"Un racconto dall'interno dai contenuti preoccupanti: l'estrema destra è entrata nei gangli dello Stato Italiano". L'intervista al giornalista Paolo Berizzi, autore de "Il libro segreto di CasaPound"
"L'infiltrazione dei neofascisti nella struttura dello stato democratico è un qualcosa che dovrebbe preoccupare tutti noi. E' un qualcosa che dovrebbe offendere tutti noi, visto che la Repubblica Italiana è fondata su ideali anti fascisti. Questo è un libro che presenta prove e certezze, non chiacchiere. CasaPound è stata sdoganata e ha rialzato la testa grazie ai "padrini" nel Palazzo, alle sponde politiche di cui dispone: io racconto dei rapporti personali di diversi esponenti della politica con il movimento"

TRENTO. Cinque anni di lavoro, molto più di un'inchiesta giornalistica: è un vero e proprio "viaggio" all'interno di CasaPound.
A raccontare i segreti del movimento neofascista italiano, nato nel 2003, è stato il giornalista e inviato del quotidiano La Repubblica Paolo Berizzi, profondo conoscitore del mondo dell'estrema destra, a cui aveva già dedicato diversi saggi.
Sin qui, dunque, non vi sarebbe niente di nuovo, se non fosse che "Il libro segreto di CasaPound" nasce da un incontro inaspettato - avvenuto nel 2020 - e dalla volontà di un militante storico di raccontare "dall'interno" vicende, retroscena, facendo nomi, cognomi e circostanziando i fatti.
Il giornalista lombardo, che dal 2019 vive sotto scorta in seguito alle tante minacce di morte ricevute, spiega Il Dolomiti la genesi del libro che, da settimane, è nella top ten dei saggi più venduti.
Berizzi, partiamo dal principio: il libro nasce addirittura nel 2020.
"Esatto. Di fatto nasce a Roma, durante una manifestazione, che tra l'altro si rivelò un mezzo flop, contro il Green Pass, organizzata dalle Mascherine Tricolori e da altri movimenti d'estrema destra. In quell'occasione ero sul posto come inviato, a debita distanza dai manifestanti e ben protetto, come gli altri colleghi, da un cordone di forze dell'ordine: ad un certo punto si avvicina una ragazza che mi porge un bigliettino, sul quale era riportato un numero di telefono e il messaggio era: se vuoi sapere tutto su CasaPound contattami. Penso si tratti di uno scherzo, di una presa in giro e il foglietto finisce nel cestino. Passa un po' di tempo e mi arriva un messaggio su "X", che all'epoca dei fatti si chiamava ancora "Twitter", nel quale questa persona ribadisce la propria disponibilità a raccontarmi tutto, lasciandomi un numero di telefono. Non avendo più il biglietto non avevo modo di verificare se il contatto fosse il medesimo ma, a quel punto, chiamo. Mi risponde, parliamo a voce, faccio tutte le verifiche del caso e appuro che si tratta - effettivamente - di un militante storico, di "peso", di CasaPound. C'incontriamo una prima volta, comincia a raccontare e capisco subito che quella non è una semplice inchiesta giornalistica, ma ho pensato: "qui c'è materiale per scrivere un libro". Seguono altri incontri, tanti incontri, le storie sono incredibili, alcuni magari già "sentite", altre che mi lasciano stupefatto. E, attenzione, non si tratta di un "pentito", di un "fuoriuscito", ma di una persona che tutt'ora fa parte dell'organizzazione, era e resta fascista, ma ha visto i suoi ideali traditi. A sua detta CasaPound è cambiato molto. E in peggio. La sua è una testimonianza dritta, diretta, preziosa, di straordinario valore, perché mette a nudo i segreti del movimento".
Si è chiesto: perché proprio io?
"C'è una ratio ben precisa nella scelta di questo militante di raccontare tutto a me. Io sono il giornalista più odiato dall'estrema destra, il nemico mediatico numero uno, l'infame per eccellenza. All'interno di CasaPound si è già scatenata, da tempo, la caccia all'infame che "ha parlato" con toni, come si confà al movimento, intimidatori e minacciosi. D'altronde sono stati "colpiti" nel profondo, perché il racconto arriva "dall'interno". Una sorta di "oltre il danno anche la beffa". E, ripeto, non è "solamente" un'inchiesta giornalistica, ma di più".
