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FVG
11 febbraio | 08:02

Anfibi falciati dalle auto: volontari in strada per salvare rane, rospi e tritoni. Il biologo: "Importantissimi per l'ecosistema e indicatori del cambiamento climatico"

In provincia c'è una strada particolarmente 'letale' per gli anfibi, che cercano di attraversarla per deporre le uova. I volontari in campo per salvarli: "Abbiamo messo i cartelli stradali provvisori, ma bisogna fare attenzione”

TRIESTE. Nella provincia di Trieste c'è una strada periferica che rientra nel comune di San Dorligo della Valle/Dolina che, specialmente in questo periodo dell'anno, presenta una problematica ambientale particolarmente accentuata, che per molti anni in passato non è stata presa granché in considerazione.

 

Il problema riguarda la moria di anfibi, soprattutto rane e rospi, investiti dai veicoli, che ogni anno su questa strada rischia di verificarsi più frequentemente che altrove, data l'elevata popolazione di anfibi e l'intensità del traffico veicolare, generando una situazione che se non fronteggiata potrebbe comportare un impatto ambientale dalle conseguenze importanti.

 

E' una strada che passa tra alcune grandi cisterne di proprietà dalla “Siot”, la società che gestisce il flusso del greggio che attraverso il grande oleodotto arriva poi fino al nord Europa, e la località di Mattonaia. Queste cisterne si ergono in una zona recintata e interdetta al traffico, e parallelamente umida, ricca di pozze d'acqua pulita che emerge da falde sotterranee.

Per raggiungere questa terra promessa e deporre le uova, gli anfibi che escono stagionalmente dalle loro tane devono attraversare questa strada, rischiando di finire investiti dalle macchine.

 

Ma da diversi anni tuttavia, un'equipe di volontari è al lavoro sulle strade per salvare questi preziosi animali, “aiutandoli” letteralmente ad attraversare la strada, raccogliendo gli anfibi dal lato della strada che dà sulla boscaglia per liberarli dall'altra parte, oltre la recinzione, verso la salvezza.

Sono i volontari dell'associazione “Tutori Stagni Fvg”, che in questo periodo operano costantemente sul territorio, come racconta a il Dolomiti Gaia Fior, naturalista e volontaria dell'associazione che descrive come sta procedendo il salvataggio degli anfibi.

 

“Anche quest'anno è come gli altri, abbiamo messo i cartelli stradali provvisori ma bisogna fare attenzione - spiega - perché sono animali piccoli e ucciderli passandoci sopra con il proprio mezzo è un attimo, inoltre tra questi anfibi ci sono anche specie in serio pericolo d'estinzione, soprattutto il tritone crestato, che qui è ormai una rarità”.

 

Come ha raccontato la stessa Fior, sono diverse le specie che vengono raccolte e tratte in salvo, ma è invece difficile fare una stima su quanti ne muoiano.

 

“Il primo a svegliarsi dal letargo e spostarsi è il tritone punteggiato - prosegue la volontaria - seguito dal rospo comune e dalla rana agile, anche conosciuta come rana dalmatina. In questi giorni ne abbiamo raccolti parecchi, con punte anche di cento esemplari in una sola sera. Se non venissero aiutati sarebbe una catastrofe, perché iniziano la migrazione nel tardo pomeriggio, quando cala la luce, momento in cui c'è il picco di auto per via dei rientri dal lavoro. Tuttavia è praticamente impossibile contare quanti ne muoiano, poiché è frequente che passi, ad esempio, un corvo e si porti rapidamente via i resti degli esemplari morti”.

 

Giova ricordare che gli anfibi rappresentano un patrimonio faunistico di eccezionale importanza per l'ecologia e l'equilibrio delle zone umide e della preservazione dell'ambiente. Un patrimonio faunistico che da anni è oggetto di studio da parte di Sergio Dolce, biologo, già direttore del Museo di Storia Naturale di Trieste, nonché figura di spicco nella divulgazione naturalistica in città, che ha illustrato a il il Dolomiti le ragioni che rendono la tutela importante da parte dell'uomo nei confronti di questi piccoli e preziosi animali.

 

“Innanzitutto bisogna considerare che sul suolo nazionale gli anfibi sono tutti protetti – spiega Dolce – essi coprono un ruolo importantissimo nell'ecosistema, si nutrono di insetti fastidiosi come le zanzare o i tafani, che in loro assenza proliferano senza controllo. Sono dei fondamentali equilibratori naturali poiché allo stesso tempo sia gli anfibi che le loro migliaia di uova rappresentano una fonte di cibo ineliminabile per moltissimi altri animali. Questo loro essere contemporaneamente prede e predatori fa sì che tutto l'ecosistema dello stagno ruoti attorno a questi animali”.

 

L'analisi dell'esperto verte infine su quanto queste specie facciano anche da indicatori di un clima che sta cambiando anche nel Nordest: "Per quanto riguarda le nostre zone gli anfibi hanno un ciclo di vita annuale che tiene il passo delle stagioni: d'inverno sono in letargo in luoghi umidi del sottobosco e a cavallo tra inverno e primavera c'è il risveglio, tra chi si sveglia prima e chi dopo, e subito si dirigono nella zona umida più vicina per accoppiarsi e deporre le uova".

 

"Un segnale indicativo che ho riscontrato – conclude – seguendo e studiando questi animali da tanti anni è quanto, col passare del tempo, si stiano risvegliando sempre prima. In passato migravano in primavera, ora a inizio febbraio, in serate buie e piovose, ma relativamente calde, in quello che dovrebbe essere il picco del freddo dell'intero anno, fornendoci un'importante indicazione rispetto ai cambiamenti climatici”.

 

Ecco quindi che l'attività di queste associazioni e dei volontari, che gode anche del patrocinio del Comune, assume un ruolo fondamentale nella salvaguardia di un territorio, rappresentando un'estensione di un'attività di pubblico interesse ma che il settore pubblico non riesce sempre a colmare. Si tratta di iniziative che hanno iniziato a svilupparsi su più territori, come ad esempio la strada del Vallone di Gorizia, che per ragioni simili viene monitorata dall'associazione ambientalista “Eugenio Rosmann” con sede a Monfalcone.

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