Drop-in a Trento? Nessuna traccia del progetto dopo il voto unanime del Consiglio comunale: “Necessità alta, la Pat si attivi per mettere in campo delle soluzioni”
L’ordine del giorno votato dall’aula è rimasto fermo sulla carta, mentre in città il bisogno resta reale e crescente. La situazione della droga nel capoluogo trentino è drammatica e sono tantissimi i giovani coinvolti

TRENTO. Un anno fa il Consiglio comunale di Trento all'unanimità si impegnava a portare in città un servizio drop-in diurno a bassa soglia potenziando l'intervento già messo in campo dall'Associazione Famiglie Tossicodipendenti.
Un progetto importante ispirato alla filosofia della riduzione del danno, che potesse fornire servizi sanitari, psicologici e sociali in modo integrato.
La mozione era stata presentata dal gruppo consiliare dell’Alleanza Verdi e Sinistra con primo firmatario il capogruppo Andreas Fernandez assieme ai consiglieri Luca Filosi, Francesca Fiori, Assou El Barji, Walter Lenzi e Nicola Serra. Un presidio sociale e sanitario pensato per intercettare le fragilità più estreme.
Oggi, dodici mesi dopo quell’approvazione, di quel progetto non c’è traccia. L’ordine del giorno votato dall’aula è rimasto fermo sulla carta, mentre in città il bisogno resta reale e crescente. La situazione della droga nel capoluogo trentino è drammatica e sono tantissimi i giovani coinvolti.
I dati provenienti dalla Provincia di Trento mostrano chiaramente un aumento di persone che chiedono aiuto. “Dal 2015 al 2023 abbiamo avuto un incremento di 300 unità”, è stato spiegato dalla Provincia, “che potrebbe essere correlato all’efficacia degli interventi di prevenzione effettuati dall’Unità Operativa Dipendenze”. L’aumento degli utenti in carico di circa 200 unità negli anni 2021-2023, viene spiegato ancora, è in linea con la maggiore incidenza di disturbi correlati all’uso di sostanze nel periodo post-pandemia. Sempre dall’analisi fatta dalla Pat, è possibile dedurre che la fascia di età più coinvolta è quella dai 25 ai 39 anni.
A Trento già esiste un drop-in di tipo sociale che è quello portato avanti dall'Aft, l'Associazione Famiglie Tossicodipendenti, che ha la propria sede in via Verruca. L'occasione, se colta, avrebbe potuto portare a un potenziamento di questo servizio.
L'assessora comunale Giulia Casonato, contattata da il Dolomiti, ha spiegato di aver portato avanti la questione a livello provinciale partecipando anche ai tavoli promossi con il Terzo settore e l'azienda sanitaria. L'Asuit, dal canto suo, spiega solamente di “essere al lavoro” senza affermare nient'altro.
Risultati concreti non sembrano essercene. Il drop in sociale di Aft che secondo la seduta del consiglio comunale di un anno fa doveva venire ampliato anche in senso sanitario, ad oggi non ha nessuna novità. Non ci sono progettazioni concrete.
Si sta attendendo di capire cosa Provincia e Azienda sanitaria, in particolare il Serd, intendono fare. "La questione è stata portata avanti in Provincia” ha spiegato Andreas Fernandez di Alleanza Verdi e Sinistra. “Il drop in è una struttura indispensabile per una città come Trento, proprio per la filosofia della riduzione del danno e per le situazioni in cui la marginalità sociale rischia di aumentare. La necessità resta alta” ha precisato.
Serve però la volontà di tutti. “La Provincia – continua Fernandez - si deve muovere, deve attivare le soluzioni che fino ad oggi non sono state messe in campo”. Così deve fare l'azienda sanitaria.












