Tra bollicine trentine, dazi americani in standby e montagne da promuovere: cronache (e assaggi) da un Vinitaly che ha incoronato il Trento Doc
La ‘questione dazi’ ha monopolizzato ogni discorso della kermesse veronese. Bilanci, cifre, degustazioni e strategie che hanno visto le Dolomiti al centro di sinergie promozionali in vista anche delle Olimpiadi bianche del prossimo anno

VERONA. Le (poche) bottiglie rimaste ancora chiuse dopo la sarabanda enoica tra i padiglioni di Veronafiere sono state stappate (non solo idealmente) al rientro in cantina, per brindare all’annuncio di Trump che congela per 3 mesi i pesanti dazi anche sul vino. Del resto la ‘questione dazi’ ha monopolizzato ogni discorso della kermesse veronese. Un rinvio per negoziare, con interventi strategici della politica, mettendo alla prova l’incredibile sfilata di esponenti governativi in roboanti ‘carosello’ tra altrettanti tourbillon di bicchieri.
Bilanci, cifre, degustazioni, strategie che hanno visto le Dolomiti al centro di sinergie promozionali in vista delle Olimpiadi bianche del prossimo anno.
Vette hanno campeggiato sull’Alto Adige e altrettante immagini gigantesche dello sci per il Veneto, con mirate promozioni pure sullo spazio riservato alla Lombardia. E il Trentino? La montagna è stata citata in ogni discorso, anche se sulla facciata dell’ingresso del padiglione 3 campeggiava una ‘ritoccata’ immagine della sempre bella val di Cembra. Riferimento cembrano anche sull’allestimento dello stand: moquettes grigiastra stampata come fosse una pavimentazione porfirica. Nessun riferimento per indicare - come hanno fatto altre regioni, Alto Adige in primis - il percorso che indica la ‘giusta meta’. Niente logo del Trento Doc, l’indiscusso protagonista di questo Vinitaly.
Lo confermano tutta una serie di riscontri tra le cantine presenti: bollicine in gran spolvero, che hanno subissato iconici vini trentini. Tipo: Marzemino e Nosiola? Non pervenuti! Si salva il Teroldego, anche se le più attraenti interpretazione del Rotaliano si potevano degustare nello stand 8 allestito dalla FIVI. Vignaioli veraci, alternativi, comunque difensori di una specificità vinaria ( guarda caso dolomitica…) di giusta autorevolezza, senza badare a faraonici allestimenti fieristici.
Torniamo all’area 3, senza soffermarci sul paragonare l’affluenza tra Alto Adige ( quasi impossibile muoversi) e trovare la sessantina di cantine trentine, con stand istituzionali, quello delle Strade del Vino, pure Istituto grappa, FEM e ovviamente il Trentodoc.
Possente l’allestimento del Gruppo Lunelli, con il Ferrari che espone affiancato dai marchi della famiglia Lunelli, compreso il prosecco Bisol. Ferrari che poi coinvolge un centinaio di operatori stranieri in una speciale degustazione ‘Dalla Genesi alla Bellezza - 20 anni di storia” ovvero assaggiando 6 versioni del Ferrari Riserva Lunelli, dal vino base 2024 al millesimo del 2004, bottiglie speciali ‘sboccate’ per l’occasione, vini spiegati da Matteo Lunelli e dallo Chef de Cave Cyril Brun. Evento sopraffino, che ha preceduto di poche ore il brindisi con un Giulio Ferrari Collezione 2004, omaggiato a Re Carlo durante il pranzo al Quirinale.

Imponente la presenza pure del Gruppo Cavit, coinvolgendo Lavis, Cantina Cembra e Cesarini Sforza. Singolare restyling dei vini Ritratti di Lavis, ancora più accattivanti, il carattere trentino finalmente in verticale evidenza. Probabilmente - assieme al Riesling della ‘cugina’ Cantina Cembra - i vini ‘senza bollicine’ più rappresentativi.
Perché lo spumante ha sempre e comunque scandito la richiesta d’assaggio. Con una proporzione per certi versi imbarazzante: su 100 bottiglie stappate, almeno 90 hanno fatto il botto del brio.
Con spumanti pronti a stimolare ulteriore curiosità. Qualche esempio.
Aldeno ha presentato Sgreben, bollicine classiche dedicate al mitico Rolly Marchi, inserite in un progetto che mira alle Olimpiadi. Girovagando per gli stand, ecco Revì con nuove sboccature proposte dalla famiglia Malfer. Stesso impegno per gli emergenti nonesi La Vide, i Pisoni, Villa Corniole, senza tralasciare Pedrotti di Nomi e alcune ‘sociali’, dalla Vivallis a quella di Roverè della Luna, che al Trento Doc ha abbinato una nuovissima linea di vini (buoni) con la Doc Alto Adige.
La Valle dei Laghi ha registrato l’ulteriore vocazione spumantistica, vini ottenuti sia con varietà d’uva tradizionali, ma anche con Pinot bianco ( L’Arial di Pravis ) e da uve PIWI, quelle che non hanno bisogno di cure chimiche intensive.
Doverosa citazione per Casata Monfort, l’azienda dei Simoni di Lavis, che ha presentato il suo impegno quarantennale nella produzione di spumante classico e illustrato le strategie future sfruttando la sua nuova sede lavisana.
Timidi assaggi pure per alcune chicche. Come uno spumante classico nato a Brentonico, nuova sfida enologica del gruppo Veronesi, un Trento Doc da vigneti ad oltre mille metri. Si chiama infatti Ert1050. A Verona s’è continuamente parlato di dazi e di no-alcol. Nello stand del Trentino c’era pure Princess, azienda di Lavis, la prima in Italia a proporre vini ‘zero alcol’ già da una decina di anni.

Dealcolare per moda o per compensare sovra produzioni vendemmiali? L’interrogativo divide schiere di estimatori. Accomuna invece l’idea di vinificare per contenere il grado alcolico.
Esempio vincente - che ha attirato l’attenzione anche dei bevitori più scettici - quello della famiglia Togn, con tre versioni di vini attorno ai 9 gradi, freschi e beverini, comunque di stampo dolomitico. E ancora: ressa continua da Endrizzi, con variegate proposte di vini tradizionali, alcuni prodotti anche in cantine di proprietà lontane da San Michele all’Adige.
Citazione anche per illustri assenti, aziende del calibro di San Leonardo, ma anche Moser, Maso Martis, Letrari, Zeni, che hanno scelto strategie promozionali diversificate. Vinitaly comunque chiude con quasi 100 mila presenze e una crescita significativa di operatori stranieri, americani su tutti. Chiude e rilancia il dibattito su come educare la Generazione Z a bere vino, per evitare abusi e consapevolezza. Hanno infatti suscitato polemiche le grandi abbuffate vinose che hanno fin troppo animato il centro della città, con oltre 50 mila tagliandi ‘bevuti’ nel fine settimana.
Edizione 2025 con diversi esordi, dal salone dell’enoturismo, le tendenze no alcol, pure i vini fatti in anfora. Con l’annuncio che la prossima edizione veronese sarà dal 12 al 15 aprile 2026.












