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Trento
03 maggio | 06:00

Api e orsi, in 25 anni 1202 danni (nel 76% dei casi senza opere di prevenzione): tutti i dati dal 2001. “Apicoltori i primi a maturare rapporto di coesistenza con i plantigradi”

Api e danni da orso: i numeri del settore, gli eventi registrati e le aree più colpite. Nel Rapporto grandi carnivori sono stati riportati tutti i dati relativi al Trentino negli ultimi 25 anni sul territorio provinciale, un'occasione per riflettere, dicono gli esperti “sulle problematiche affrontate dagli apicoltori trentini e sulla loro possibile coesistenza, a medio-lungo termine, con il plantigrado”. La priorità? “La formazione rispetto al corretto utilizzo delle opere di prevenzione”

TRENTO. Orsi, negli ultimi 25 anni sono stati in tutto 1202 gli eventi di danno ai patrimoni apistici registrati in Provincia di Trento – la maggior parte dei quali avvenuti in assenza di opere di prevenzione. A riportarlo, insieme a una grande selezione di altri dati relativi al settore, è il Servizio faunistico della Pat, all'interno del rapporto grandi carnivori 2025 – nel quale un intero approfondimento è stato, appunto, dedicato all'analisi dei danni apistici da orso bruno in Trentino nel periodo 2001-2025.

 

“A oltre un ventennio dalla reintroduzione dell'orso in Trentino occidentale – scrivono gli esperti – si possono fare le prime riflessioni sulle problematiche affrontate dagli apicoltori trentini e sulla loro possibile coesistenza, a medio-lungo termine, con il plantigrado”. Il tutto davanti a un obiettivo che, oggi, rimane primario – “la formazione al corretto utilizzo delle opere di prevenzione” – e a una valutazione più generale sul settore stesso: per gli esperti infatti, l'attuale atteggiamento degli apicoltori del Trentino occidentale “fa ritenere che questa categoria economica sia la prima che, pur rimarcando nei Tavoli di confronto il perdurare di problemi, abbia ormai maturato un rapporto di coesistenza con l'orso che prevede anche l'accettazione di danni e, come prassi consolidata, l'utilizzo sempre più diffuso delle misure di prevenzione” . Ma procediamo con ordine.

 

Il settore in Trentino

 

L'analisi parte innanzitutto da un'analisi dei dati relativi al settore in Provincia: “Nel periodo intercorso fra il 1998, prima che iniziasse la fase operativa di reintroduzione dell'orso, e il 2025, gli apicoltori registrati in Provincia di Trento sono passati da 1.147 (16.058 alveari) a 1.540 (29.574 alveari), con un incremento continuo e costante, anche successivamente alla reintroduzione dell'orso, pari al 26% dei praticanti e del 46% delle arnie”.

 

In Trentino gli apicoltorihobbisti” sono 1.133 (74%) e detengono il 31% degli alveari (9.220). Sono invece 407 (26%), per un totale di 20.354 alveari (69%), gli imprenditori apistici titolari di un’impresa agricola. Tra questi, sono 53 gli apicoltori professionisti (3%) che detengono 10.668 alveari (36%). Gli apicoltori con un numero di alveari minore di 100 sono 1.494 (97%) per un totale di 17.287 arnie (58%), mentre quelli che possiedono un numero di alveari maggiore di 100 sono 46 (3%), per un totale di 12.287 alveari (41%).

 

“La capacità produttiva annuale di miele in Trentino – continua il Servizio faunistico – è molto variabile in conseguenza delle condizioni meteorologiche, ma è stimabile in circa 3.000 quintali. Come nel resto del mondo, l'apicoltura in Trentino affronta problematiche significative quali l'uso di pesticidi in agricoltura, la perdita di habitat, i cambiamenti climatici, la presenza di patogeni/parassiti devastanti quali la Varroa destructor, il possibile arrivo della temuta Aethina tumida; in Trentino occidentale va aggiunta la presenza dell’orso. Nonostante le difficoltà, gli apicoltori mostrano resilienza scegliendo, sempre più frequentemente, pratiche di gestione che siano innovative e sostenibili. In questo contesto si inserisce anche l’adozione delle misure di mitigazione dei danni da orso”.

