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Trento
21 agosto | 20:31

Trentino, boom di cani riportati in canile dopo pochi mesi. Dalle adozioni ‘facili’ alle razze impegnative, Lombardini: "Fenomeno in crescita impressionante"

Il 30% dei cani riportati in canile fa parte di razze molossoidi difficili da gestire in nuclei familiari inesperti. Ci sono poi le adozioni, Lombardini: "Arrivano tramite staffette, spesso ci sono pochissimi controlli pre-affido e questi cani vengono presi quasi a scatola chiusa”. Ad oggi il canile comunale, gestito dalla Lega Nazionale per la difesa del Cane sezione di Trento, ospita una quarantina di animali

Foto Imagoeconomica
Foto Imagoeconomica

TRENTO. Consegnati  al canile dopo pochi mesi di vita in famiglia. Sedotti e poi traditi. È la nuova forma di abbandono che sta crescendo in Trentino. Un fenomeno che “sta aumentando in maniera impressionante” ci spiega Luca Lombardini, presidente della Lega Nazionale per la difesa del Cane sezione di Trento, che ha in gestione per conto del Comune il canile della città

Un impegno non di poco conto che oggi vede accolti una quarantina di cani fra animali a progetto e quelli posti sotto sequestro. 

 

Il fenomeno delle cessioni va ormai avanti da diverso tempo ma ultimamente è aumentato notevolmente. Non cani randagi, ma animali adottati, accolti in casa e poi restituiti perché troppo difficili da gestire, troppo impegnativi o semplicemente non più desiderati. 

 

A confermalo è anche l'associazione Zampa Trentina che è in prima linea per affrontare il problema. “La scorsa settimana – ci spiegano le responsabili – abbiamo avuto ogni giorno almeno due cani che si sono trovati in situazioni del genere. Padroni che non li vogliono più e cercano di disfarsene in qualche modo”.

 

Fortunatamente in Trentino non c'è un fenomeno marcato di abbandono come invece si può registrare nelle altre zone d'Italia. Il sistema del microchip funziona molto bene. A colpire, come spiegato dal presidente della  Lega Nazionale per la difesa del Cane sezione di Trento è appunto l’aumento di cittadini che chiedono di cedere il proprio animale e tutto questo ha delle caratteristiche particolari.

 

Ci sono moltissimi cittadini che decidono di adottare un cane, spesso dal sud, e si trovano con animali problematici” spiega Lombardini. “Arrivano tramite staffette, spesso ci sono pochissimi controlli pre-affido e questi cani vengono presi quasi a scatola chiusa”. 

 

Adozioni “facili”, fatte senza troppi controlli, di cani provenienti da contesti difficili e poco socializzati. “Sono cani che magari abbaiano tutto il giorno – spiega il veterinario Luca Lombardini - che rosicchiano i mobili di casa, che sono spaventatissimi quando si portano a passeggio o che scappano. Ecco allora che dopo due e tre mesi le famiglie decidono di cedere e portarli al canile”. 

 

In altri casi le rinunce, circa il 30%, riguardano razze impegnative come pitbull, amstaff o mastini. Cani molossoidi, che fanno parte di  razze con cani per lo più grossi e potenti, robusti, con un carattere deciso e che sono davvero difficili da gestire in nuclei familiari inesperti.

 

E infine ci sono i cani anziani, di 7 o 8 anni che iniziano ad avere problemi di salute, dall'artrosi alle cistiti, e che sono poco appetibili per chi vuole prendere un cane in adozione. “Per questo abbiamo messo in campo la cosiddetta 'adozione del cuore'  - spiega Lombardini – con la quale diamo un anno di cibo gratis a chi adotta un cane anziano. Ma cerchiamo anche di aiutare quelle famiglie che hanno un animale che necessita di particolari farmaci ma che si trovano in difficoltà economiche con l'obiettivo di fargli tenere il cane”. 

 

Un lavoro quotidiano, quello del canile comunale, che richiede personale, risorse e collaborazione costante con il Comune di Trento. Impegnati quotidianamente ci sono sei dipendenti tra accalappiatori e 'manutentori' che si occupano delle pulizie, della gestione delle aree verdi e della somministrazione dei pasti. “E di tutta la parte burocratica che oggi è diventata molto importante e impattante” conclude Lombardini.  

 

Ma soprattutto una sfida culturale. E, infatti, importante far capire che adottare un cane non è un gesto d’impulso o di generosità momentanea ma deve essere un impegno che dura anni e che comporta responsabilità concrete.

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