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Belluno
06 maggio | 10:33

Dopo anni di solitudine, Lucy trova la serenità. “Un husky non è per tutti, servono gentilezza e fermezza. A ogni sguardo la rassicuro che non sarà più abbandonata”

La storia di Lucy, “un siberian husky ma senza pedigree, quindi è semplicemente una bellissima meticcia”. Dopo anni di intere giornate di solitudine, sta ritrovando la serenità tra le montagne dell’Alpago con Michele e Vanessa: ''Volevamo adottare un cane adulto e i volontari ci hanno presentato Lucy. Ci siamo innamorati subito e lei di noi, tanto che dopo la prima visita, quando ce ne siamo andati, è rimasta sul cancello a guardarci come a chiedersi perché dovesse rimanere lì''

ALPAGO. Un husky non è per tutti, “ma solo per i fortunati che sanno apprezzarlo”. Lucy li ha trovati, mettendo fine alla sua solitudine con Michele e Vanessa. “Quando, recentemente, è mancato il mio cane dopo 14 anni di vita insieme sono stato malissimo e mi ero ripromesso di non prenderne più. Vanessa però si è accorta subito che era un’assenza troppo pesante per chi, come me, ha sempre condiviso la sua vita con un compagno a quattro zampe”.

 

Lucy ha quattro anni, ha sempre vissuto in casa e ama il contatto con le persone, è socievole e gentile e, dal suo arrivo in rifugio, ha mostrato la necessità di attività fisica per non cadere nella noia. “È innegabilmente un siberian husky - fa sapere Apaca, Associazione Protezione Animali e Cani Abbandonati di Belluno che aveva dato ricovero alla cagnolona - ma non ha pedigree e quindi è semplicemente una bellissima meticcia”. La sua è una storia di solitudine: forse non quella che definiremmo abitualmente una storia di maltrattamenti, ma Michele non ha dubbi che si tratti di un altro tipo di violenza. Rimaneva infatti da sola in appartamento anche dieci o dodici ore al giorno, uscendo solo per i bisogni, al punto da finire in leggero sovrappeso.

 

Arrivata in rifugio, le attività con i volontari nei prati e nelle aree di sgambo non potevano quindi che rivelarsi per lei una piacevole scoperta e un modo per recuperare il peso forma. “Inizialmente - prosegue Apaca - i tentativi di fuga dal box erano la regola, tra l’altro perfettamente in sintonia con il vissuto del cane e con quelle caratteristiche di razza che hanno reso l’husky un cane non per tutti, ma solo per i fortunati che sanno apprezzarlo. A poco a poco la gentilezza dei volontari e la consapevolezza che, all’attesa della vestizione, sarebbe seguito un periodo di attività hanno permesso a Lucy di acquisire maggiore serenità, tipica di chi sta recuperando equilibrio emotivo”.

 

L’incontro con Michele e Vanessa si è poi rivelato amore a prima vista. “Volevamo adottare un cane adulto - racconta Michele a Il Dolomiti - e i volontari ci hanno presentato Lucy, una femmina di husky tranquilla e incredibilmente coccolona. Ci siamo innamorati subito e lei di noi, tanto che dopo la prima visita, quando ce ne siamo andati, è rimasta sul cancello a guardarci come a chiedersi perché dovesse rimanere lì”.

 

Al loro ritorno, la gioia di rivederli è esplosa e il giorno dell’adozione è saltata in macchina “come fosse la cosa più normale del mondo”. Ora, dopo i primi giorni di assestamento nella nuova casa, grazie alla pazienza che ogni adozione deve portarsi dietro si è ambientata a uno stile di vita diverso e molto attivo. “Una famiglia su tutte si è dimostrata all’altezza del cane - nota l’associazione - perché disponibile a un’interazione che non prevede periodi di solitudine, orientata a non vietare aree della casa e a condividere le attività, consapevole che Lucy non è un cane meccanicamente ‘obbediente’ ma sa offrire obbedienza se richiesta con gentilezza. E poi ci sono le passeggiate in natura fuori casa, altra interessante prospettiva per un cane che fa dell’esplorazione una delle sue principali motivazioni. In più, la coppia mette a disposizione un giardino, che riunisce l’abitazione e il laboratorio dove lavora Michele, con cui potrà restare ininterrottamente in contatto tutto il giorno”.

 

Certo la paura di restare sola ancora traspare a ogni sguardo. “Stava tante ore confinata a casa - osserva Michele - invece ha davvero bisogno di muoversi. Si tratta del mio primo husky, ho sempre avuto pastori tedeschi e belga, ma sto scoprendo una razza interessante, che ti ascolta ma non vuole essere ‘comandata’. Se fa qualcosa è perché le piace, non per rispondere a un comando, e questo sta facendo cambiare anche il nostro modo di interagire con lei per trovare un punto di accordo. L’importante è rimanere coerenti e decisi: se si dice di no a qualcosa deve essere no, altrimenti capisce che può metterti in difficoltà e ne approfitta. A volte, addirittura, partono delle conversazioni davanti a biscotti negati con lei che inizia a ululare per esprimere il suo disappunto”.

 

Ora si apre una vita di passeggiate tra le montagne dell’Alpago e il lago di Santa Croce, oltre a corse in un giardino che non è, come troppo spesso accade, un parcheggio per il cane ma rappresenta uno spazio di libertà condiviso con l’essere umano. “Se non ci vede anche solo per un’ora inizia subito a cercarci: ha bisogno della nostra presenza - conclude Michele - per cui ogni tanto le regalo uno sguardo dalla finestra per rassicurarla che ci siamo sempre. Visto il suo passato, ha bisogno di tempo ma ha già dimostrato un adattamento che mi ha stupito. Siamo davvero felici: è brava, gentile con tutti coloro che incontriamo, bambini compresi, e non posso che ringraziare i volontari di Apaca per averci seguito in questo percorso”.

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