Chiamatelo "Mr Serie A". Luca Ravanelli conquista la quarta promozione in cinque anni: "Monza è una piazza fantastica. Mi rilasso al parco con un libro. I social? Non li uso"
Dopo essere salito dalla serie C in serie B con il Padova nel 2018 e aver centrato quattro promozioni dalla serie cadetta alla serie A negli ultimi cinque anni, due volte con la Cremonese, una con Frosinone e adesso con il Monza, il "centralone" di Montevaccino, che appena può torna a casa sua, per trascorrere del tempo con la famiglia e gli amici d'infanzia, adesso festeggia. Come in tutte le altre occasioni

TRENTO. Un profilo Instagram da nemmeno 1.000 follower perché, per sua stessa ammissione, i social "non gli interessano" e, piuttosto che a "scrollare" Tik Tok, preferisce leggere un buon libro, magari immerso nel verde del Parco di Monza, uno dei più importanti d'Europa.
La domanda con cui lo si potrebbe mettere maggiormente in difficoltà? "Ravanelli, quale è la sua promozione preferita?". Risposta: "Sono tutte belle, ovviamente diverse tra di loro, ma tutte significative e indimenticabili. Adesso, però, avrei proprio voglia di giocare in serie A, per vedere se ci posso stare".
Eh sì, perché appena un paio di giorni fa Luca Ravanelli ha festeggiato la sua quarta promozione dal torneo cadetto all'Olimpo del calcio italiano. E, come le precedenti, mica in una piazza "qualunque", ma con il Monza, retrocesso un anno fa e partito con il solo e unico obiettivo di tornare in serie A.
Per vincere quali sono le componenti? Un tecnico di categoria, qualche giocatore in grado di fare la differenza e una rosa "lunga", all'interno della quale è obbligatorio vi siano elementi che "sanno" come si fa a vincere, come si gestisce la pressione, come non abbattersi dopo le batoste e come mantenere alta la tensione anche quando sembra tutto sia facile.
Ecco, per il Monza è stato tutto molto più difficile del previsto: alla penultima giornata della regular season ha "gettato alle ortiche" il secondo posto, venendo scavalcato dal Frosinone e poi ha dovuto passare sotto quelle "forche caudine" chiamate playout. Tiratissime sono state le due semifinali contro la Juve Stabia, assolutamente da "cuore e batticuore" la doppia finale contro il Catanzaro, che ha consegnato la promozione in serie A ai brianzoli nonostante la sconfitta per 2 a 0 nella sfida di ritorno.
E, allora, dopo essere salito dalla serie C in serie B con il Padova nel 2018 e aver centrato quattro promozioni dalla serie cadetta alla serie A negli ultimi cinque anni, due volte con la Cremonese, una con Frosinone e adesso con il Monza, il "centralone" di Montevaccino, che appena può torna nella natìa Montevaccino, per trascorrere del tempo con la famiglia e gli amici d'infanzia, adesso festeggia. Come in tutte le altre occasioni.
E, stavolta, vuole giocarsi le sue chances in serie A dove, incredibile a dirsi, non ha ancora esordito.
Tutto è bene quel che finisce bene ma, insomma, ve la siete complicata sino alla fine. Più del previsto.
"Mamma mia, venerdì sera abbiamo rischiato veramente grosso. Dopo la vittoria all'andata, forse è subentrato un po' di rilassamento - in modo assolutamente inconscio - e abbiamo fatto fatica, contro un Catanzaro che, giustamente, è venuto qui e ha giocato con lo spirito di chi non ha più nulla da perdere. Insomma, è stata dura, ancora di più per me, visto che ho dovuto guardare la partita dalla panchina dopo l'infortunio patito nel corso del match d'andata. Però, al netto dell'ultima partita, la nostra è una promozione strameritata: abbiamo fatto 76 punti che, se andiamo indietro di quattro - cinque - sei anni, sarebbero bastati eccome per arrivare secondi o addirittura vincere il campionato e salire, dunque, direttamente in serie A. Ce la siamo sudata sino alla fine, ma il risultato ce lo siamo guadagnato eccome sul campo".
Centonovantuno presenze (e 9 reti, mica male per un difensore centrale) in serie B e nemmeno una in serie nonostante le promozioni. Come mai?
