretto a rimanere a dormire fuori all'addiaccio. Sono stati allestiti in poco tempo dei container per circa 34 posti letto, resi funzionali per l'accoglienza dal Servizio Prevenzione Rischi e Centrale Unica Emergenza della Provincia autonoma di Trento con la gestione dell’associazione "Amici dei senzatetto".

 

Oggi, quello che doveva essere un presidio di dignità umana si sta però trasformando in qualcosa di molto diverso. A spiegarlo è la risposta che la Provincia di Trento ha dato a un’interrogazione presentata dal consigliere del Partito Democratico Paolo Zanella.

L'associazione “Amici dei Senzatetto”, secondo quanto riportato anche dal documento, ha richiesto di poter utilizzare i moduli abitativi adibiti a centro di accoglienza notturno, predisposti lo scorso novembre da Provincia e Protezione Civile, al fine di ospitare lavoratori stagionali nel periodo compreso tra il 1° maggio e il 31 ottobre 2025 (periodo di chiusura dell'accoglienza invernale).

 

Ma l'approccio adottato dall'associazione è ben diverso. Chi vuole rimanere a vivere nei container dovrà pagare 12 euro al giorno (quasi 400 euro al mese). Una somma tutt’altro che simbolica per chi vive ai margini, senza alternative.

 

Come si è arrivati a questa trasformazione? Perché un progetto nato con fondi e strutture pubbliche, Provincia e Comune (con l'area concessa), si converte in un’offerta a pagamento per i più fragili?

 

C’è chi parla di “una gestione che si è piegata a logiche economiche”, chi denuncia il rischio che i servizi per i senzatetto vengano appaltati senza una visione chiara, e chi si interroga sul destino di chi non può permettersi nemmeno quei 12 euro al giorno.

La Pat spiega che “Il soggetto gestore può, a prescindere dal finanziamento da parte della Provincia, tenere aperta la struttura anche nei mesi non compresi nel periodo di accoglienza invernale, svolgendo attività coerenti con il proprio statuto”. Da qui la richiesta dell'associazione di poter utilizzare i moduli ad altro fine.

 

“In accordo con il Servizio Prevenzione Rischi e Centrale Unica di Emergenza – spiega la Pat – è stata valutata l’opportunità, a prescindere dal finanziamento provinciale, di lasciare in disponibilità all'associazione i suddetti moduli abitativi per l’accoglienza dei lavoratori stagionali nel periodo richiesto, trattandosi di attività coerenti con il loro statuto, considerando anche che sul territorio trentino l’offerta di ospitalità ai lavoratori stagionali risulta attualmente carente. Tale opzione permette inoltre di mantenere attiva la struttura temporanea, preservandone tramite l’utilizzo il presidio e la cura”.

 

La domanda che molti si sono fatti è se si ritenga giusto che strutture nate come risposta all’emergenza sociale diventino ora soluzioni abitative condizionate al pagamento? Contando anche i posti di Casa Baldé sarebbero senz'altro occupati dai tanti richiedenti protezione internazionale che sono costretti a vivere e dormire sotto un punte a Trento. 

 

“Fa specie che, se sono vere le tariffe che girano – afferma il consigliere Paolo Zanella – una persona senza dimora, lavoratore povero, arrivi a spendere quasi 400 euro al mese per un posto in un container. Una sistemazione di fortuna che da bassa soglia gestita dal terzo settore no profit si trasforma in business della povertà non appena arriva il primo maggio. Perché finito il periodo invernale le persone senza dimora vengono lasciate all'addiaccio: evidentemente il principio della bassa soglia abitativa pare essere la tutela della sopravvivenza e non la difesa della dignità”.

 

Altrimenti, spiega ancora il consigliere, “non si capisce perché dal primo maggio solo chi può permetterselo possa ancora avere un tetto (o una lamiera) sopra la testa. Lavoratori poveri di ristoranti, imprese edili e dell'agricoltura che comunque pagano cifre spropositate a fronte di un posto letto. Cifre che fino a pochi anni fa davano accesso all'affitto di un appartamento”. Appartamenti che oggi non si trovano più, in affitto ai turisti o a chi dimostra capacità reddituali molto alte, è italiano e senza figli.

La questione abitativa a Trento e in Trentino sta assumendo connotati sempre più drammatici, nell'indifferenza della Provincia.

 

Chiaro che una situazione del genere non è decorosa e dignitosa come quella che potrebbe avere con una struttura" spiega l'assessora comunale Giulia Casonato. "Siamo davanti - continua - a persone che purtroppo non riescono a trovare altre soluzioni ed io credo che quello che abbiamo davanti agli occhi debba essere considerato un importante indicatore della crisi abitativa che affrontiamo per cercare come istituzioni delle risposte diverse e condivise”.

 

E intanto, con l’estate alle porte, tornano le stesse domande di sempre: dove dormire, come lavarsi, come salvarsi. E soprattutto, a quale prezzo.

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