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Trento
15 luglio | 06:00

"Scena muta alla maturità? Ammiro gli studenti che si ribellano ad un sistema ipervalutante" il pedagogista Ianes: "Valditara? Bocciare non è la soluzione"

Dopo i casi di studenti che hanno scelto di fare scena muta alla maturità per protestare contro un sistema scolastico basato sull'eccessiva competitività e solo sui voti, parla il pedagogista Dario Ianes: "Non è una critica all'esame di maturità in sé ma al sistema scolastico che si dimostra molto selettivo, poco empatico, competitivo e autoritario, generando pressioni e ansie negli studenti: la realtà dei fatti è proprio questa. La protesta non lede i diritti di nessuno: è lo studente stesso che, per lanciare un messaggio forte, si penalizza ottenendo un voto finale più basso"

TRENTO. "Ammiro molto gli studenti e le studentesse che si sono ribellati al sistema competitivo e ipervalutante della scuola secondaria di secondo grado, facendo scena muta all’orale di maturità: una bella protesta non violenta ed efficace". Questo il pensiero espresso da Dario Ianes - professore di pedagogia e didattica speciale alla Libera Università di Bolzano, psicologo dell'educazione e co-fondatore del Centro Studi Erickson - che, intervistato da il Dolomiti, approfondisce la riflessione.

 

Il riferimento è ai quattro casi, ma il bilancio potrebbe essere superiore, di studenti e studentesse che all'esame di maturità 2025 hanno deciso di presentarsi all'orale (dopo aver ottenuto nelle prove scritte un punteggio superiore ai 60/100, che garantiva loro il diploma, ndr) e di non proferire parola.

 

Il motivo? In estrema sintesi, per protestare contro un sistema scolastico, a loro detta, focalizzato esclusivamente sui voti e non sulle persone e basato sull'eccessiva competitività, a cui si associa in certi casi la mancanza di empatia del corpo docente.

 

"Il messaggio che codifico in questa protesta non è tanto una critica all'esame di maturità in sé - spiega Dario Ianes - bensì al sistema scolastico che, se ci riferiamo alla scuola secondaria di secondo grado, si dimostra molto selettivo, poco empatico, competitivo e autoritario, generando pressioni e ansie negli studenti: la realtà dei fatti è proprio questa e la protesta a mio avviso non lede i diritti di nessuno, dal momento che è lo studente stesso che per supportare un pensiero si penalizza, ottenendo un voto finale più basso ma lanciando un segnale forte al sistema scolastico".

 

Non certo dello stesso avviso il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che in risposta a queste prese di posizione ha annunciato che ad essere introdotta sarà una norma contro il boicottaggio dell'esame, e chi farà volontariamente scena muta verrà rimandato. 

 

"Vien da chiedersi come mai se uno non ha studiato e fa scena muta non sia un problema - commenta Ianes - mentre se uno sceglie volontariamente di farlo per lanciare un messaggio rischierà addirittura di essere bocciato: non promuovere non è una soluzione, penso invece che se c'è del malessere sia necessario invece analizzarlo, comprenderlo e affrontarlo, anche se il Ministro ha un'impostazione autoritaria, e questo non è una novità".

 

Va ripensato quindi il sistema scolastico? Ad espressa domanda, Dario Ianes allarga lo sguardo, premettendo il fatto che, come è sotto gli occhi di tutti, la vita e la società contemporanea siano troppo competitivi, e come questo evidentemente porti a degli effetti negativi: "Il messaggio lanciato da questi studenti è evidente, e si riassume in una domanda: volete formattarci e imporci questo tipo di realtà?' Domanda a cui la risposta è chiara: noi non ci stiamo".

 

Lo psicologo dell'educazione sottolinea come, naturalmente, gli studenti che scelgono questo approccio siano una minoranza, ma come l'idea di una scuola 'senza' voti si stia facendo sempre più largo. 

 

"Va fatta però una specifica: non una scuola senza valutazione - spiega - dal momento che questa serve sia per il percorso di crescita degli studenti sia per gli insegnanti che debbono essere in grado di analizzare e modificare il loro approccio didattico, ma senza quei voti che etichettano e basta, senza dare nessuna indicazione per migliorarsi: l'obiettivo deve essere arrivare ad una valutazione formativa in grado di accompagnare gli studenti, con un grado di empatia maggiore".

 

 

 

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