Più movida per avere più sicurezza: la scommessa controcorrente di Bolzano che punta sull'"Economia della Notte"
L'idea di fondo è che una città vissuta e popolata sia meno pericolosa di una città con strade deserte e buie

BOLZANO. A differenza di molte città italiane che cercano di limitare la "movida" per ragioni di sicurezza, Bolzano sta adottando la strategia opposta: aumentare la vita notturna per rendere la città più sicura. L'idea di fondo è che una città vissuta e popolata sia meno pericolosa di una città con strade deserte e buie. E' intorno a questo ragionamento che è nato il progetto locale “Economia della notte” che punta a migliorare i servizi serali e notturni per fare in modo che la città non si svuoti dopo le 20.
Il progetto, pur promosso da una giunta di centrodestra, trova un ampio consenso anche nell'opposizione (PD, Verdi, Team K), segnale che la gestione della vita notturna è considerata una priorità condivisa per il benessere della città.
“Vogliamo una città viva e vissuta anche in orari in cui tradizionalmente tende a spegnersi e a diventare più fragile sotto il profilo della sicurezza – sottolinea il sindaco di Bolzano Claudio Corrarati - Per farlo è fondamentale il coinvolgimento di tutti: istituzioni, operatori economici, mondo culturale, lavoratori, residenti e quartieri. L’obiettivo è dare risposte ai territori, riappropriarci di spazi e tempi della città e costruire insieme una Bolzano più accogliente, sicura e attrattiva anche di notte".
In questo senso, il primo cittadino ed il Rettore della Libera Università di Bolzano Alex Weissensteiner, hanno firmato ufficialmente la convenzione per lo lo sviluppo del progetto didattico dell'“Economia della Notte” in modo da poter avviare un un percorso di analisi e confronto sul tema della vita notturna cittadina, con l’obiettivo di migliorare in modo strutturale la qualità dei servizi e di definire politiche capaci di rispondere in maniera equilibrata alle esigenze di residenti, operatori e frequentatori della Città.
Il caso di Bolzano è peculiare perché riguarda l'intera città e non solo singoli quartieri periferici e soprattutto perché quella di “fomentare” l'economia della notte è un'idea che, in teoria, va completamente controcorrente. Basti vedere il caso di altre città come Palermo o Napoli, dove invece l'eccesso di movida incontrollata ha portato a episodi di violenza e alla necessità di aumentare i controlli di polizia per gestire l'ordine pubblico.
La parola d'ordine però è proprio questa: “incontrollata”. Ci vuole disciplina, ci vuole controllo e ci vuole rispetto anche nella movida. E' su questo che si punta: una vita notturna che possa aiutare invece che creare problemi.
Ambizioso e non facile.
“Si può fare se c'è un certo tipo di collaborazione – riferisce il comandante della compagnia carabinieri di Bolzano Stefano Esposito Vangone – se gli esercenti pubblici hanno attenzione e senso di responsabilità tutto è possibile. Un esempio chiaro sono i gestori di alcuni locali del centro di Bolzano: c'è chi rispetta le regole, collabora e ci aiuta segnalando situazioni di pericolo. Altri locali ben noti invece non si fanno problemi, ad esempio, a continuare a dare da bere a persone già alterate o a fingere di non vedere comportamenti illeciti o sospetti. La collaborazione degli attori dell'economia della notte è fondamentale: se siamo tutti sulla stessa linea si può fare tutto”. Vangone cita anche il WaltherPark “se fino a poco fa viale Stazione risultava pericolosa la notte, ora molto è cambiato. La riqualificazione, la presenza delle casette del mercatino di Natale e del centro commerciale, con i alcuni locali che tengono aperto fino alle 23, cambia tutto”.
E non è solo una questione di sicurezza, punto intorno al quale non solo la maggioranza bolzanina è unita e compatta, ma anche l'opposizione. Si parla anche di dare vita a una città da troppi definita “morta”. Secondo i consiglieri comunali locali infatti, oltre ala sicurezza bisogna valutare un'offerta che attualmente è quasi inesistente.
“A Bolzano chiude tutto alle 18”. Non è nemmeno vero, ma se la sensazione è quella vuol dire che qualcosa non sta funzionando. Sacche di vita? Si ci sono, dal centro alla periferia, ma non c'è una movida diffusa, una vita notturna che possa essere definita tale. Ci sono eventi, quelli che se vanno oltre le ore 22 gli staccano l'elettricità. Ci sono i festival estivi che ci provano, ma che al massimo alle 23.30 devono chiudere baracca e burattini o i vicini si lamentano. Il timore principale riguarda proprio questo: il rumore e il degrado nelle zone storiche. La sfida della politica sarà mediare tra chi chiede "silenzio" e chi chiede "vivacità".
Ricordando che chi “chiede vivacità” sono spesso gli stessi giovani che arrivati a un certo punto si arrendono e abbandonano la provincia di Bolzano. Con tutti i problemi che ne conseguono.
Nel dibattito intervengono anche le associazioni di categoria che sottolineano che non basta tenere i locali aperti: serve un potenziamento dei mezzi pubblici notturni e un coordinamento reale degli eventi per non saturare sempre le stesse zone.