CasaPound come ha reagito all'uscita del libro?
"Mi viene da dire, nel mondo in cui una formazione fascista reagisce in questi casi: cercando di affossarlo, provando a censurarlo. Hanno provato, tramite i propri legali, ad impedirne la pubblicazione e, non essendoci riusciti, da via Napoleone III, sede nazionale di CasaPound, è arrivato il diktat: non compratelo, non leggetelo, non parlatene. E, così facendo, hanno fatto una grande e involontaria pubblicità al libro, che sta andando benissimo, è in classifica da settimane tra i saggi più venduti in Italia. Davide Di Stefano, fratello di Simone Di Stefano, ha provato a lanciare una "fatwa", tramite un video pubblicato sui social, durante la quale insulta il sottoscritto, mi accusa di aver scritto menzogne, scatena la caccia alla fonte e allontana il sospetto da stesso quale "gola profonda" all'interno del movimento. Un altro - ovviamente non voluto - "spottone" al libro visto che, tra l'altro, lo tiene in mano e lo mostra a chi sta guardando. Hanno provato a "fermarlo", ma non ci sono riusciti e il libro è lì, in top ten, in mezzo ai best seller di Cazzullo e Rampini".
Lei da anni scrive di partiti e movimenti d'estrema destra. C'è, però, qualcosa che l'ha colpita dai racconti della "gola" profonda"?
"L'aspetto più "forte", che mi ha colpito maggiormente ed è preoccupante è il fatto che l'associazione neofascista più importante degli ultimi 20 anni sia entrata nei gangli dello Stato Italiano. All'interno del libro ci sono i nomi di 70 persone che ricoprono ruoli importanti e di prestigio - imprenditori, manager, politici e ambasciatori - vicini a CasaPound. Ci sono il diplomatico, l'imprenditore di Confindustria, il generale dell'Esercito. Stiamo parlando di persone che hanno sostenuto nelle idee ed economicamente il movimento. Ecco, l'infiltrazione dei neofascisti nella struttura dello stato democratico è un qualcosa che dovrebbe preoccupare tutti noi. E' un qualcosa che dovrebbe offendere tutti noi, visto che la Repubblica Italiana è fondata su ideali anti fascisti. Questo è un libro che presenta prove e certezze, non chiacchiere. CasaPound è stata sdoganata e ha rialzato la testa grazie ai "padrini" nel Palazzo, alle sponde politiche di cui dispone: io racconto dei rapporti personali di diversi esponenti della politica con il movimento".
C'è anche un capitolo dedicato alla premier Giorgia Meloni.
"Sì, racconto anche dei suoi rapporti personale con CasaPound".
Dei 23 giornalisti italiani attualmente sotto scorta, lei è l'unico per minacce ricevute da esponenti di estrema destra. Le intimidazioni continuano e sono aumentate dopo l'uscita del libro?
"Il clima non è certamente migliorato, le minacce sono sistematiche, quotidiane e fatico ad averne piena contezza, visto che il flusso sui social è ininterrotto e sì, i tentativi di intimidazione sono aumentati a dismisura. Io querelo, poi arrivano le lettere di scuse, i tentativi di spiegazione, le richieste di desistere, ma io vado sino in fondo. E, attenzione, quando parlo di "clima" non mi riferisco solamente a me, ma in generale, basti pensare alla recente aggressione ad un collega a Roma, alla serialità degli episodi che stanno accadendo nelle scuole e nelle università".
E sul tema "Remigrazione" cosa dice?
"Che ha unito single d'estrema destra che erano molti distanti tra di loro. Non va pesato il numero delle persone che vanno in piazza, molto poche, come nel caso - recente - della manifestazione che si è svolta a Trento dove c'erano cinquanta - sessanta militanti, ma il contenuto di violenza, intolleranza, razzismo e ultra nazionalismo dei messaggi che vengono diffusi. E, attenzione, quello è un "laghetto nero" dove vanno a pescare voti i partiti di destra".












