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| 11 dic 2025 | 08:29

Minaccia di morte i controllori sull’autobus, momenti di paura a bordo: fermato un 25enne, l'intervento dei carabinieri

Il ragazzo aveva minacciato i due operatori verosimilmente nel tentativo di sottrarsi al controllo. Fermato dai militari è stato denunciato per il reato di minaccia a pubblico ufficiale

Minaccia di morte i controllori sull’autobus, momenti di paura a bordo: fermato un 25enne, l'intervento dei carabinieri
di Redazione

BOLZANO. Minaccia di morte due controllori a bordo dell'autobus. Sono stati momenti di paura quelli vissuti nella tarda mattinata di ieri su un mezzo di trasporto pubblico dove un giovane di 25 anni ha aggredito gli operatori che hanno chiesto immediatamente l'intervento delle forze dell'ordine. 

 

I controllori erano impegnati nelle normali attività di verifica dei titoli di viaggio a bordo dell’autobus di linea. Tutto ad un tratto, però, erano stati fatti oggetto di gravi e immotivate minacce da parte di un giovane residente a Laives con precedenti segnalazioni all’Autorità giudiziaria per reati di diversa natura. 

 

Il 25enne, adottando un comportamento aggressivo e intimidatorio, avrebbe proferito minacce di morte nei confronti dei due operatori, verosimilmente nel tentativo di sottrarsi al controllo.

 

L'intervento dei carabinieri  della stazione di Bronzolo e del nucleo operativo e radiomobile di Egna è avvenuto alla fermata dell’autobus  in via Brennero, in prossimità della zona Vurza a Laives. 

 

Il rapido intervento delle pattuglie ha consentito di individuare il ragazzo che nel frattempo si era allontanato autonomamente dal mezzo, evitando così ritardi al servizio pubblico. Una volta raggiunto, i militari hanno proceduto a riportarlo alla calma e a identificarlo, assicurando contestualmente tutela e assistenza ai due controllori, che hanno successivamente formalizzato denuncia presso il Comando competente.

 

Il giovane verrà deferito in stato di libertà alla competente Autorità giudiziaria per il reato di minaccia a pubblico ufficiale, previsto e punito dall’articolo 336 del Codice Penale.

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