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Bolzano
21 aprile | 17:30

Allarme sindrome del bambino scosso: quando la stanchezza dei genitori può trasformarsi in tragedia. "Danni irreversibili in pochi secondi. Chiedete aiuto"

"Un pianto inconsolabile può portare al limite anche il genitore più paziente - spiegano gli esperti - è importante fornire strumenti concreti per reagire ai momenti di crisi"

BOLZANO. Dietro il pianto inconsolabile di un neonato può nascondersi un momento di buio profondo, un istante in cui la stanchezza e la solitudine di un genitore si trasformano involontariamente in una tragedia.

 

In Alto Adige la Shaken Baby Syndrome, meglio conosciuta come sindrome del bambino scosso, rappresenta una forma di maltrattamento infantile tanto grave quanto sottovalutata.

 

I dati clinici riportano circa uno o due neonati curati ogni anno per questa patologia, ma secondo il gruppo di lavoro ProChild dell’Azienda Sanitaria si tratta di una stima parziale rispetto alla reale diffusione del fenomeno.

 

Anzi, gli esperti parlano di una "punta dell'iceberg". 

 

Questa sindrome si manifesta quando un neonato o un bambino piccolo viene scosso con violenza: nelle prime fasi dello sviluppo i muscoli del collo sono ancora troppo deboli per stabilizzare la testa e il cervello finisce per muoversi bruscamente all’interno del cranio, provocando emorragie, gonfiori e lesioni cerebrali permanenti.

 

Il periodo di massimo rischio si concentra tra la seconda settimana e il sesto mese di vita, la fase in cui il pianto del neonato è fisiologicamente più frequente e intenso.

 

Spesso, alla base del trauma da scuotimento non c’è una volontà di nuocere, ma una reazione istintiva di genitori stremati dalla stanchezza e dalla frustrazione di non riuscire a calmare il bambino.

 

Tuttavia, bastano pochi secondi di scuotimento per causare danni devastanti: in oltre la metà dei casi diagnosticati si riportano deficit cognitivi, disturbi dell’apprendimento e ritardi nello sviluppo psicomotorio.

 

Nei casi più drammatici, le lesioni risultano fatali per circa un neonato su dieci.

 

Riconoscere tempestivamente il trauma è estremamente complesso poiché i sintomi appaiono spesso scollegati tra loro.

 

Difficoltà nell'alimentazione, sonnolenza marcata, irritabilità, convulsioni o problemi respiratori sono i segnali che portano i genitori al pronto soccorso, spesso senza che vi sia una consapevolezza immediata della causa scatenante.

 

Per questo motivo, il personale medico raccomanda caldamente di recarsi in ospedale al minimo sospetto, anche se lo scuotimento è stato di breve durata, poiché intervenire subito può fare la differenza tra la vita e la morte o la prevenzione di una disabilità permanente.

 

Per contrastare questo fenomeno, l’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige ha aderito alle Giornate nazionali sul trauma da scuotimento, allestendo per il 23 aprile uno stand informativo nell’atrio dell’edificio storico dell’Ospedale di Bolzano.

 

L’obiettivo è fornire ai genitori strumenti concreti per gestire i momenti di crisi.

 

"Un pianto inconsolabile può portare al limite anche il genitore più paziente. Scuotere un neonato per calmarlo è sempre pericoloso – afferma la Dottoressa Giovanna Tezza, pediatra presso l’Ospedale di Bolzano –. Se una madre o un padre si sentono sopraffatti, devono cercare aiuto. Prima che la pazienza si esaurisca, è bene mettere il neonato in un luogo sicuro e lasciare la stanza", raccomanda la pediatra. E, soprattutto, i genitori non dovrebbero esitare a chiedere aiuto a familiari, amici o vicini.

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