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21 gennaio | 17:28

A Trieste oltre 3.000 ucraini ottimamente integrati: un'immigrazione silenziosa che però (nonostante la guerra) è quasi abbandonata a sé stessa

A quasi quattro anni dallo scoppio della guerra, la comunità ucraina di Trieste è cresciuta tantissimo. I legami con la terra di origine restano forti (l'aver costituito una biblioteca per Lyudmyla Havryliuk è stato qualcosa di ''essenziale'') ma, forse anche perché si sono tutti integrati molto bene nel tessuto sociale della città, hanno visto sfiorire servizi e misure di assistenza. Nataliia Manko: ''Un grave problema? Tanti ucraini arrivano con titoli di studio e abilitazioni che non vengono riconosciute. Aiutateci a svolgere i nostri lavori''

TRIESTE. “Dal 2022 molti ucraini si sono trasferiti qui, parliamo di intere famiglie. Prima dell'inizio della guerra non avevo dati ufficiali su quanti ucraini ci fossero a Trieste, credo non più di qualche centinaio, è stata una vera impennata”. E' quanto dichiarato su Il Dolomiti da Lyudmyla Havryliuk, mediatrice culturale che ha contribuito all'inserimento di svariate famiglie ucraine sia nel contesto lavorativo che sociale della città. A quasi quattro anni dallo scoppio della guerra in Ucraina è interessante osservare come la situazione di questa comunità a Trieste sia cambiata in questo pur breve lasso di tempo.

 

Innanzitutto, come sottolineato da Lyudmyla, è un cambiamento visibile nei numeri: a Trieste oggi ci sono oltre tremila persone di origine ucraina, la maggior parte delle quali dal trascorso molto recente, stabilitesi dal 2022. Inoltre, a differenza di quanto avviene in tantissime altre comunità storiche e non, che da sempre caratterizzano la società triestina, quella ucraina non è raccolta in modo uniforme e identitario sotto un'unica associazione che ne rappresenti i valori, e le ragioni secondo Lyudmyla sono da ricercarsi nell'atteggiamento peculiare manifestato da questi nuovi arrivati: “Io credo che oggi verso gli immigrati ucraini si sia molto indebolita quella rete di servizi di accoglienza e assistenza che si percepiva quattro anni fa – ha spiegato Lyudmyla – ma ritengo che questo sia dovuto anche agli effetti del comportamento della comunità ucraina, che sin da subito si è dimostrata attiva e partecipativa verso la società, culminando in un modello di integrazione virtuoso che mano a mano ha saputo fare a meno di certe misure assistenziali”.

 

Un afflusso che inizialmente ha visto arrivare a Trieste e in regione soprattutto donne, spesso con figli al seguito, anche perché gli uomini per necessità militari non potevano lasciare il paese a meno di specifiche condizioni. Una delle realtà di aggregazione più significative per le donne ucraine in città è la biblioteca ucraina, di recente istituzione, che trova spazio all'interno dell'associazione italo-americana “Corner” di Trieste. La biblioteca risponde oggi non solo ad una funzione sociale ma ad una necessità di espressione, come ha rimarcato la mediatrice culturale Lyudmyla Havryliuk: “La biblioteca nasce con il contributo delle donne, tra chi portava dei libri o chi riusciva a lasciare un'offerta, con lo scopo di incentivare le serate di lettura. La lettura condivisa ha rappresentato sempre un importante strumento per portare avanti i valori culturali ucraini, e anche per lo svago, che soprattutto all'inizio era una pratica essenziale”.

 

Se da un lato, come accennato, la presenza ucraina a Trieste si rivela nel complesso un'integrazione efficace, dall'altro ciò è reso possibile anche dal fatto che ad arrivare sono anche tante figure professionali già formate ad ogni livello. Il problema, talvolta, si manifesta nella preoccupazione di chi non si vede pienamente riconosciuto un determinato titolo di studio, a meno di un “percorso a ostacoli” fatto di esami integrativi e burocrazia che può comportare a una perdita di tempo davvero significativi. E' questo il caso di Nataliia Manko, giunta in città poco più che trentenne nel 2022 con due bambini piccoli, in virtù di un contratto di lavoro come ricercatrice con l'Ictp, il centro internazionale di fisica teorica di Trieste.

 

Nataliia ha un dottorato in fisica, ma anche parecchi dubbi sul suo futuro, come ha voluto raccontare alla nostra redazione: “Prima c'erano dei fondi speciali per chi aveva vissuto in Ucraina fino allo scoppio del conflitto, adesso gli ucraini che vivono in Italia si trovano sostanzialmente nella stessa condizione di altri stranieri. Un problema che vorrei segnalare – ha aggiunto la ricercatrice - è che tanti ucraini che arrivano hanno dei titoli di studio, ma il processo di riconoscimento è estremamente complesso, e molti di questi rischiano di trovarsi in una condizione ben peggiore di quando stavano in Ucraina”.

 

Come la stessa Natalia ha confermato, inoltre, molte persone di origine ucraina sono arrivate nel nostro paese con l'idea iniziale di starvi per poco tempo e di rientrare entro breve, ma poi, a causa del persistere della guerra in patria per quasi quattro anni, e della stabilizzazione che qui hanno trovato, diventa difficile mettere in pratica il pensiero di fare marcia indietro. Ecco che quindi gli ucraini di Trieste, così come in parte quelli di tutta Italia, stanno vivendo un momento di transizione nel quale vedono mutare la percezione stessa della loro condizione, nonché della guerra stessa, trovandosi sempre più omologati agli altri stranieri nelle opportunità lavorative e sociali, con tuttavia il protrarsi nella loro terra di origine del più grave conflitto in termini di perdita di vite umane dalla seconda guerra mondiale ad oggi.

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