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Trento
13 ottobre | 09:25

Diete vegane, vegetariane e 'Barf' per cani e gatti? Risponde la veterinaria Bertuzzi: "Sono animali diversi, serve consapevolezza per evitare rischi anche per l'uomo"

È possibile alimentare il proprio cane o gatto seguendo una dieta alternativa vegana, vegetariana o Barf (solo cibi crudi e freschi)? Quali i rischi e i benefici? Lo abbiamo chiesto alla veterinaria specializzata in nutrizione Giada Gemma Bertuzzi

TRENTO. Nel corso del tempo le nostre abitudini alimentari sono cambiate e, di pari passo, anche quelle dei nostri animali domestici: molte persone, infatti, si interrogano sulla possibilità di somministrare ai propri amici a quattro zampe regimi di alimentazione alternativi. E magari così, sulla base di motivazioni etiche o ambientali, o anche solo per provare a garantire al proprio cane o gatto cibi più sani e controllati, alcuni scelgono la strada di diete alternative: tra tutte quelle vegane e vegetariane, ma anche a a base di cibo crudo biologicamente appropriato, la cosiddetta dieta Barf.

 

Se già nei giorni scorsi la veterinaria Carla Travelli aveva risposto ad alcuni delle domande più frequenti sulla corretta alimentazione degli animali domestici (QUI INTERVISTA), a far chiarezza su questi tre differenti tipi di alimentazione è la dottoressa Giada Gemma Bertuzzi, medico veterinario specializzato in nutrizione.

 

"Dovendo affrontare il tema delle diete alternative vegetariane, vegane e Barf – spiega in prima battuta – è fondamentale considerare attentamente le esigenze nutrizionali specifiche di ciascuna specie, optando sempre per scelte consapevoli e guidate da un medico veterinario esperto in nutrizione, questo per evitare di andare incontro a carenze che possono portare nel tempo a patologie".

 

Parlando subito degli approcci vegetariano e vegano, la veterinaria specifica come vadano fatte alcune distinzioni: si tratta di approcci differenti, e anche il cane e il gatto sono animali con esigenze diverse.

 

"Per quanto riguarda il cane, una dieta vegetariana è un percorso che può essere intrapreso – spiega Bertuzzi – anche grazie alla disponibilità sul mercato di alimenti commerciali già bilanciati: parliamo di un animale che, pur essendo originariamente un carnivoro, nel tempo si è evoluto diventando onnivoro e può quindi adattarsi anche a fonti proteiche vegetali, a patto che il regime alimentare sia equilibrato. Una dieta vegana invece, pur non escludendo la possibilità di arrivare ad un piano bilanciato, rappresenta un'alimentazione che priva il cane delle proteine animali, con il rischio di arrivare a carenze, soprattutto impostando una dieta casalinga fai da te e non usando prodotti confezionati: il consiglio è sempre quello di affidarsi ad un veterinario specializzato sia per l'elaborazione del piano alimentare, sia per eventuali monitoraggi medici annuali che sono sempre consigliati".

 

Un altro discorso, prosegue Giada Gemma Bertuzzi, va fatto se parliamo del gatto.

 

"Qui la questione è più delicata, parliamo infatti di un carnivoro stretto con bisogni nutrizionali ben definiti che non possono – specifica – essere soddisfatti con un alimentazione esclusivamente vegetale. Personalmente tendo quindi a sconsigliare una dieta vegana, sia da un punto di vista etico, che puramente medico: mancherebbero infatti alcuni elementi fondamentali come alcuni lipidi e la taurina, di cui il felino necessita, e quindi dovrebbero essere per forza di cose integrati artificialmente. Se valutiamo l'approccio vegetariano, o una riduzione della carne, questa dovrebbe comunque essere sostituita da altre proteine animali".

 

La veterinaria prosegue spiegando come, al netto di queste riflessioni, sia necessario tenere conto anche dell'età del proprio animale domestico: ad essere specificato è come sia consigliato valutare questi regimi alimentari alternativi solo al termine dello sviluppo fisico dell'animale, e come questi siano sconsigliabili nei cuccioli in fase di crescita.

 

Un capitolo a sé stante è invece quello delle diete Barf (Biologically Appropriate Raw Food o Bone And Raw Food) che implicano la somministrazione esclusivamente di cibi crudi, come ad esempio carne, frattaglie e ossa.

 

"È una pratica che si sta diffondendo – osserva Bertuzzi – ma bisogna prestare attenzione a non commettere errori, soprattutto se si opta per una dieta fai da te: oltre a quanto dicevamo poc'anzi sull'importanza di garantire comunque un'alimentazione bilanciata, ci sono altri fattori di rischio da tenere in considerazione".

 

Può essere più specifica?

 

"Assolutamente: i fattori a cui prestare attenzione sono principalmente due. Un rischio fisico – spiega – legato ad esempio al consumo delle ossa che, oltre a dover essere scelte nella loro tipologia sulla base delle caratteristiche del proprio animale, se non gestite al meglio dall’animale (con la masticazione e la corretta digestione) possono causare problemi gastrointestinali, come ad esempio stipsi, ostruzioni o addirittura pericolose perforazioni e fratture dentali. Poi anche un rischio microbiologico dovuto al fatto che, parlando di alimenti crudi, soprattutto con carni bianche come pollo e tacchino, c'è la possibilità di incappare in contaminazioni batteriche da Salmonella o Campylobacter. Sebbene il fisico di un animale domestico in salute possa gestire questi batteri senza problemi, si rischia di compromettere la sicurezza ambientale, dal momento che questi si trovano nelle feci dell'animale e possono diventare pericolosi per l'essere umano: personalmente sconsiglio quindi una dieta Barf in presenza di cani che vivono con bambini, anziani e comunque persone fragili".

 

Ma quali rischi corre l'animale domestico in caso di errori commessi in tema di regime alimentare?

 

"Bisogna considerare che un alimentazione non equilibrata può può portare a patologie su base nutrizionale – continua Bertuzzi – che si manifestano anche negli anni, ed è comunque importante monitorare l'insorgere di disturbi gastrointestinali o anche ad esempio la perdita di peso".

 

Escludendo invece le diete "fai da te", come ci si può muovere con consapevolezza se si decide invece di affidarsi ad alimenti confezionati e commercializzati?

 

"Il consiglio che mi sento di dare è quello di orientarsi sul pet food garantito dall'affidabilità del marchio – conclude la veterinaria – in modo da avere certezze sia sulla qualità delle materie prime che sul processo di lavorazione. Ultimamente sono nate moltissime piccole aziende che sponsorizzano i loro prodotti come naturali e genuini ma non sempre hanno una buona base di formulazione e produzione. Come scegliere il cibo migliore? Oltre naturalmente ad affidarsi al proprio veterinario, che può valutare l'adeguatezza del cibo in relazione ad ogni singolo animale, il consiglio è quello, specialmente per quanto riguarda il cibo umido per gatto, di acquistare alimenti con la dicitura 'completo' e non 'complementare', in modo da assicurare al proprio animale una dieta bilanciata". Gli alimenti complementari devono essere visti come uno snack o extra, da utilizzare più raramente, come una coccola".

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