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| 09 dic 2025 | 18:48

Muore congelata sulla vetta più alta dell'Austria, accusato di omicidio colposo il fidanzato: ''Abbandonata con temperature polari senza coperta termica o sacco a pelo''

La scorsa settimana la procura di Innsbruck ha incriminato l'alpinista Thomas Plamberger per la morte della fidanzata Kerstin Gurtner. Ecco le accuse mosse all'uomo e dove le versioni di inquirenti e difesa divergono

di L.P.

AUSTRIA. E' accusato di omicidio colposo, di aver abbandonato la sua ragazza sulla montagna più alta dell'Austria in piena notte, con -8 gradi e venti a 45mph che avrebbero fatto precipitare la temperatura percepita a -20 gradi. Era esausta e disorientata a pochi metri (50) dalla vetta del Grossglockner. Lui sarebbe sceso al rifugio e avrebbe dato l'allarme solo alle 3 di notte al soccorso che l'ha raggiunta alle 6 viste anche le proibitive condizioni meteo, trovandola morta assiderata. E adesso i pubblici ministeri sono giunti alla conclusione che i suoi errori, di valutazione (l'avrebbe lasciata in un punto esposto al vento) e di mancata assistenza (non le avrebbe lasciato il sacco a pelo da bivacco o le coperte di alluminio per tenerla al caldo prima di andarsene) sarebbero stati determinanti per causare il decesso della compagna.  

 

Si sono concluse la scorsa settimana le indagini della procura di Innsbruck che ha incriminato l'alpinista Thomas Plamberger per la morte della fidanzata Kerstin Gurtner. I fatti sono successi il 18 gennaio scorso. La coppia di alpinisti, lui 36enne lei 33enne, aveva deciso di affrontare in invernale la salita della montagna più alta del Paese con i suoi 3.798 metri.

 

La difesa di Plamberger ha spiegato che la coppia era composta da sportivi ugualmente capaci di affrontare le insidie della montagna inoltre erano entrambi ''ben equipaggiati e preparati''. I due erano partiti già con due ore di ritardo rispetto a un canonico piano di scalata e intorno alle 20 erano stati colti da una bufera di vento e gelo.

 

Sempre secondo la difesa tra le 22:30 e le 22:50 un elicottero della polizia alpina è stato inviato in soccorso della coppia, ma quando è passato sopra di loro e li ha illuminati con le sue luci, Plamberger non ha dato segnali di sofferenza e ha rassicurato i soccorritori e così la coppia ha continuato a salire nonostante le condizioni meteo fossero estremamente ostili. A quel punto, però, le condizioni della donna sarebbero rapidamente peggiorate. Da questo momento le versioni di accusa e difesa sono sempre più divergenti.

 

Il soccorso alpino racconta di aver chiamato più volte Plamberger e di non aver avuto mai risposta (la difesa spiega che il telefono era senza suoneria nella tasca). Lui li ha richiamati due ore dopo e ha raccontato di aver dato l'allarme dicendo che la compagna era in difficoltà e che andava recuperata. Il soccorso invece racconta di una telefonata confusa e non chiara. I due sarebbero arrivati fin quasi alla cima per restare in movimento e non fermarsi (come provato anche dalle luci riprese dalle webcam come quella in foto) e poi si sarebbero rannicchiati nella neve per circa un'ora. Intorno alle 2 l'uomo, d'accordo con la donna, per la difesa, si sarebbe rimesso in moto per cercare aiuto iniziando da solo la discesa, ma (fatto contestato dall'accusa) non ha più chiamato i soccorsi fino alle 3.30. Solo allora, per l'accusa, avrebbe detto chiaramente che la compagna necessitava di aiuto e che era necessario l'invio di un secondo elicottero. 

 

"Verso le 2 del mattino - si legge nelle dichiarazioni - l'imputato ha lasciato la sua ragazza senza protezione, esausta, in ipotermia e disorientata circa 50 metri sotto la croce di vetta del Grossglockner. La donna è morta assiderata". "Dato che l'imputato, a differenza della sua ragazza, aveva già molta esperienza di escursioni alpine in alta quota e aveva pianificato il tour, doveva essere considerato la guida responsabile del tour". Ora inizierà il processo che cercherà di chiarire la vicenda, se ci sono state responsabilità dell'uomo nel causare la morte della donna, se avrebbe potuto e dovuto fare di più per evitare quella tragica fine o se, al contrario, null'altro si poteva fare.

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