Neonati prematuri morti all'ospedale di Bolzano: il batterio killer rinvenuto nei dispenser per i biberon. Si indaga sulle cause della contaminazione
È questo quanto emerge dalle ultime indagini condotte dai carabinieri del Nas, impegnati a fare luce sul decesso dei piccoli pazienti avvenuto la scorsa settimana nel reparto di terapia intensiva neonatale dell'ospedale San Maurizio

BOLZANO. Il batterio responsabile della morte dei due neonati prematuri all’ospedale di Bolzano è stato rintracciato nei beccucci e nei dispenser del sapone utilizzato per lavare tettarelle e biberon. È questo quanto emerge dalle ultime indagini condotte dai carabinieri del Nas, impegnati a fare luce sul decesso dei piccoli pazienti avvenuto la scorsa settimana nel reparto di terapia intensiva neonatale dell'ospedale San Maurizio.
Già nella giornata di sabato 16 agosto (come riportato in questo articolo) i Carabinieri avevano individuato il batterio all'interno di un detergente per lavare i piatti, utilizzato in tutte le strutture sanitari della provincia, imponendo, in via precauzionale, la sospensione dell'utilizzo del prodotto. "Su disposizione dell'Autorità giudiziaria, per il tramite dei Nas, a titolo precauzionale e in attesa di ulteriori verifiche, è stata emanata da parte della Direzione generale la direttiva di sospendere, almeno per il momento, l'impiego di uno specifico detergente lavapiatti potenzialmente contaminato e ciò in tutti gli ospedali della Provincia", si legge nella nota dell'Azienda sanitaria altoatesina diffusa sabato e nella quale i specifica che "questa disposizione resterà in vigore fino a sua revoca".
Sono diverse, ora, le ipotesi al vaglio degli inquirenti sulla possibile origine del batterio Serratia marcescens, responsabile dell’infezione che ha colpito i neonati. Il microrganismo potrebbe essere stato introdotto dall’esterno, forse da una persona contaminata che ha utilizzato i dispenser. Un’altra possibilità è che i dispenser fossero già contaminati prima dell’uso. Non si esclude nemmeno che il batterio fosse presente nel detersivo stesso, prima ancora dell’apertura del flacone. Infine, il Serratia potrebbe essersi sviluppato a causa di un utilizzo improprio del prodotto, ad esempio per conservazione errata o per l’aggiunta di acqua contaminata. Tutte piste che saranno approfondite nei prossimi giorni, con il completamento delle analisi da parte dei carabinieri del Nas.












