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| 15 aprile | 16:04

“A 900 metri d'altezza sono finito dentro la vela del parapendio: ho controllato la paura, ma quando si è aperto il paracadute d'emergenza ho tirato un sospiro di sollievo”

Il racconto di Mario Giancola, pilota di parapendio 40enne de L'Aquila, dopo l'inconveniente – di “incidente”, ci spiega, si parla quando qualcuno si fa del male – avvenuto il 6 aprile scorso sopra le acque del Garda, durante un corso d'addestramento Siv (Simulazione inconvenienti volo): “Finire 'dentro' la vela è tra le eventualità più pericolose in assoluto, alla fine però è andata bene”

VERONA. “La chiamiamo in gergo 'caramella', è una delle situazioni più pericolose in assoluto per un pilota di parapendio: finire attorcigliato all'interno della tua stessa vela. In quei momenti riuscire a controllare la paura è fondamentale”. A parlare è Mario Giancola, pilota di parapendio 40enne de L'Aquila, dopo l'inconveniente – di “incidente”, ci spiega, si parla quando qualcuno si fa del male – avvenuto il 6 aprile scorso sopra le acque del Garda, durante un corso d'addestramento Siv (Simulazione inconvenienti volo).

Il video di quanto accaduto è stato postato sui social dallo stesso Giancola ed è diventato presto virale: nelle immagini, girate nella zona di Malcesine, si vede il pilota intraprendere una serie di manovre per poi perdere il controllo della vela, finendo attorcigliato nel tessuto. Solo in seguito, dopo essersi liberato e aver ripreso in parte il controllo della situazione, Giancola è riuscito ad aprire la vela d'emergenza, finendo poi nelle acque del lago di Garda.

 

“Stavo partecipando a un corso – spiega l'uomo a il Dolomiti – nel quale si simulano inconvenienti durante le fasi di volo: era previsto aprissi la vela d'emergenza e finissi in acqua dopo il decollo dal Monte Baldo. Quanto accaduto però non era certo in programma: la 'caramella' è un evento piuttosto raro ed estremamente pericoloso. Quando è successo ero a 922 metri di quota e stavo effettuando l'ultimo modulo del corso Siv, che prevedeva un cosiddetto stallo con backfly: una manovra avanzata in cui la vela viene portata in stallo controllato e mantenuta in volo all’indietro per poi recuperare”.

 

Proprio in quel momento però, un errore ha portato a una situazione di emergenza fin troppo vera: “In quella situazione è molto difficile divincolarsi dalla vela – dice Giancola – e quando mi sono reso conto dell'accaduto ho quindi innanzitutto mantenuto la calma e la concentrazione, come viene insegnato ad ogni pilota durante i corsi per ottenere il brevetto. Ogni secondo è importante quando si sta precipitando verso il suolo. Con un movimento di braccio sono riuscito a liberarmi dal tessuto della vela e, poco dopo, a lanciare il paracadute d'emergenza, la cui vela si è fortunatamente aperta senza problematiche”.

 

Come detto, Giancola è poi finito delle acque del Benaco, dove è stato recuperato dal personale del corso Siv: “Durante la caduta ho controllato la paura per evitare di bloccarmi e per concentrarmi a pieno su quanto stesse accadendo. Certo, quando si è aperto il paracadute di emergenza ho tirato un sospiro di sollievo e quando ho toccato l'acqua mi son detto che, alla fine, era andato tutto bene”.

 

Il 40enne era uno dei circa 20 piloti che hanno partecipato al corso: un appuntamento importantissimo, dice, per chiunque voglia volare in sicurezza. “Ci mettiamo in gioco e a rischio – spiega – per prevenire eventuali incidenti. Questi corsi servono proprio a imparare a gestire situazioni critiche in fasi di volo e sono obbligatori per chiunque voglia diventare pilota di vele biposto, che possono portare quindi due persone”.

 

Giancola ha ottenuto il brevetto di pilota due anni fa e ora, dice, non vede l'ora di tornare a volare: “Il problema è che nell'inconveniente la mia vela è rimasta danneggiata e l'ho dovuta portare a riparare. Visto che non ho superato l'ultimo modulo del corso, ora dovrò sostenerlo nuovamente”.

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