"Beh, stavolta mi piacerebbe proprio andarci e vedere se posso stare anche "là sopra". Il desiderio l'ho sempre avuto, ovviamente, e tale possibilità non mi è mai stata concessa. Lo scorso anno, invece, sono stato io ad accettare la proposta del Monza e ho scelto di tornare in serie B, anche se mister Nicola mi aveva detto che nella rosa ci sarei potuto stare. Non sarei partito con i "galloni" del titolare, ma me la sarei giocata, però ho avuto qualche problema con il direttore sportivo e, allora, quanto è arrivata la proposta del mio attuale club non ci ho pensato su nemmeno un secondo. Monza è una piazza fantastica, il centro sportivo di Monzello è il più bello nel quale ho avuto modo di lavorare e non ha nulla da invidiare a quello dei top club italiani e c'era la volontà di tornare subito in serie A. Per me non è stato un declassamento ma una grande sfida da affrontare e vincere. Rifarei questa scelta cento volte".
A livello personale è contento?
"Molto, mi sento di aver fatto un ottimo campionato, peccato per i playoff, ai quali sono arrivato con qualche problemino fisico che mi ha condizionato e non poco. La "ciliegina" sulla torta è stato l'infortunio patito a Catanzaro nella partita d'andata, che mi ha costretto a saltare il ritorno, però sono soddisfatto e contento di aver dato il mio contributo alla causa. Per me, da difensore, è motivo d'orgoglio che la nostra difesa sia la seconda meno battuta del campionato alle spalle del Venezia".
Possiamo farle un complimento: nonostante i successi è rimasto lo stesso di un tempo. Grande umiltà, schiettezza e quella "semplicità" che ti permette di mantenere i piedi per terra.
"Ma io sono così, sono sempre stato così e non vedo perché devo cambiare, anche se vinco un campionato, due, tre, quattro. Secondo me la differenza la fanno le persone che hai al tuo fianco, la famiglia, ma anche la fidanzata e gli amici. Tutti mi trasmettono sempre grande normalità e sono esattamente lo stesso ragazzo che, giovanissimo, ha lasciato il Trentino per andare a Parma, poi si è trasferito a Sassuolo e, successivamente, ha iniziato il proprio cammino nel calcio dei grandi".
A proposito, quella stagione in serie C con il Padova le è servita tantissimo.
"Ah senza dubbio. All'inizio ero ben saldo in panchina, poi piano piano ho trovato spazio e, da quando sono sceso in campo per la prima volta, non ho più mollato la maglia da titolare. Quell'anno ho capito subito quali fossero le differenze tra il settore giovanile e il calcio degli adulti. E' stata una "palestra" di vita e calcistica fondamentale".
A Monza, pare di capire, si sta trovando bene non solamente dal punto di vista calcistico.
"E' una città molto bella. All'inizio, lo ammetto, avevo un po' paura perché pensavo, non conoscendola, che fosse un "quartierone" di Milano e io, insomma, sono un amante della montagna, del verde, degli spazi aperti. Mi piace rilassarmi all'aria aperta. E sono rimasto piacevolmente stupito: ho preso casa vicino al Parco, che è enorme e meraviglioso e nel quale mi "immergo", leggendo un libro, quando voglio staccare. E anche il centro è veramente splendido. Scelta "top" anche da questo punto di vista".
Però quanto vuole stare tranquillo, torna nella "sua" Montevaccino.
"Casa è sempre casa e io ci torno più che volentieri, anche perché qui - oltre alla famiglia - ho i miei amici. Sono venuti a Monza per la sfida decisiva contro il Catanzaro e ho festeggiato anche con loro. E io, un paio di volte, sono andato a vedere loro che giocano nel Montevaccino, in Seconda Categoria".
Il più grande sportivo italiano del momento, Jannik Sinner, ha messo in guardia i giovani dall'utilizzo dei social. A lei di Facebook, Tik Tok e Instagram interessa poco.
Direi meno di zero. Li uso pochissimo e non mi diverte nemmeno guardarli. Non mi piacciono proprio. La playstation, invece, è un hobby e, da quel punto di vista, sono un po' "nerd". Adesso che convivo con la mia fidanzata - sorride - nasce qualche discussione. Ma, come ho detto, preferisco divertirmi in modo più semplice, forse sono un po' "all'antica", ma va benissimo così".
Quindi, da amante della montagna, dove andrà in ferie quest'estate?
"Alle Mauritius - conclude ridendo -: quest'anno ha "vinto" la fidanzata, ma l'importante adesso è riposarsi. Festeggio, recupero, mi godo gli affetti e poi vediamo cosa mi riserverà il futuro. Non ho fretta".