 

Danni registrati

 

A livello generale, la maggior parte dei casi di danni da orso riguarda il ribaltamento e l'apertura delle arnie che contengono le famiglie di api – visto che l'orso ricerca prevalentemente le larve di covata – e i danni alle strutture e alle attrezzature di gestione dell'apiario. Nel periodo 2001-2025, in tutto sono stati registrati 1.202 eventi di danno ai patrimoni apistici. Si tratta del 28% dei 4.237 danni da orso complessivi.

 

“I danni – si legge nel rapporto – hanno interessato 2.902 arnie, delle quali 2.556 contenevano famiglie di api in produzione (2.320 famiglie distrutte e 236 danneggiate), e 346 nuclei di neo formazione (303 distrutti e 43 danneggiati). In altri 214 casi i danni hanno interessato arnie per la fecondazione delle api regine (apidee). Il numero medio di arnie danneggiate (famiglie e nuclei) nel singolo evento è pari a 2,4, solitamente le arnie più esterne sulla fila. Il numero massimo di famiglie danneggiate nel singolo evento è di 21 (a Contà nel 2020). Complessivamente sono stati indennizzati 692.000 euro”.

 

Distribuzione temporale e spaziale dei danni

 

In media, tra il 2001 e il 2025 si sono registrati in Trentino una media di 48 danni all'anno – concentrati prevalentemente nel periodo estivo, tra aprile e luglio: quando si verificano nei mesi tardo autunnali e invernali, sono spesso legati al comportamento anomalo di singoli soggetti che rimangono attivi durante tale periodo.

 

Da un punto di vista geografico, il 95% dei danni (1.148) si sono verificati in Trentino occidentale, area di presenza stabile dell'orso, mentre il rimanente 5% (55 casi) sono stati causati in Trentino orientale da maschi giovani in dispersione. “Questi ultimi – dicono gli esperti – seppur numericamente ridotti e discontinui nel tempo e nello spazio (il numero massimo è stato registrato nel 2024, con 14 danni verosimilmente causati tutti da un unico esemplare, M75), hanno creato molta apprensione negli apicoltori locali, non abituati a tali eventi. Gli stessi, infatti, non utilizzano abitualmente le opere di prevenzione, che in Trentino orientale sono fornite dall'amministrazione provinciale, in prestito, solo sugli apiari già visitati dall'orso, per evitare l'aggravamento dei danni in un contesto di presenza della specie del tutto sporadica”.

 

In 900 casi (75% del totale) i danni sono avvenuti durante la notte, in 68 casi (6&) all'alba o al tramonto, in 36 casi di giorno (3%) mentre nei rimanenti 198 casi (16%) il dato non è disponibile. Il 12% (143 su 1202) degli eventi di danno, si legge nel report: “Sono stati registrati su arnie utilizzate per l’impollinazione dei frutteti. In questo breve periodo, solitamente una quindicina di giorni in primavera, diventa più difficoltoso per gli apicoltori proteggere le proprie arnie (per questo motivo la normativa vigente non prevede l’obbligo della misura di prevenzione per poter accedere all’indennizzo), in quanto l’attività prevede che siano distribuite in piccoli nuclei (5-8 alveari) in forma diffusa nei frutteti. Al fine di mitigare l’impatto dei danni in questo periodo, negli ultimi anni si sta sviluppando una collaborazione fra il Servizio Faunistico e alcuni consorzi di frutticoltori che mira, attraverso la razionalizzazione della distribuzione degli alveari, alla riduzione del numero di postazioni riunendo le arnie e alla contestuale protezione delle stesse con recinti elettrificati, in parte forniti dal Servizio Faunistico e in parte acquistati direttamente dai consorzi”.

 

La prevenzione dei danni

 

“In 916 casi (76%) il danno – scrive il Servizio faunistico – è avvenuto in assenza delle opere di prevenzione, mentre nei rimanenti 286 casi (24%) l’opera di prevenzione era presente (prevalentemente una rete o una recinzione elettrificata leggera). Di questi ultimi, in 106 casi (37%) si è potuto rilevare che il predatore aveva scavalcato, sfondato o scavato sotto la recinzione per entrare, mentre nei rimanenti 180 casi (63%) la motivazione non era rilevabile o non è riportata nel verbale di accertamento. In sede di accertamento del danno, la valutazione dell’effettiva funzionalità delle opere di prevenzione è spesso difficile poiché le recinzioni sono spesso trovate staccate, danneggiate o modificate dall’apicoltore per consentire il ripristino dell’apiario”.

