Nuovo ospedale, svelato il progetto (FOTO): "Previste 30 sale operatorie e 840 posti letto. Attendiamo il Consiglio di Stato ma in ogni caso l'opera sarà questa"
Nonostante gli ostacoli legali e i ricorsi pendenti, procede spedita la progettazione del nuovo Polo ospedaliero e universitario del Trentino (Pout), l'infrastruttura integrata che racchiuderà in un unico centro in via al Desert le funzioni di assistenza sanitaria, cura e didattica: previsti quasi 200 mila metri quadrati di superficie con 840 posti letto (aumentabili fino a 1.145) e 30 sale operatorie

TRENTO. Dopo ricorsi, stop & go, inciampi, ostacoli legali e rinvii, il futuro della sanità trentina comincia a prendere forma: protagonista quello che inizialmente doveva essere il “Not” ma che ora ha preso definitivamente la via del “Pout”. Tanto per capirsi, il nuovo ospedale di Trento, anzi qualcosa di più: il nuovo Polo Ospedaliero e Universitario del Trentino.
Un progetto che entra in quella che viene definita una fase “decisiva e delicata”, ma del quale si cominciano ad intravedere i contorni: a febbraio la pronuncia del consiglio di Stato, nel corso del 2026 la gara per l'appalto integrato, tra il 2027 e il 2032 i lavori, l’orizzonte 2033 per l’apertura del polo. Una struttura all'avanguardia sotto il profilo tecnologico e concettuale, che punterà senza mezzi termini a diventare un’eccellenza a livello (inter)nazionale.
Non mancano dubbi e sfide da affrontare, ma filtra fiducia e convinzione nelle parole del presidente della Provincia Maurizio Fugatti, del commissario Antonio Tita, del direttore generale della Apss Antonio Ferro e della direttrice del Dipartimento Infrastrutture dell'Apss Debora Furlani.
Ma presenti in conferenza stampa c’erano anche l’assessore alla salute Mario Tonina e molti altri dirigenti provinciali: insomma, non mancava nessuno in quello che è stato un appuntamento importante per fare il classico “punto della situazione” su una grande opera tanto dibattuta quanto attesa.
MA COME LA METTIAMO CON IL TAR?
L’ultima puntata di una lunga serie di rallentamenti e colpi di scena è avvenuta lo scorso luglio, quando il percorso del Pout è stato segnato da un’importante vittoria legale. Dopo l’annullamento del contratto di progettazione da parte del Tar di Trento, a seguito di un ricorso presentato dai secondi “classificati” nella gara d’appalto, il Consiglio di Stato ha sospeso la sentenza il 31 luglio 2025, consentendo al consorzio guidato da Ati Project di riprendere i lavori.
Così ora il nuovo giorno “X” è il 26 febbraio 2026, data indicata dal Consiglio per la decisione definitiva sul ricorso: una data che ha di fatto (dopo il rallentamento imposto dal Tar) costretto ad una propizia accelerata tutto il progetto, visto che entro il 5 febbraio (20 giorni prima della pronuncia) dovrà essere depositato il progetto di fattibilità tecnico-economica (Fte).
Una scadenza a dir poco cruciale perché di fatto, anche in caso di accoglimento del ricorso, il progetto non subirà ulteriori stop. "Il Consiglio di Stato - ha rilevato Tita - ha evidenziato alcuni elementi importanti, come il fatto che si tratti di un'opera strategica che gode dei privilegi delle opere commissariali e che le ragioni dei ricorrenti possano essere convertite in indennizzo, dando così un segnale importante sulla rilevanza pubblica del progetto". In sostanza la progettazione può proseguire anche in attesa della decisione dei giudici.
“Oggi (lunedì 29 settembre, ndr) abbiamo presentato a Università e Comune di Trento lo stato di avanzamento del progetto. Si tratta del risultato di uno sforzo comune e di un continuo confronto con la parte sanitaria in primis, ma anche con tutti gli altri stakeholder e componenti del percorso. Un confronto e una collaborazione che deve proseguire in maniera sempre più intensa: è fondamentale lavorare insieme, in questa fase e in futuro”.
Ati Project intanto ha intensificato gli sforzi e incrementato le risorse in campo per rispettare le scadenze: entro l'11 ottobre sarà depositato un concept allargato, il completamento dello studio urbanistico e di infrastrutturazione dell'area ospedaliera e del Progetto architettonico, effettuato dalla struttura commissariale in stretta sinergia con i rappresentanti Apss e delle unità operative ospedaliere, passaggio propedeutico all’ingegnerizzazione del progetto Fte. “Siamo soddisfatti delle tempistiche e del lavoro del gruppo di progettazione internazionale”, ha aggiunto Fugatti, che ha espresso “moderata positività” in vista della pronuncia del Consiglio di Stato.
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IL PROGETTO.
Un’area di 15 ettari “incastrata” in via al Desert tra il torrente Fersina, la tangenziale e la ferrovia: il Pout come detto non sarà solo un ospedale, ma un vero e proprio hub integrato che unirà le funzioni sanitarie dell’ospedale Santa Chiara, ma anche di Villa Igea, degli ambulatori Crosina Sartori e di altre strutture cittadine, garantendo ulteriori spazi dedicati alla ricerca e alla didattica universitaria.
“Stiamo costruendo la nuova casa della sanità trentina”, ha affermato Antonio Ferro, che ha espresso grande soddisfazione per il lavoro portato avanti finora assieme al team di progettazione.

Ma ad accompagnare nei dettagli (quelli al momento emersi) del progetto è stata Debora Furlani: “Rispetto alle idee originali abbiamo dovuto fare i conti con due importanti fattori che hanno cambiato il Dna stesso del progetto: la nascita della scuola di medicina e la vocazione universitaria della struttura; e i criteri cambiati all’interno delle strutture ospedaliere dopo la pandemia in termini di flussi e impianti. Siamo arrivati ad una base progettuale spendibile: la struttura prevede quasi 200 mila metri quadrati di superficie con 840 posti letto (1.145 posti massimi virtuali), 30 sale operatorie, un’area ambulatoriale ottimizzata e tecnologie all’avanguardia. Gli spazi delle stanze sono ampliati del 20% rispetto agli standard per garantire più spazio alla presenza di tirocinanti e specializzandi”.

Una riorganizzazione dei reparti che oltre ad un cambio culturale nel modo di vivere l’ospedale comporterà anche una riduzione del personale necessario, grazie a un maggiore compattamento dei reparti e alla predisposizione di piastre operatorie e ambulatoriali. Tutto sommato una buona notizia di questi tempi, visto che in tutta Italia (Trentino inevitabilmente compreso) si fa enorme fatica a trovare professioni sanitarie da inserire in organico.
I PROSSIMI PASSI.
Nel corso 2026 dopo la già citata pronuncia del consiglio di Stato arriverà il momento della gara d’appalto per progettazione esecutiva e realizzazione, nel 2027 è previsto l'avvio del cantiere da 800 milioni di euro (come minimo). Il completamento e l’apertura del polo sono stimate nel 2033.
Certo, il progetto non è privo di sfide. Con “moderata positività”, una tabella di marcia se non altro credibile e qualche rendering che dà finalmente un senso di concretezza, ora ci si può proiettare verso la realizzazione di una struttura all’avanguardia che possa ridefinire (o rilanciare) la sanità regionale.












