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Trento
16 febbraio | 12:06

"Cani da slitta segregati in gabbie e denutriti", la Lav sul sequestro di 37 Alaskan Husky da Sleddog: "Inaccettabile che la disciplina sia riconosciuta dal Coni"

Il maxi sequestro è scattato dopo la segnalazione della Lav, i cani erano rinchiusi in gabbie in condizioni igienico sanitarie precarie e in stato di denutrizione: "Inaccettabile che lo Sleddog sia riconosciuto addirittura dal Coni come attività sportiva e tale riconoscimento nazionale risulta ancora più stonato nel contesto delle Olimpiadi Invernali"

TRENTO. Erano detenuti in stato di abbandono e denutrizione, dopo la segnalazione della Lav 37 cani di razza Alaskan Husky destinati allo Sleddog sono stati sequestrati dal Corpo Forestale del Trentino in un centro in località Millegrobbe a Lavarone: gli animali ora verranno affidati in custodia sanitaria all'associazione e verranno curati, nutriti e seguiti da veterinari e personale competente.

 

A ricostruire l'intera vicenda (QUI I DETTAGLI) è la Lav stessa che spiega come, il 14 febbraio durante un’operazione del Corpo forestale Trentino in collaborazione con l'associazione, siano stati presi in custodia i 37 cani detenuti nella struttura nata nel 2016 “nell’ambito di un progetto promosso con il coinvolgimento e il supporto delle istituzioni locali e con l’obiettivo di rendere Millegrobbe un punto di riferimento nazionale e internazionale per la disciplina dello sleddog”.

Il sequestro preventivo degli animali e della struttura dove erano detenuti, spiega la Lav, è stato motivato “dalla detenzione in condizioni incompatibili con la natura degli animali, come previsto dal Codice penale, con altri due cani che sono stati affidati nei giorni scorsi all’associazione locale”.

 

Dopo la segnalazione dello sportello maltrattamenti della Lav di Trento, nello specifico, il Corpo forestale Trentino ha effettuato un sopralluogo congiunto con l’Azienda Sanitaria provinciale che ha confermato la detenzione in condizioni inaccettabili per i cani.

“Dalle verifiche effettuate è inoltre emerso – prosegue la nota dell'associazione – che molti degli animali versavano in evidente stato di denutrizione ed erano detenuti in condizioni igienico-sanitarie fortemente precarie, all’interno di gabbie fatiscenti e sottodimensionate prive di cucce e di adeguati spazi di ricovero: le condizioni riscontrate risultano incompatibili con la natura degli animali e difformi rispetto alle loro esigenze etologiche di specie”.

 

Ma ora cosa succederà ai 37 Alaskan Husky? A spiegarlo è la responsabile degli sportelli Lav contro i maltrattamenti sugli animali Annarita d'Errico: “I cani, ora affidati a Lav, verranno seguiti da veterinari e personale competente che potrà garantire loro cure adeguate. Lav, come in ogni situazione in cui viene chiamata a prendersi carico di animali, garantirà loro dignità, diritti e un futuro degno di questo nome, liberi dallo sfruttamento a scopo di lucro esattamente come meritano”.

Lo sguardo della Lega Anti Vivisezione viene poi posato sullo Sleddog, definito “un’attività che si fonda sullo sfruttamento dei cani a fini ludici ed economici” con i cani che “vengono infatti utilizzati come strumenti di attrazione per il pubblico, spesso senza adeguate garanzie di tutela del loro benessere”.

 

“Nonostante in diversi Paesi questa pratica sia sempre più oggetto di limitazioni e contestazioni – prosegue la nota diffusa – da alcuni anni lo sleddog viene promosso anche in Italia con controlli insufficienti e standard non uniformi. Appare inoltre inaccettabile che lo sleddog sia riconosciuto addirittura dal Coni come attività sportiva attraverso la federazione di settore, la Fidasc, contribuendo così a legittimare una pratica fondata sull’uso degli animali a scopo di lucro”.

 

E poi il collegamento con le Olimpiadi Milano-Cortina.

 

“Sebbene lo sleddog non sia, non a caso, disciplina olimpica – prosegue la Lav – tale riconoscimento nazionale risulta ancora più stonato nel contesto delle Olimpiadi Invernali attualmente in corso nel nostro Paese, evento che dovrebbe rappresentare valori di rispetto e sostenibilità, non certo l’utilizzo degli animali come mezzi di intrattenimento”.

 

La lente d'ingrandimento viene poi posta sulla struttura nel comune di Lavarone che, spiega la Lav, “a distanza di anni dall’inaugurazione, la realtà che emerge è drammaticamente diversa da quella annunciata: la struttura appare in stato di abbandono e degrado, circondata da rifiuti ed escrementi, con odori percepibili a diversi metri di distanza nonostante le basse temperature”.

L’attività, prosegue l'associazione, risulta di fatto cessata da tempo “mentre decine di cani sono rimasti segregati in condizioni incompatibili con il loro benessere psico-fisico, esposti anche alle rigide temperature invernali e in totale isolamento e particolarmente grave il fatto che circa una ventina di questi cani erano stati messi addirittura all’asta”.

 

L'associazione fa poi sapere che continuerà a seguire “con attenzione” l’evolversi della vicenda, avendo già nominato un avvocato che seguirà il procedimento penale, e nella sua qualità di custode giudiziario “collaborerà con Corpo forestale e Procura della Repubblica, in questa delicata fase delle indagini, per cristallizzare ulteriormente lo stato di salute dei cani affidati mediante apposite relazioni attestanti le condizioni di ogni singolo individuo”.

 

Ad essere spiegato è poi come, al termine della prima fase, verrà richiesto tramite il legale l'affido definitivo dei 37 cani “al fine di svincolarli dal procedimento penale e far sì che gli stessi, una volta sottoposti alle cure necessarie ed al recupero psico-fisico, possano trovare un’adeguata sistemazione in famiglie disposte a concedere loro una nuova vita, finalmente liberi dallo sfruttamento”.

 

“Lav ribadisce infine la necessità di un controllo rigoroso e costante – conclude il testo – sulle strutture che utilizzano animali a fini 'sportivi' e turistici, affinché il benessere animale non venga sacrificato in nome di progetti che, sulla carta, si proclamano sostenibili e rispettosi”.

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