 

Per avere un dato più solido rispetto al corretto utilizzo delle misure di prevenzione, il Servizio foreste e fauna prima e il Servizio faunistico poi hanno promosso in tre occasioni2014, 2020 e 2024 – un controllo a campione di una percentuale significativa (25%) di tutte le opere di prevenzione distribuite sul territorio: “Con riferimento al solo controllo del 2024 – si legge nel Rapporto – e ai soli patrimoni apistici (92), si è rilevato uno stato generale delle opere di prevenzione che denota ancora una certa inadeguatezza nella manutenzione (29%) e/o nella posizione dell’opera (10%) e/o nella posizione del patrimonio al suo interno (4%) e/o nelle caratteristiche costruttive (19%). Nel tempo gli apicoltori che si sono dotati di recinzioni elettrificate sono cresciuti costantemente (ad oggi sono state distribuite complessivamente 1.435 opere di prevenzione per i patrimoni apistici), ma non si è osservato il miglioramento che ci si sarebbe potuto aspettare nella realizzazione e soprattutto nella manutenzione delle stesse. Questo fa sì che si riscontrino ancora numerosi casi in cui l’opera di prevenzione è, per vari motivi, presente ma non adeguata alla sua funzione. Si deve inoltre evidenziare che nel 30% di casi l’opera di prevenzione consegnata non era presente al momento del controllo per vari motivi, in parte giustificati e in parte no”.

 

Si è infine rilevato, sottolineano gli esperti, che l'utilizzo delle recinzioni elettrificate può avere anche un effetto psicologico positivo sugli apicoltori al di là della consapevolezza di una maggiore sicurezza dei propri alveari: in qualche caso, infatti, alcuni operatori hanno riferito di sentirsi più tranquilli nello svolgere la loro attività all'interno della recinzione stessa, soprattutto quando gli apiari sono collocati ai margini o all'interno del bosco e in aree costantemente frequentate dall'orso.

 

Complessivamente – scrive il Servizio faunistico – il quadro che ne esce è tale da far ritenere che la formazione rispetto al corretto utilizzo delle opere di prevenzione sia ancora un obiettivo primario da perseguire, per ridurre ulteriormente l’impatto dei danni e ricercare un equilibrio sostenibile. Anche la costruzione di 'Bienenhaus' (manufatti in legno per la custodia degli alveari) strutturalmente realizzate per resistere all’attacco dell’orso e/o dotate di recinzioni elettrificate di protezione, rientra nelle migliorie gestionali che possono incidere nella riduzione dei danni da orso. In questo senso, nel 2025 è stata modificata la normativa vigente (regolamento urbanistico-edilizio n. 208) estendendo, nelle aree geografiche interessate dalla presenza stabile dell’orso, l’accesso ai contributi anche agli apicoltori 'hobbisti' aventi un numero minimo di 20 arnie (prima il limite era fissato a 40).

 

Conclusioni

 

“Inizialmente – concludono gli esperti – la scarsa conoscenza della specie, delle recinzioni elettrificate e l’incertezza sulla possibile portata del fenomeno dei danni da orso al patrimonio apistico avevano, comprensibilmente, alimentato negli apicoltori un senso di insicurezza e preoccupazione che contribuivano ad aumentare la loro contrarietà alla presenza dell’orso. Nel tempo, però, è stato possibile rilevare un significativo cambiamento nell’atteggiamento degli apicoltori stessi, con particolare riferimento all’accettazione di una quota ritenuta 'fisiologica' di danni da orso. Ad oltre un ventennio dalla reintroduzione dell’orso, gli apicoltori hanno ora una migliore conoscenza e consapevolezza rispetto alla reale portata del fenomeno. Hanno potuto verificare che l’impatto dell’orso non è tale da compromettere irrimediabilmente la loro attività e in molti, ormai, adottano abitualmente le opere di prevenzione. L’attuale atteggiamento degli apicoltori del Trentino occidentale fa ritenere che questa categoria economica sia la prima che, pur rimarcando nei Tavoli di confronto il perdurare di problemi, abbia ormai maturato un rapporto di coesistenza con l’orso che prevede anche l’accettazione dei danni (di molto riducibili ma mai del tutto azzerabili) e, come prassi consolidata, l’utilizzo sempre più diffuso delle misure di prevenzione. Non da ultimo potrà essere rafforzata la valorizzazione della presenza dell’orso come risorsa territoriale a livello di immagine (ad esempio marketing dei prodotti dell’alveare)”.

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